All posts tagged: serie tv

La fantascienza ci restituirà il futuro

“Perché non è vero che la vita è sempre bella, che va vissuta a piene mani, che nelle piccole cose sta la felicità. Sciocchezze. Siamo su una canoa senza remi e la corrente non si ferma. Questo è tutto.”  Questa è una citazione da Gli immortali, di Alberto Giuliani, una delle letture che stanno accompagnando un’insonnia comparsa senza preavviso, tra le altre novità di questa primavera. Trovo che sia una perfetta fotografia dell’umore del tempo, e anche il resto del libro, a suo modo, lo è. Il narratore fa un viaggio a metà tra l’autofiction e il reportage, alla scoperta di luoghi dove si scrive il futuro, quello che non vuole arrendersi alla fine, quello che non vuole restare solo un’ipotesi nel presente. Tra astronauti che si preparano alla vita su Marte, cyborg umanoidi, cani clonati e bunker sotterranei costruiti per resistere alla “fine” del mondo, Giuliani rincorre una domanda: come si sopravvive all’improvvisa consapevolezza della propria mortalità? È una domanda che riecheggia nell’aria (quest’aria di cui in queste settimane abbiamo sempre più fame) ma …

Non esiste nessun luogo come casa: di rientri, confini e ossessioni.

Quella vecchia casa si trovava in un quartiere residenziale piuttosto distante dalla stazione. Poiché era alle spalle di un grande parco, era sempre avvolta da un intenso profumo di verde e, specialmente dopo che aveva piovuto, l’aria diventava così densa, come se le strade che circondavano la casa si fossero trasformate in una foresta, da farsi quasi soffocante. Abitai anch’io per poco tempo in quella casa dove mia zia aveva vissuto a lungo da sola. Ripensandoci, quel breve momento è diventato per me un ricordo prezioso e unico. Quando lo ricordo, vengo presa da una sensazione indefinibile. Come un miraggio apparso all’improvviso, quei giorni sembrano perdere ogni realtà. (Presagio triste, Banana Yoshimoto, 2015) La mia vita, lo racconto spesso, è scandita da attraversamenti di confini. La cosa buffa è che io, nata e cresciuta su un’isola, con il mare “in fronte”, il concetto di confine non l’ho mai capito. La prima volta che ho attraversato il confine italo-svizzero, per esempio, ho provato una non meglio precisata emozione per quella voce bilingue che lo annunciava ai …

Desolation Row è pulita, ma gli armadi sono pieni di scheletri: “Watchmen”, la serie TV.

“At midnight all the agents and the superhuman crew Come out and round up everyone that knows more than they do.” Desolation Row, Bob Dylan, 1965  La mia edizione di Watchmen comincia così, con un riferimento a Bob Dylan, principio creatore di molte cose, tra le quali l’ispirazione all’origine del capolavoro a fumetti di Alan Moore e Dave Gibbons. Desolation Row è un pezzo che conosciamo tutti, foss’anche solo per la libera traduzione di Fabrizio De Andrè, Via della Povertà. È un poema che racconta di personaggi riconoscibili, eppure mascherati, di uno stato di polizia, ma senza legge, è un mosaico moderno e modernista di immagini ed evocazioni di decadenza, eppure così attuale, così sempre oggi. A posteriori, possiamo dire che Damon Lindelof pare aver preso alla lettera la strofa ispiratrice. Nella serie HBO ha messo insieme, dalla stessa parte, agenti e “superhuman crew”, nascosti da una maschera che consente e garantisce. Ma non solo. La maschera la indossano anche i terroristi. Coloro deputati a proteggere il sistema sono ormai indistinguibili da chi lo attacca, …

Il tormento, l’estasi e l’identità di confine: la serie tv “Undone”.

Un incidente stradale, così comincia Undone. Una donna sfreccia piangendo agli incroci deserti di una cittadina del sud degli Stati Uniti. A un certo punto vede suo padre morto, e un’auto le finisce addosso, mandandola a sbattere contro un palo. Sangue, vetri rotti, e la prima frase, in flashback: “I’m so bored of living”, sono stanca di vivere. Così Undone aggancia lo spettatore, trascinandolo nel momento esatto di rottura dell’equilibrio nella vita della protagonista e tornando poi indietro a raccontare l’antefatto di quell’incidente.  Indietro? Avanti? Mai come in questa serie il tempo è relativo.  Undone, un viaggio allucinato di scoperta  Non è facilissimo riassumere Undone, serie animata di Amazon Prime uscita nell’autunno del 2019, nata dalle stesse menti creatrici di BoJack Horseman, un’altra grandissima, sebbene diversa, serie animata: Kate Purdy and Raphael Bob-Waksberg. È la storia di Alma, che, dopo essere finita in coma per via del suddetto incidente, comincia ad avere delle visioni del padre che le chiede di scoprire la verità sulla sua morte, e tutto il suo mondo e la sua percezione …

Visionari #2: cosa ne pensiamo delle miniserie “Catherine the Great” e “Feud: Bette&Joan”

Conoscete il Burlington Bar di Chicago? Negli ultimi anni si è diffusa la pratica di darsi appuntamento lì per guardare Game of Thrones. C’è una telecamera puntata sul bancone che mostra la storia impressa sulle facce dei clienti, le loro espressioni durante la visione: tutti si sincronizzano sulle stesse immagini ma ognuno conserva la propria percezione del racconto. Visionari è il gruppo di ILDA che vuole riproporre questo rituale di condivisione delle serie tv: se vuoi partecipare ti aspettiamo qui.  VISIONARI #2: CATHERINE THE GREAT E FEUD: BETTE&JOAN Per il secondo appuntamento di Visionari abbiamo scelto di mettere insieme due miniserie appartenenti, in via ipotetica, alla stessa macro-categoria tematica: women&power, storie di donne imponenti e del loro rapporto, interno ed esterno, con il potere dominante. Per quanto l’attività comparativa non abbia, in linea di principio, limiti, è in genere buona norma stabilire una base comune tra gli elementi del discorso, che sia centro di similitudine o di contrapposizione. Tuttavia, se Feud rientra perfettamente (e ne oltrepassa anche i confini) nella categoria donne e potere, dopo aver …

“Daybreak”: la fine del mondo non è poi la fine del mondo.

Non c’è nessun aspetto più determinante in una storia del punto di vista. Questo non solo vale per tutte le storie che rientrano nell’ambito della finzione, ma è il motivo primario per cui il racconto del reale, la Storia, è così sfuggente alla significazione univoca. Quello che accade, infatti, quando dei personaggi e il mondo che abitano passano da un “autore” (che sia esso scrittore o semplice “voce narrante orale” poco importa) a un altro, è che quei personaggi e quel mondo diventano altri personaggi, altro mondo. Nelle narrazioni che fanno passaggi transmediali, questo aspetto risulta particolarmente visibile e analizzabile. Cosa succede a un racconto quando passa dal potere creativo individuale di uno scrittore a quello collettivo di coloro che lavorano a una serie, per esempio? Di norma lo sguardo si allarga, l’universo narrativo si espande, la storia cambia. A confermare questa tesi, arriva la serie Netflix di Brad Peyton e Aron Eli Coleite, Daybreak, tratta dalla graphic novel omonima di Brian Ralph, che però con quest’ultima ha in comune ben poco oltre il titolo. …

Damigelle, principesse e altre donzelle che non vogliono essere salvate

I tropi narrativi sono quegli strumenti di cui si serve chi racconta una storia. Personaggi, ambientazioni, espedienti: come immagini stock, come munizioni immagazzinate in un arsenale, i tropes sono mezzi a disposizione di chi scrive, pronti sugli scaffali, strutture riconoscibili da riempire di contenuto. Qual è il confine tra tropi e cliché? Quali sono gli esempi di tropi ben dosati e quali i luoghi comuni da scardinare? Tropo #4: la donzella in difficoltà  Hercules: «[confuso] Ma… voi non siete una… donzella in difficoltà?» Meg: «[catturata dal centauro] Sono una donzella, sono in difficoltà, me la cavo da sola. Buona giornata.» (dal film “Hercules” , Walt Disney Pictures) Dal mito greco di Orfeo ed Euridice a Raperonzolo, dall’Alcesti di Euripide a Super Mario, il tropo della damigella in difficoltà che aspetta solo di essere salvata dal prode cavaliere o eroe di turno non ha bisogno di alcuna presentazione. Un tropo così elementare da aver ricevuto ogni tipo di trattamento: è stato estremizzato, ridotto a parodia, giustificato dalle circostanze, invertito, sovvertito. Ma anche ampiamente utilizzato e riutilizzato …

Visionari #1: cosa ne pensiamo della serie tv “Euphoria”

Conoscete il Burlington Bar di Chicago? Negli ultimi anni si è diffusa la pratica di darsi appuntamento lì per guardare Game of Thrones. C’è una telecamera puntata sul bancone che mostra la storia impressa sulle facce dei clienti, le loro espressioni durante la visione: tutti si sincronizzano sulle stesse immagini ma ognuno conserva la propria percezione del racconto. Visionari è il gruppo di ILDA che vuole riproporre questo rituale di condivisione delle serie tv: se vuoi partecipare ti aspettiamo qui.  VISIONARI #1: EUPHORIA Euphoria racconta le vicende di un gruppo di liceali in una non precisata e eterotopica cittadina suburbana, presumibilmente californiana, nonostante non ci sia dato saperlo per certo. Gli unici luoghi a cui viene dato un nome sono quelli in cui non si è, e questa   precisa scelta narrativa, più che privare l’ambientazione di connotazioni, aggiunge pezzi, atmosfera, ampiezza. L’estate scorsa, prima ancora che andasse in onda, la serie si è imposta sui social con un hype alle stelle. Le aspettative amplificate dalla fortissima presenza online dei protagonisti e da una campagna di promozione …

Autori, autrici e personaggi femminili: quello che le donne (decisamente) non dicono

«She was beautiful but didn’t know it. She was 5’7 and 101 pounds. Her feet were size 3. Her hat size was Infant. She’d never thrown up, even once. Her periods lasted 45 minutes. Her top was see-through.» («Era bellissima ma non sapeva di esserlo. Era alta un metro e settanta per 45 chili. Calzava 35. La taglia del suo cappello era “Infant”. Non aveva mai vomitato in vita sua, nemmeno una volta. Le sue mestruazioni duravano 45 minuti. Aveva una canottiera trasparente.» Lucy Huber, Twitter ) Qualche tempo fa ho fatto un gioco (di ruolo, nel vero senso della parola): da un match su una dating app era nata una chiacchierata con un ragazzo. Un ragazzo etero, cisgender. Un uomo nella norma, diremmo. Ben presto, si arriva a un argomento cruciale per le mie interazioni: quanto è importante scardinare i ruoli di genere canonici nelle relazioni eterosessuali? “Non ho mai avvertito questo bisogno”, risponde lui senza esitazione. La cosa non mi sorprende. Mi incuriosisce, invece, la proposta che mi fa poche battute dopo: fingiamo …

Il pilota di “The Boys”: dal minuto 5:45 una contro-storia di supereroi

Faccio una breve premessa: non ho letto The Boys, ho solo visto The Boys. Se mi dite che il fumetto è più bello mi fido. Sono consapevole delle diverse libertà della forma grafica rispetto a quella seriale, e immagino che la versione scritta e disegnata di The Boys abbia una carica feroce di violenza che è stata inevitabilmente diluita nella versione seriale. Tuttavia credo anche che il potenziale di una storia, in termini di profondità di narrazione, possibilità espressive ed evocative, immedesimazione ed empatia, raggiunga il massimo nella serialità come medium. Più che nel cinema, più che nei fumetti, più che nei libri. Lo dico con profonda convinzione e con una grossa dose di parzialità. E non sto dicendo che quel massimo sia stato raggiunto da The Boys. Che anno glorioso per i supereroi! L’opera a fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson è arrivata a Luglio scorso su Amazon Prime, nella sua versione seriale creata da Eric Kripke, in questo 2019 ricchissimo di gente mascherata e superdotata, più o meno malandata, che popola l’immaginario …