gli editoriali, interviste
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Gli Editoriali. Diego Fiocco (Tunué)

Redattori, social media manager, impaginatori, uffici tecnici, consulenti e ancora altri: sono loro gli Editoriali, persone che lavorano i libri prima che diventino libri. Chi sono, cosa fanno e come lo fanno: una serie di domande per scoprire qualcosa di più sui mestieri dell’editoria.

Diego Fiocco è nato il 20 maggio 1984 a Latina, dove vive e lavora. È traduttore dallo spagnolo e dal 2015 è redattore in Tunué.

Come hai iniziato e perché?
La prima forte pulsione verso il mondo dell’editoria l’ho avuta all’Università. Dopo il liceo mi ero iscritto a ingegneria ambientale. I primi esami sono stati superati senza particolari patemi, ma è stato lì che mi sono reso conto che l’enorme impegno profuso negli studi poteva essere giustificato solo da un ambito di ricerca a me congeniale, che mi permettesse di superare ogni ostacolo.

Come e quando sei arrivato alla Tunué?
Preso coscienza delle mie attitudini ho virato il mio percorso verso Lettere. Mi sono iscritto alla triennale a Roma e alla specialistica a Milano, corso in editoria. Per mantenermi a Milano ho lavorato in due diverse librerie di catena, esperienze che mi hanno avvicinato, sebbene da un lato diverso, al settore editoriale. Terminati gli studi ho trovato lavoro in una casa editrice in zona Castelli Romani, che pubblica principalmente saggi universitari. Il passo successivo, una volta conclusa la collaborazione con il precedente editore, è stato quello di iscrivermi a una scuola specifica per redattori e ho scelto l’Oblique, che si è rivelata determinate per la mia formazione. Tramite il corso sono stato messo in contatto con i soci della Tunué, ed eccomi tornato a Latina dopo lungo peregrinare.

Quali sono le tue mansioni, nello specifico?
Mi interesso di tutti gli aspetti redazionali dei libri, dall’aspetto tipografico ai contenuti. Principalmente mi occupo dell’impaginazione, del lettering e della correzione di bozze ma provvedo anche al layout grafico e alle copertine, agisco sulle immagini in postproduzione, fornisco il materiale per l’ufficio stampa, per i social, per il commerciale e per l’ufficio diritti. Mi capita di preparare gli ebook, sia della narrativa che dei fumetti, le versioni in inglese dei nostri graphic novel per il mercato estero e contribuisco a formare i giovani che vengono a lavorare in Tunué. Curo i rapporti con tipografie, autori e case editrici straniere per ciò che riguarda le questioni redazionali. Molte sono le fiere a cui la casa editrice partecipa nel corso dell’anno e spesso sono presente, sia in fase di allestimento sia nella vendita. Infine, ed è una delle mansioni che prediligo, traduco testi dallo spagnolo.
Se poi c’è da prendere o da riportare un autore all’aeroporto rimango a disposizione…

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Qual è il tuo flusso di lavoro e quali programmi utilizzi?
Predispongo tutto il necessario affinché da una serie di file esca fuori un libro fatto e finito.
Quindi come arrivano i primi materiali li verifico, vedo se è tutto a posto, e comincio con il lavoro di impaginazione. Dopodiché parto con il lettering. Sembra un’operazione lineare, ma vi assicuro che quasi mai lo è.
Uso principalmente i programmi del pacchetto Adobe, tra tutti il primato di utilizzo spetta a InDesign, ma gli si affiancano in mille occasioni Photoshop, Acrobat e, un po’ staccato, Illustrator.

Quali sono le risorse (testi, siti o altro) che hai sempre sott’occhio e che ti aiutano durante il tuo lavoro?
Siti di traduzione automatica, da usare comunque con criterio: Reverso su tutti, poi Wordreference; siti dove procacciare le font: DaFont insostituibile; vocabolari online: di riferimento quello della Treccani.

Qual è il libro Tunué sul quale hai lavorato con più piacere?
Ne ho lavorati tantissimi con entusiasmo, talvolta per la qualità letteraria, altre volte per il rapporto di fiducia che si è instaurato con l’autore.
Se poi sono costretto a fare uscire un nome dall’urna tiro fuori Storie del Barrio di Gabi Beltràn. Mi è stata affidata la traduzione e sono stato davvero contento di poterci lavorare sopra. Narra episodi di vita vissuta in prima persona dall’autore nella Palma de Mallorca di fine anni Ottanta, raccontati senza retorica e con una lucidità disarmante. Tutto mio il piacere di fare da tramite all’autore per il pubblico italiano.
Tra l’altro con questo libro l’autore ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura al Lucca Comics and Games, probabilmente la più importante manifestazione per il fumetto in Italia.

Qual è il libro non Tunué sul quale avresti voluto lavorare?
Building Stories di Chris Ware, una scatola con quattordici elementi tra libri, riviste, giornali e fogli sparsi. Un libro che si sviluppa in tre dimensioni con continui rimandi tra i vari apparati. Una sfida per ogni redattore.

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foto di cyndy tang

Qual è la cosa che più ti piace fare del tuo lavoro?
Seguire ogni passaggio della realizzazione del libro, dai primi materiali che arrivano in redazione al visto si stampi da girare alla tipografia.

Qual è la cosa che più ti annoia fare del tuo lavoro?
La Tunué è molto attiva nelle fiere di tutta Italia. Non che mi dispiaccia andare, anche perché si può spezzare in questo modo la routine lavorativa, però la fase di allestimento e quella di chiusura mi richiedono sforzi fisici che non so per quanto tempo ancora potrò permettermi. Dovrei iscrivermi di nuovo in palestra?

Hai una norma redazionale che applichi a malincuore?
Ora, di tante che ce ne sono, una in particolare mi sembra fuori da ogni logica: non capisco perché se il pronome “sé” si presenta nella frase da solo, per conto suo, si deve accentare, ma se è in compagnia di “stesso” l’accento si può omettere. È come se nella frase “tè con biscotti” si potesse eliminare l’accento da “tè” perché tanto si capisce che non hai intenzione di fare colazione con il tuo interlocutore. Bah.

Qual è quell’errore (o quel refuso) che ti fa saltare i nervi?
Partiamo dal presupposto che io accetto ogni tipo di errore, purché ci sia redenzione. Sui social è frequente assistere a delle feroci diatribe per la gestione degli apostrofi nelle frasi o per gli accenti messi male. Io sono dell’idea che la lingua italiana vada amata e studiata, e se possibile conosciuta anche nelle sue accezioni più particolari. Ma con curiosità e voglia di apprendere. Magari uno bacchetta l’altro perché usa “a me mi” o “siccome che”, ma poi scrive “ciliege” o “valige” e ignora, che so, qual è il singolare di pappataci.
Non che sia accondiscendente sugli errori grammaticali o di ortografia, anzi su questo mi ritengo alquanto rigido, semplicemente quando li trovo li correggo. Tutto qua.
Comunque, per rispondere alla domanda, se all’inizio di un testo trovo un “perchè” scritto con l’accento grave anziché acuto, vuol dire che siamo partiti malissimo. Dico io, ma quante volte avrete letto in vita vostra la parola “perché” scritta correttamente, quante?

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foto di dmitri popov

A tuo avviso, qual è la caratteristica più importante per chi fa un lavoro come il tuo?
L’umiltà. Se si affronta questo lavoro pensando di sapere già tutto si commette un grave errore. L’umiltà fa nascere dei dubbi, se hai dubbi ti nascono in testa delle domande e allora può darsi che poi ti vai a cercare le risposte. In altra maniera questo processo non parte neanche.
Aggiungo anche sullo stesso piano curiosità e pazienza.

Consiglia un libro che parla del tuo lavoro e che credi possa essere utile a chi voglia iniziare.
Capire il fumetto di Scott McCloud. È un saggio in forma di fumetto che parla del fumetto, della relazione tra parola e immagine e di come le due cose possano essere viste l’una come controparte dell’altra. Si analizza di cosa effettivamente si compone il linguaggio fumetto, quali sono e sono stati i suoi usi, e come si può alimentare e potenziare.

immagine di apertura di kelly sikkema

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