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La verità vi prego: la tua storia non è un trattato di sociologia

Caro Antonio,

il tuo racconto ha un titolo così evocativo che prima ancora di leggerlo il livello dell’aspettativa si alza solo per quella parola che c’è dentro: resurrezione. Ci hai pensato, quando lo hai deciso, che sarebbe successo? Che avresti dovuto tenere testa a grosse aspettative? La tua scelta potrebbe sembrare indovinata, perché in effetti è questo che un racconto dovrebbe fare: condurre un personaggio a vivere uno stato di cose che prima non c’era, che prima era in un altro modo; creare una piccola trasformazione. In un certo senso, ogni piccolo gesto, ogni parola e ogni evento che si decide d’inserire in una narrazione, dovrebbe avere, o almeno avviare, un movimento che abbia il carattere di una rinascita.

La verità vi prego: non lasciare il lettore a zonzo nella scena

Cara Deborah,

c’è una cosa molto importante da tenere presente quando si scrive una storia ed è il tempo massimo della sospensione. I lettori amano essere accompagnati tra misteri e svelamenti, ma a patto che non vengano lasciati in mezzo alla scena, confusi, per troppo tempo. Trascinarli di pagina in pagina senza chiarire loro quello che accade, farli rimbalzare da una mezza verità all’altra, li spazientisce e ritarda l’immedesimazione.

Calvino salvi tutti

I libri degli altri è la raccolta Einaudi delle lettere che il Calvino editor¹ scriveva agli scrittori. Autori sconosciuti o già pubblicati inviavano il proprio testo in casa editrice e trovavano Calvino all’altro lato della scrivania, pronto a leggere. Era il suo mestiere. Oggi è più difficile che un esordiente venga letto direttamente in casa editrice. Questo non vuol dire che gli editori siano brutti e cattivi. Vuol dire solo che, per tutta una serie di motivi, i luoghi in cui ci si occupa di leggere si sono moltiplicati (premi letterari per inediti, agenzie letterarie, corsi di scrittura) e l’editore ha lasciato la presa. Molto spesso cede lo scouting ad altri, e, solo poi, va a vedere cosa c’è di buono. C’è, però, almeno una cosa che rimane in comune tra l’immagine di Calvino alla scrivania e i nostri nuovi luoghi editoriali: la figura del lettore professionista. Non tutti sanno leggere. Quest’affermazione è così importante che val la pena ripeterla: non tutti sanno leggere. Nessuno crede di essere musicista perché a scuola gli hanno insegnato le note. Nessuno crede di essere pittore perché …