La verità, vi prego per @Disintegrazioni: sei tu a dover scrivere la storia, non il lettore

Lascia un commento
la verità vi prego

“La verità, vi prego” è la posta del cuore della scrittura: inviami un tuo racconto o il primo capitolo del tuo romanzo e ti scriverò una lettera di valutazione franca, pubblica e gratuita. Per sapere come funziona leggi qui.

La lettera di oggi è per @Disintegrazioni e il suo racconto "Sputnik Sweetheart".
DSCN4341.jpg_2010215215612_DSCN4341
Chi è @Disintegrazioni:
Ho 33 anni e nella vita mi occupo di informatica. 
La mia scrittura è solo una piccola passione, 
discontinua, senza nessuna ambizione, 
con l'unico fine di comunicare a qualcuno i miei sentimenti. 
Però vorrei anche tentare di migliorarmi, quindi sono qui.

Caro @Disintegrazioni,

parliamo di come comunicare i sentimenti. Anzi: parliamo prima di come non farlo.

Tu hai una scrittura molto discorsiva, e, se uno ha voglia di seguirti per vedere se hai delle cose da dire scopre che delle cose da dire ce le hai. Però, per vederle, seguirti non basta. Bisogna dribblare.
Il tuo racconto è tutto fatto di pezzi in più che si trovano in mezzo al percorso e vanno scansati. Presi singolarmente potrebbero anche riempire di profondità la storia, ma tutti insieme la sommergono, al punto che della storia non c’è più traccia.

Per trovare la storia il lettore deve aggrapparsi a un’unica, fragilissima, frase:

[…] Mi manca la ragazza che adesso è partita.

E poi farsi spazio tra i ricordi, i sogni, le riflessioni sulla vita sperando di rintracciarne altre che definiscano quello che sta succedendo:

Non mi manca andare dove l’ho conosciuta e incontrarla, anche se è vero, sapete, che ci andavo soprattutto per lei.

A volte è lei che è tornata, mi dice che ha ripreso il suo appartamento e il suo lavoro di prima […]

[…] mi viene in mente di rivedere il Duomo, dove ci siamo incontrati quella sera, lei e la sua bicicletta per mano.

C’è una libreria poco più avanti […] Entro nella libreria e inizio a cercare il libro che le ho prestato […]

[…] quella sera non volevo salutarti, non volevo che partissi né che il tempo scorresse […]

Poi sento chiamare il mio nome.

Mi volto, ed è veramente lei.

Usciamo dalla libreria e camminiamo lungo il corso.

Prendo la sua mano e la tengo nella mia, prima forte e stretta, poi più teneramente […] Mi avvicino, piano, fino a posare il mio viso sulla sua guancia […] I nostri volti rimangono inclinati e immobili […]

Nel momento del risveglio[…]

Per scovare qualche dettaglio che mostri la ragazza, deve andare in esplorazione ed essere disposto ad accontentarsi di poco:

Lo hai saputo dalla dolcezza del suo portamento, dal timbro della voce, dal suo modo di stringersi le spalle e di salutarti quando arriva.

Avrei voglia di andare a casa sua e parlarle dal divano mentre lei prepara una crostata, e dopo guardare insieme a lei un film aspettando che la crostata sia pronta.

Il suo trucco è un velo di mascara, i capelli castani sono più lunghi di quanto io ricordi […]

 Se vuole sapere qualcosa del protagonista, invece, non può che immaginarsela da solo.

Fino alla fine della storia di lui e di quello che gli succederà non si saprà niente. Chi è, cosa fa, che problemi ha, perché è innamorato di lei, perché lei non c’è più, dov’è andata, a fare cosa, perché lui non è con lei. Prima stavano insieme? Com’è la sua vita senza di lei, perché non la chiama, perché non la raggiunge, perché continua a sognarla, lei prova lo stesso che prova lui? Si rincontreranno nella realtà? E cosa succederà?

Il punto è questo: quando decidi di scrivere una storia devi assumerti il carico di immaginarla, costruirla e comunicarla a chi la legge. Sei tu a dover fare il lavoro. Tutto il lavoro.
Non puoi adagiarti sulle allusioni evocative (Siamo circondati da impronte sulla neve che non riusciamo a seguire), o sui motti sull’esistenza (È solo questione di tempo prima di scoprirci giovani più di quanto siamo invecchiati, piccoli più di quanto siamo cresciuti e buoni più di quanto siamo appena stati), o sui rimandi alle scritture altrui (Un grande scrittore lo ha spiegato in modo sublime, una volta, in un libro che ho letto) e lasciare che sia il lettore a dover fare uno più uno, ad architettare l’intreccio.

Non puoi mantenerti in equilibrio tra il sogno e la realtà, tra la prima persona singolare e plurale, evocando emozioni, sentimenti, metafore che, sì, potrebbero far parte dell’esperienza comune, ma che se tu non declini in altrettante immagini visive, azioni, movimenti, battute di dialogo, resteranno e restano “parole personali”, “riflessioni in mente”: i tuoi privatissimi pensieri.

La scrittura è comunicazione. Se vuoi che qualcuno ascolti la storia di un uomo che sente la mancanza di una donna, bisogna che costruisci quell’uomo e quella donna, e una parte della loro vita insieme e da separati. Se vuoi che qualcuno comprenda quanto può esserci dietro a una cosa apparentemente semplice come la mancanza, devi far in modo che quella mancanza sia concreta, che si trasformi in informazioni oggettive, in fatti che succedono.
Il primo passo è obbligato: vuoi che il lettore provi empatia per la storia che tu hai desiderio di raccontargli? Bisogna che la inventi.

Un caro saluto,
Francesca de Lena

Sputnik Sweetheart

Passiamo la vita leggendo libri che ci spiegano come vivere la vita, che ci danno segnali, spinte e insegnamenti, ma alla fine le impronte sulla neve non le riconosciamo mai. A volte le scopriamo tardi, quando tutto è concluso; a volte le vediamo in altre stagioni, dopo che la neve si è sciolta, o quando altra neve è caduta e le ha coperte un fiocco alla volta. Ora che vorremmo seguirle, le nostre impronte non le sappiamo ritrovare; ora che le conosciamo, non sappiamo da che parte andare.
Siamo già in settembre. Io mi chiedo davvero come stia scorrendo il tempo, da che parte stia andando. Che sia autunno o primavera? Ho il dubbio che la vita stia procedendo al contrario, come in certi racconti di fantascienza nei quali, da un momento all’altro, per un effetto della fisica o per gli sconvolgenti meccanismi dell’universo, forze gigantesche si siano prima fermate e poi ribellate alla loro natura. Nessuno se ne è accorto, ma qualcosa è cambiato. E’ solo questione di tempo prima di scoprirci giovani più di quanto siamo invecchiati, piccoli più di quanto siamo cresciuti e buoni più di quanto siamo appena stati.
Passiamo la vita imparando che al termine dell’estate viene l’autunno e che la notte muore per far nascere il giorno. Ed esso nasce ai limiti della nostra capacità di vedere, né prima né dopo; da un bagliore appena oltre il buio si espande un chiarore infinito che permette di dire, a noi che lo aspettiamo: “E’ iniziato un nuovo giorno”.
Lo diciamo sperando di riconoscere, oggi, le impronte sulla neve che ci hanno condotti fino a ieri; le impronte che abbiamo seguito pur non avendole mai viste, per merito dell’intuito o della fortuna, e nella nuova alba osservare il nostro cammino fino a molto indietro nel tempo per capire il senso di ciò che è stato, i giorni belli e i meno belli, le parole dette e quelle taciute, i desideri realizzati e i sogni infranti.
Io ho visto il bagliore della mia alba nel tempo in cui un pomeriggio diventava sera e la sera si ritirava lasciando il posto alla notte, ma al termine della notte non è venuto il domani e nemmeno il giorno dopo; il domani è rimasto oggi prima di tornare a essere ieri, prima che la mia alba si allontanasse e si perdesse nelle speranze di un futuro che diventava sempre più passato.
Ora lo so cosa mi direte, che negli occhi di una ragazza non si può vedere il bagliore di un’alba, e non basta che una ragazza si trasferisca per arrestare forze grandi come il tempo; ma ditemi, voi che lo sapete, a cosa mi è servito aver visto al di là dell’oggi e del domani se quell’oggi e quel domani non sono arrivati? Come fa a esistere un bagliore senza la sua alba? Dov’è l’alba?
In un pomeriggio che diventava sera e si comprimeva fino a spegnersi nella notte, io ho visto il bagliore di quello che poteva essere e non è stato, e dopo la notte non è venuto il mattino, come si pensava, ma è tornata la sera, e da quel momento stiamo tornando indietro, verso il tempo che non accadrà perché è già accaduto.

*

Ci sono giorni in cui leggere o scrivere non mi basta, e da solo non ho voglia di fare niente.
E’ come se mi sentissi perduto in un luogo che non riesco a localizzare. Nessuno è a conoscenza di dove mi trovi. So che dovrei andare da qualche parte, ma non so verso quale direzione. Mi sento come se avessi perso qualcosa che prima non sapevo di avere: nelle abitudini della vita è tutto come prima, ma nelle profondità della vita ogni cosa è cambiata rispetto a prima.
Non mi sento solo, ma è come se soffrissi di strana solitudine. Il motivo è facile da spiegare: mi manca la ragazza che adesso è partita. Mi mancano le cose che vorrei fare con lei. Non mi manca andare dove l’ho conosciuta e non incontrarla, anche se è vero, sapete, che ci andavo soprattutto per lei. E’ molto di più. Mi manca andare ovunque e non incontrarla. Mi manca essere, senza di lei.
Un grande scrittore lo ha spiegato in modo sublime, una volta, in un libro che ho letto. Stare con lei mi dava la sensazione di essere stato promosso a un livello di esistenza superiore. Non è proprio così?
Scoprire il mondo grazie a se stessi è vivere a metà, è come non andare da nessuna parte. La vera bellezza del mondo si conosce attraverso un’altra persona, secondo le sue curiosità, secondo gli equilibri portati dai sentimenti. Il mondo si svela interamente quando si condividono gli interessi e le passioni. La misura del mondo non è il mondo, è la vicinanza di quella persona che stabilisce la misura del mondo.
Ma trovare quella persona è molto difficile. Magari basta uscire dalla porta per incontrare tutte le persone che vogliamo, ma come? E’ vero che attorno a noi camminano uomini e donne che ancora non conosciamo. Siamo circondati da impronte sulla neve che non riusciamo a seguire. Forse non le vediamo perché sono talmente numerose da sovrapporsi una sull’altra, e tutta la neve diventa una grande, unica impronta. Può darsi che sia così. Ma abbiamo paura di aprirci a ognuna di queste persone dicendo: io voglio conoscerti. Come si trovano le parole per dirlo? Avvicinarsi a una di loro e ammettere che è vero che non la conosci ancora, ma che in realtà, di lei, sai tutto quello che serve. Lo hai saputo dalla dolcezza del suo portamento, dal timbro della voce, dal suo modo si stringersi le spalle e di salutarti quando arriva. Da queste e da tante altre cose, piccole, forse, ma non tanto piccole.
Ma non va mai così. Ci accontentiamo di coltivare la speranza, senza preoccuparci di come e quando raccoglierla. Il più delle volte, avviene nei sogni. Non so quanto sia giusto, ma nei sogni possiamo dire quello che vogliamo, e le conseguenze delle nostre parole rappresentano tutto ciò che vogliamo far accadere.
Forse le persone, nella realtà, non si cercano. Semplicemente, vengono. Le puoi trovare in qualunque posto. Poi il tempo scorre e la vita cambia. Alcune se ne vanno, senza lasciare impronte; alcune restano, senza lasciare impronte; ma alcune, che restino o no, lasciano impronte, come un segno sulla pagina di un libro, e sono loro a cui pensi, quando non ci sono e ti mancano con tutto il cuore.

*

Mi capita spesso di sognarla, e in ognuno di questi incontri è come vedere una piccola alba. Non è facile confessare a una persona di averla sognata, in questi casi non si dice mai la verità. Quello che accade nei sogni è quasi impossibile da svelare.
Il motivo non è per nulla misterioso, lo sanno tutti: nei sogni possiamo vedere le nostre impronte sulla neve, e possiamo vederle nel momento in cui si formano per la prima volta. E’ nei sogni che si trova il nostro io più profondo, e nei sogni vive il nostro spirito più autentico. Tutto ciò che avviene nel sogno è più reale di quanto non accada quando siamo svegli. Lì non siamo limitati dalle nostre paure, e nella durata di un battito di ciglia possiamo arrivare alla fine di ogni sentiero ed essere veramente quello che siamo.
Alcune mattine, dopo averla sognata, guardo l’immagine ancora tiepida che è rimasta dentro me. E’ una visione dolcissima. A volte è lei che è tornata, mi dice che ha ripreso il suo appartamento e il suo lavoro di prima, e ascoltando le sue parole mi lascio immergere in un mare di tranquillità. Ora va tutto bene, non serve nient’altro. Dal tono della sua voce comprendo che abbiamo tanti giorni davanti, tutti da aspettare.
Però non riesco a sognarla ogni notte, anche se lo vorrei. O forse è meglio dire che non riesco sempre a ricordarla. Sono le mattine in cui mi sveglio e rimango sotto le coperte a pensare. A volte ricordo i sogni della notte che è appena finita, ma non ho memoria di lei. A poco a poco, durante la giornata, mi vengono in mente altre immagini, meno nitide ma più profonde, e il ricordo dolce, sereno, pur nella sua assenza, si trasforma. E mi ricordo che erano i suoi occhi il cielo infinito che mi ha dato le vertigini quando ho volato sopra il fiume, erano le sue labbra che ho toccato allungando la mano dentro a un riflesso così intenso da rendere invisibile il resto, ed erano i suoi capelli gli alberi alla luce della sera che ho attraversato per entrare nel bosco. Lei non può far parte dei miei sogni quando di lei sono fatti i sogni stessi, come un pennello può ammorbidire i colori e bagnare la tela di un quadro, ma non può superare la realtà ed entrare nel mondo di chi l’ha concepito.
Credo che sia molto sottile la differenza fra ricordare o meno i propri sogni. Forse nel cuore della notte avviene una battaglia durissima, che nessuno può vedere. Lottiamo contro i nostri sogni nella speranza di rievocarli nel mondo reale, dove è più difficile sopravvivere. Farsi accompagnare dai loro ricordi per la giornata intera, far finta che siano veri, e alla fine, quando torniamo a letto, appoggiarli sul cuscino e lasciare che finalmente seguano il loro corso.
E’ una mia sensazione, ma credo che la battaglia sia lunga e impegnativa, che non sempre riusciamo a farcela, e che a volte la differenza fra vincere e perdere sia talmente piccola da misurare solo un centimetro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...