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Scrivere è inseguire la verità (quello che le scuole di scrittura non dicono)

(Avviso: le buone scuole di scrittura sono importantissime! Iscrivetevi ai loro corsi!) Se provate a leggere il programma di un’onesta scuola di scrittura la successione degli argomenti delle lezioni che troverete sarà grosso modo questa: PUNTO DI VISTA VOCE NARRANTE STRUTTURA DELLA STORIA (I 3 ATTI) PERSONAGGI CONFLITTI TRAMA SCENE MONTAGGIO STILE EDITING Parlo dei programmi seri, non di quelli che hanno come titolo delle lezioni “l’incipit”, “il dialogo”, “la descrizione”, “il finale”. Quelli meglio lasciarli perdere. I programmi seri prendono in considerazione l’approccio a un testo narrativo nel suo insieme, analizzando le singole parti senza dimenticare di cosa si sta parlando: una storia. Non esercizi scolastici ed estemporanei (punto di vista: scrivi come se fossi un gatto; dialoghi: due sconosciuti s’incontrano al bar, cosa si dicono?), ma prove di composizione: disporre un’idea in forma narrativa. Comunemente per idea s’intende una cosa a metà tra “di cosa parla la storia” e “di cosa vuoi parlare tu” e il “di cosa vuoi parlare tu” si declina ora in “la mia esperienza” ora in “i temi che …

La scrittura non è degli scrittori

Il mio modo di leggere è poco empatico. Ammiro un libro scritto meravigliosamente, o con un sapiente meccanismo narrativo, o con dei personaggi indimenticabili; m’interessa, m’istruisce, mi ammalia perfino, ma non mi sento partecipe. È una cosa che mi succedeva già prima e che da quando leggo per mestiere capita più spesso. Quando poi l’emozione cambia (succede con pochissimi libri*) dura per mesi, e io riconosco bene di essere stata messa allo scoperto. Mi capita allora di parlare di questi libri con un giudizio non più solo critico, ma personale: non più sulla scrittura – raffinatissima! – o sulla storia – così vera! – ma irrimediabilmente sulla sconfitta della mia razionalità, che mi costringe a uno sguardo nuovo, meravigliato e grato, come di chi ha bisogno di sentirsi dire certe cose che la riguardano. Prendiamo Karoo, di Steve Tesich: la storia di un uomo integratissimo nel suo mondo eppure al limite della propria esistenza. Un romanzo che ha toccato i miei due nervi scoperti, i punti più intimi di quella che sono: la paura fisica e …

Il fascino di Gomorra esiste eccome

All’ippodromo di Napoli io prendevo le scommesse. Significa che i giocatori mi passavano i soldi, io li contavo, controllavo che non fossero falsi, registravo su un borderò le puntate (sul foglio ufficiale quelle fino ai 100 euro; su un foglietto che tenevo nascosto in mano quelle grosse: 500, 1000, 2000, 3000) e li mettevo in cassa. Prendere le scommesse è un lavoro che dura tre minuti. Tre minuti per otto volte: una per ogni corsa. Bisogna fare questo: non ascoltare le urla, non intimorirsi per la gente che sgomita e si scavalca e allunga le braccia perché tu prenda la loro puntata e se non lo fai si fionda con tutto il corpo dentro il picchetto che è il tuo posto di lavoro; non voltarti verso i “Bellaaa!” di quelli che ti chiamano e ti toccano per passarti i soldi; allungare la mano solo verso le puntate che l’allibratore ha accettato, quindi guardare e ascoltare solo dove guarda e ascolta l’allibratore; controllare che il suo biglietto di ricevuta vada nelle mani del tizio che ti ha …

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Chi scrive vive sempre

Questa è una dichiarazione politica e d’amore insieme. Sono cresciuta così, mettendo insieme l’amore e la politica, ed è quello che ancora mi viene di fare, sempre, anche quando non me ne accorgo. Le volte che me ne accorgo, ne faccio manifesto. La dichiarazione politica è questa: non mi piace l’ironia nei confronti di chi ha desiderio di scrivere. Non mi piace che venga da chi è riuscito a gratificare il proprio desiderio, e che dimentica di essere stato lui stesso, fino al momento prima, non uno Scrittore, non un insegnante di Scrittura, non un Editore, ma inevitabilmente, solo un uomo con il desiderio di scrivere, solo un allievo di scritture altrui, solo un appassionato lettore. Non parlo di capacità. Non tutti sanno scrivere. Così è. Ce lo siamo detti. Ma tutti possono avere il desiderio di provarci lo stesso e di raggiungere un obiettivo su misura: non la “Grande Pubblicazione” ma una più piccola, o una su rivista, o una in antologia locale, o anche una stampa di 20 copie da distribuire in famiglia. Non staranno “Scrivendo”, ma avranno …

Leggere meno, leggere meglio.

Fino ai ventisei anni cambiavo casa di continuo. Prima dietro a mia madre o mia nonna (il nocciolo della mia famiglia matriarcale e incasinata), poi per conto mio. La “Regina dei traslochi” dicevo di essere, Dammi mezza giornata e t’inscatolo una vita. I libri li portavo via per primi. Una volta, sbattendo la porta e uscendo impaziente dalla casa di un qualche fidanzato, ho abbassato i sedili della mia vecchia Suzuki Ignis (che macchina di razza!) e ho caricato tutti i miei libri sfusi nel portabagagli. Arrivavano fino al tettuccio, non vedevo niente e non sapevo come fare retromarcia. Un passante, che capì la difficoltà, mi venne in soccorso e, per stemperare l’agitazione, disse: «Puoi posarne qualcuno qui, sul marciapiede, nessuno se li prende!» Il sottinteso alla sua dichiarazione era, come sempre è, che la gente che ha una vita dei libri non sa che farsene. Le risposte del mondo editoriale a questa sciocca convinzione non mi hanno mai appassionata molto. Le discussioni sulla quantità dei lettori in Italia (pochi), sulla quantità dei lettori di …

Lo zen e l’arte delle storie a colori

Guardo un documentario su Franco Fontana e lo ascolto parlare degli esercizi che propone agli allievi dei corsi che tiene in mezzo mondo, come quello al Guggenheim di New York, in cui dice ai suoi allievi che lui non è un insegnante: lui è un maestro. E il maestro è quello che ti porta davanti alle cose e poi tu le devi vedere. Questa cosa di vedere le cose che già ci sono, che sono lì e tu le devi vedere, è un’attitudine zen alla vita che quando si tratta di arte funziona un po’ con tutto. Mentre ascolto Franco Fontana elogiare quest’attitudine zen, mi viene in mente il bel manuale di scrittura creativa di Natalie Goldberg dal titolo Writing down the bones che in Italia la casa editrice Ubaldini ha tradotto in Scrivere zen (ma erano gli anni ’80 e bisognava inserirlo in collana). Dice Fontana che uno degli esercizi che fa fare, per esempio, è quello sul rosso: sul colore rosso. Dice così: Non è la pellicola che registra il colore, che fa il …