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Respiro n° 2 – prima di cominciare: la direzione da dare all’editing

Ho dato ai corsisti di Apnea due settimane di tempo per leggere integralmente il romanzo “Il valore affettivo” di Nicoletta Verna. Leggere come si era già detto in Respiro n°1 e dunque con fogli, penne e domande in testa, all’erta e concentrati, e non come si è abituati a fare da lettori per passione.
Ognuno di loro ha organizzato un piccolo discorso intorno alle cose da rivedere e da fare per migliorare il romanzo. Io ho aggiunto le mie. Ne è venuta fuori una lista molto concreta e particolareggiata, ma che spogliata di tali riferimenti concreti e particolareggiati può essere utile a ragionare sulla composizione dei romanzi in generale, e non solo di quello a cui lavoriamo noi. Eccola qui, compattata in 10 punti:

  1. Capire perché la divisione in parti del testo è fatta proprio così e non in un altro modo
  2. Tenere a mente l’importanza della descrizione e dell’atmosfera
  3. Gestire consapevolmente il narratore inattendibile
  4. Costruire personaggi coerenti senza dimenticarsi l’importanza dei chiaro-scuri
  5. Chiedersi quanto si sia capaci di gestire le derive psicologiche dei personaggi (tra le scelte più difficili dello scrivere) e misurarsi
  6. Attenzione ai personaggi pretestuosi: no belli e basta, no funzionali e basta
  7. Inspessire i personaggi vuol dire metterli in scena in momenti “memorabili” e non solo trovargli una funzione
  8. Stabilire una proporzione adatta tra la scrittura dichiarativa e quella visiva
  9. I finali devono in qualche modo essere determinati dai personaggi e non solo subiti
  10. Non innamorarsi dei vezzi della propria scrittura

Riconoscere i problemi di un testo è compito del lettore critico, ma qui si vuol diventare editor dunque comprendere non basta: bisogna anche immaginare soluzioni. Senza mai sostituirsi all’autore, compito dell’editor è mostrare, suggerire, ipotizzare nuove vie di struttura, composizione e scrittura. Mettersi al fianco di chi scrive e pungolarlo con gli “e se…”. Non troppi, non troppo pochi, non definitivi, non incerti, non ingombranti, non innocui, non riferibili a sé stessi, ma nemmeno all’idea che ci si è fatta di colui che scrive. Protagonista non è chi legge e chi scrive, protagonista è il testo.

 

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