apnea
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Respiro n°1

Eliminare le poltrone, il letto, la sedia a sdraio sotto l’ombrellone. Eliminare i pasticcini e il vino rosso da sorseggiare, la musica di sottofondo, la penombra. Leggere per lavoro è tutt’altra cosa dal leggere per passione, a cominciare dall’atmosfera. Servono fogli bianchi, pennarelli e una voce in testa che non si rilassa, non si accontenta, non cede.
Il piacere di leggere esiste anche per chi lo fa di mestiere, ma lo si recupera dopo, quando si è certi di non confondere più il “Che ne pensi di questo libro?” con il “Funziona?”, il “Ti piace?” con il “Ha qualcosa da dire?”.

Nella prima lezione di Apnea ci siamo immersi nell’analisi testuale delle prime 30 pagine, alla ricerca degli elementi che ci fanno dire sì o no alla scelta di andare avanti nella lettura del romanzo: personaggi, informazioni, atmosfera, voce. Anche in questo caso il “mi piace” non conta: bisogna saper comprendere il perché dei sì e il perché dei no. Stephen King dice che si può imparare di più dai libri brutti che da quelli belli, e ha ragione: se capisci cosa non funziona di un testo è perché puoi ricavarne le soluzioni per migliorarlo.

Esiste infatti una zona di mezzo, un campo sterminato di libri che non sono brutti e che non sono belli, ma hanno qualcosa. Imperfezioni luminose, che attraggono invece di respingere, cariche di un potenziale che è la virtù massima dell’arte e della creatività: il condizionale del “potrebbe”, l’infinito del “diventare”, verbo che non esprime una condizione ma un movimento: un verbo di sua natura narrativo.

Più che “amare leggere” chi intende per mestiere avere a che fare con i libri, come critico, recensore, editor, redattore, ha bisogno di amare la scrittura. Il testo: le parole sulla pagina che raccontano una storia. Amare la scrittura non per esercitare la propria visione del mondo (compito degli scrittori) ma per regolarla, comprenderla, comunicarla, curarla, darle una forma, un senso, anche se un senso non ce l’ha. (cit. scema scappata nel finale, perché parlare di scrittura sia una cosa seria, ma mai troppo).

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