Autore: Francesca de Lena

Lasciate fare la poesia ai poeti

Uno dei commenti che scrivo più spesso ai margini di un romanzo da valutare o editare è: sta facendo poesia. Se lo pronunciassi pubblicamente starei dicendo un’inesattezza anche abbastanza fastidiosa, perché nel mio lessico privato quella frase significa: “scrive belle parole a vuoto”, mentre la poesia è tutt’altro che questo, è anzi proprio il contrario di questo: la poesia carica le parole di significato. Ma ognuno di noi può permettersi il lusso di non correggersi quando pensa, di parlarsi in quella maniera inesatta e caotica e anche contraddittoria dettata dalla necessità di far presto e intendersi con una strizzatina d’occhio – ed è un lusso che io mi concedo quando per lavoro parlo (scrivo) per me. Com’è ovvio, se l’analisi di ciò che leggo non deve restare nel mio cervello, ma essere comunicata all’autore, all’agenzia letteraria o a chi altri, “aggiusto” la mia frase in modo che abbia un significato più certo, comprensibile, condivisibile. E però dentro di me la voglia, doverosamente ammansita, di “dirlo come mi viene” resta. Mi vibrò in corpo come una primavera …

Si comincia, andiamo in APNEA!

Apnea è un laboratorio sperimentale di editing, una cosa che non è mai stata fatta prima. Un gruppo di persone lavorerà insieme per 6 mesi su due romanzi. Alla fine del lavoro i romanzi saranno presentati ad agenzie e premi letterari. Avevo annunciato che la classe sarebbe stata composta da 5 persone, e invece ne ho selezionate 8 (7 più una uditrice): non me lo aspettavo. Sono arrivate 19 richieste e ho preso in considerazione solo quelle che partivano da una base di esperienza reale (lavorativa o di formazione) riguardo la narrazione. Tutti i selezionati frequentano l’ambiente editoriale come editor, correttori, lettori, traduttori, ghost writer o organizzatori di eventi, oppure hanno lungamente frequentato corsi di scrittura creativa con Raul Montanari, Antonio Paolacci, Paolo Cognetti, Antonella Cilento. Tutti quindi partono da un minimo comune denominatore: conoscono quello di cui stiamo parlando. Se dico “conflitto”, se dico “trasformazione”, se dico “coerenza del personaggio” non devo spiegare a cosa mi riferisco. Per me questo era un requisito fondamentale. Alcuni più e alcuni meno, ma tutti, hanno nella prova di …

La scrittura non è degli scrittori

Il mio modo di leggere è poco empatico. Ammiro un libro scritto meravigliosamente, o con un sapiente meccanismo narrativo, o con dei personaggi indimenticabili; m’interessa, m’istruisce, mi ammalia perfino, ma non mi sento partecipe. È una cosa che mi succedeva già prima e che da quando leggo per mestiere capita più spesso. Quando poi l’emozione cambia (succede con pochissimi libri*) dura per mesi, e io riconosco bene di essere stata messa allo scoperto. Mi capita allora di parlare di questi libri con un giudizio non più solo critico, ma personale: non più sulla scrittura – raffinatissima! – o sulla storia – così vera! – ma irrimediabilmente sulla sconfitta della mia razionalità, che mi costringe a uno sguardo nuovo, meravigliato e grato, come di chi ha bisogno di sentirsi dire certe cose che la riguardano. Prendiamo Karoo, di Steve Tesich: la storia di un uomo integratissimo nel suo mondo eppure al limite della propria esistenza. Un romanzo che ha toccato i miei due nervi scoperti, i punti più intimi di quella che sono: la paura fisica e …

Rileggere come?

Disse Flaubert a Louise Colet: “Quanto saremmo intelligenti se conoscessimo a menadito soltanto cinque o sei libri!” Ci abbiamo messo un po’ a capirlo, ma da qualche tempo parlare di ri-lettura non è più una vanità da topi di biblioteca. Si rilegge con orgoglio e se ne cantano le lodi; si dice faccia bene. Per ricordarsi dei classici, com’è giusto, ma anche per riassaporare un senso di bellezza che un libro ci ha dato molto tempo fa e che non abbiamo mai ritrovato altrove. Come tutte le cose editoriali, sembra sia più che altro merito di una tendenza, (quella che dice:”Oh! Quanti libri! Troppi! Troppo lunghi! Chi ce la fa a stargli dietro? A che servono? Tutti vogliono fare gli scrittori! Tutti a pubblicare! Dieci nuove uscite al mese! Piuttosto rileggo i classici: la vera letteratura!”) e non di una strutturale consapevolezza, ma poco importa. Rileggere è sempre un ottimo esercizio, di qualsiasi cosa si tratti, anche scritta di nostra mano. (Anche le lettere inviate ai nostri cari per spiegarci, o ai nostri ex per allontanarli, …

La verità vi prego esperimento su autore edito: Ivano Porpora

questo articolo è già uscito su Satisfiction “La verità, vi prego” è la posta del cuore della scrittura: inviami un tuo racconto o il primo capitolo del tuo romanzo e ti scriverò una lettera di valutazione franca, pubblica e gratuita. Per sapere come funziona leggi qui. La lettera di oggi è per Ivano Porpora e il primo capitolo del suo romanzo “Preghiera debole”  Chi è Ivano Porpora: è nato a Viadana (MN) il 12/03/76. Ha pubblicato il romanzo La conservazione metodica del dolore (Einaudi 2012), il racconto Catastrofi nell’antologia italo-irlandese Tra una vita e l’altra (Guanda 2015), il dispetto Bruciavamo formiche nel saggio Sulla blasfemia (Armillaria 2016) e il racconto Il palcoscenico nell’antologia Teorie e tecniche di INdipendenza (Verbavolant 2016). Insegna scrittura. Questo è il primo capitolo del suo nuovo romanzo, ancora inedito. Caro Ivano, è la prima volta che questa rubrica ospita il testo di un autore edito e sono felice tu abbia voluto metterti alla prova. In realtà alla prova mi ci metto anche io, e tanto, perché, se è facile quando una …

Il fascino di Gomorra esiste eccome

All’ippodromo di Napoli io prendevo le scommesse. Significa che i giocatori mi passavano i soldi, io li contavo, controllavo che non fossero falsi, registravo su un borderò le puntate (sul foglio ufficiale quelle fino ai 100 euro; su un foglietto che tenevo nascosto in mano quelle grosse: 500, 1000, 2000, 3000) e li mettevo in cassa. Prendere le scommesse è un lavoro che dura tre minuti. Tre minuti per otto volte: una per ogni corsa. Bisogna fare questo: non ascoltare le urla, non intimorirsi per la gente che sgomita e si scavalca e allunga le braccia perché tu prenda la loro puntata e se non lo fai si fionda con tutto il corpo dentro il picchetto che è il tuo posto di lavoro; non voltarti verso i “Bellaaa!” di quelli che ti chiamano e ti toccano per passarti i soldi; allungare la mano solo verso le puntate che l’allibratore ha accettato, quindi guardare e ascoltare solo dove guarda e ascolta l’allibratore; controllare che il suo biglietto di ricevuta vada nelle mani del tizio che ti ha …

La verità vi prego: Dire NO! agli esercizi di scrittura creativa

questo articolo è già uscito su Satisfiction “La verità, vi prego” è la posta del cuore della scrittura: inviami un tuo racconto o il primo capitolo del tuo romanzo e ti scriverò una lettera di valutazione franca, pubblica e gratuita. Per sapere come funziona leggi qui. La lettera di oggi è per Raffaella Terribile e il suo racconto “Il gatto” Chi è Raffaella Terribile: Amo da sempre la lettura e la scrittura. Insegno da quindici anni storia dell’arte, dopo aver lavorato come archeologa. Mi occupo di critica d’arte e collaboro con alcuni blog in rete (La dimora del tempo sospeso, Cartesensibili, TornoGiovedì). Abito a Padova, dove lavoro al liceo artistico. Cara Raffaella, probabilmente l’idea di scrivere questo racconto è tua, e lo hai fatto solo perché ti andava di farlo. Eppure per me è utile parlarne come di un esempio di esercizio di scrittura creativa e di una dimostrazione del perché alcune cose nelle scuole di scrittura creativa non funzionano – e chi desidera scrivere dovrebbe rifiutarsi di farle. È molto diffuso usare gli animali …

La verità vi prego: da qualche parte bisogna pur cominciare

questo articolo è già uscito su Satisfiction “La verità, vi prego” è la posta del cuore della scrittura: inviami un tuo racconto o il primo capitolo del tuo romanzo e ti scriverò una lettera di valutazione franca, pubblica e gratuita. Per sapere come funziona leggi qui. La lettera di oggi è per Donato Taddio e il primo capitolo del suo romanzo “Oggi c’è un vento buono” Chi è Donato Taddio: sono nato in provincia di Belluno dove tutt’ora abito; lavoro presso un’industria manifatturiera dove mi occupo di alcuni mercati esteri. Sono diplomato in Costruzioni Aeronautiche.   Caro Donato, ci sono due o tre punti dai quali la tua storia potrebbe cominciare, e sono tutti alla fine: 1. Il primo ostacolo quasi lo investo. È difficile da definire e descrivere, senza forma e forse senza colore. Un brandello metallico, sembrerebbe, grande come il portone di un garage, o poco meno, ricurvo e ammaccato. Tutto intorno altri frammenti più piccoli che scricchiolano e cigolano e si piegano sotto le ruote con una frequenza compulsiva. Meglio proseguire a …

La verità vi prego: se metti tutto dentro si vede quello che hai lasciato fuori

  questo articolo è già uscito su Satisfiction “La verità, vi prego” è la posta del cuore della scrittura: inviami un tuo racconto o il primo capitolo del tuo romanzo e ti scriverò una lettera di valutazione franca, pubblica e gratuita. Per sapere come funziona leggi qui. La lettera di oggi è per Flavio Luca Bellan e il primo capitolo del suo romanzo “Era il settantasette” Chi è Flavio “Luca” Bellan: ha 46 anni e adora sua moglie, suo figlio, i suoi cani, l’alpinismo e i libri, non necessariamente sempre in quest’ordine. Questo è il primo capitolo di un’infanzia raccontata dal punto di vista del bambino, stile “La mia vita a quattro zampe”, e commentata dall’adulto, stile Groucho Marx, cioè coi baffi e gli occhiali, perché ho smesso di fumare. Caro Flavio, a me piace il fatto che tu voglia raccontare la storia come se stessi parlando proprio a me, come se stessimo seduti insieme per mezz’ora e tu in quella mezz’ora mi volessi mettere un braccio intorno alle spalle e dire: adesso ti racconto …

Scrivere lo spazio-tempo del mondo

L’anno scorso ho letto “Sembrava una felicità” di Jenny Offill. È la storia di una donna che deve fare i conti con il fatto che suo marito si è innamorato di un’altra. La voce narrante passa dalla prima persona alla terza (“io” diventa “la moglie”) ma rimane sempre frammentata, progredendo per pieni ed ellissi, come se t’invitasse a entrare in casa per poi giocare con l’interruttore ad accendere e spegnere la luce: qualcosa la vedi e qualcosa no. Questa voce frammentata è anche molto ironica, di quell’ironia cattiva tipica delle donne che devono darsi da fare per risollevarsi; subiscono un colpo e in men che non si dica ne viene fuori un nuovo sguardo, che si posa severo su tutte le cose dell’esistenza. E a pag 59 a venire fuori è questa battuta grazie alla quale, mi ricordo, non riuscivo più a smettere di ridere: “È probabile che io stia diventando troppo vecchia e nervosa per insegnare. Eccomi qui, a sbraitare su articoli determinativi e indeterminativi, sul punto di vista. Pensa alla distanza autoriale! Chi è che parla adesso? La mia amica …