All posts tagged: corpo

Grugnire via la fatica. Tra i boschi con Thoreau, i Beatles e il partigiano Johnny

di Giacomo Faramelli Nel 2018 ho camminato per seicento chilometri, ho accumulato decine di migliaia di metri di dislivello, quattro o cinque stiramenti, una manciata di crampi, innumerevoli momenti di stupore e meraviglia: mi sono perso una quantità di volte, ho camminato a fianco dei cinghiali, seguito le tracce dei lupi, ammirato caprioli e cervi, guadato fiumi gelati a piedi nudi. Le gambe infiammate, i polpacci duri come i sassi sotto le suole delle scarpe, la schiena rigida, gli zigomi affilati dal vento, i capelli fradici e di pioggia e di sudore. Certe volte sento i polpastrelli delle dita pulsare, come se vivessero di vita propria, dieci estranei senzienti, capaci di leggere i vuoti d’aria intorno a loro per poi decidere dove andare: salire ancora più in alto, inoltrarsi nel fitto del bosco, costeggiare il campo di granturco battuto, tornare verso casa. Lungo il sentiero, sotto i rami dei lecci o tra i sassi delle cime comanda il corpo. Seicento chilometri su e giù per la schiena di Pen. È il primo dio che ha …

Shelley Jackson: morte, pelle e parole.

di Antonia Caruso «Mi hanno scritto chiedendomi: se due Parole si dovessero incontrare, innamorare e avere un bebè, la prole sarebbe una nota a piè di pagina?»1 Shelley Jackson è forse un’autrice più interessante da esplorare che da leggere, ed è quasi del tutto inedita in traduzione italiana. (Non che le due cose siano correlate). È un’autrice bizzarra, che gioca continuamente sullo scarto tra testo e supporto, dove le parole scritte possono avere la stessa immaterialità della lingua parlata, i supporti possono disfarsi e soprattutto morire. Skin è il suo progetto più famoso (famoso in termini di super nicchia, quindi relativamente famoso). Jackson lo definisce “a mortal piece of art”, un’“opera d’arte mortale”. Non perché letale, ma perché morente e perché letteralmente scritto sui corpi mortali e umani. 2095 volontarie e volontari da tutto il mondo si sono messi a disposizione per tatuarsi, senza possibilità di sceglierne l’oggetto, una singola parola che faceva parte di un racconto scritto da Jackson. Ai volontari e volontarie poteva capitare un sostantivo o un avverbio o un verbo. Inizialmente poteva …

4+1: Anatomie di Giordano Tedoldi

di Luigi Loi 4+1 è una madeleine fatta di libri: ogni scrittore sceglie i quattro che più rappresentano le connessioni tra corpo e narrazioni, più uno, il jolly: il libro legato alla sua personale visione del corpo come territorio di confine tra potere e autodeterminazione, tra significati politici e ridefinizioni. L’autore di oggi è Giordano Tedoldi. Franz Kafka, Il processo Se fossi stato Orson Welles, alla richiesta di elencare i miei cinque libri favoriti sul tema corpo e identità avrei risposto: 1, Il processo di Kafka; 2, Il processo di Kafka; 3, Il processo di Kafka; 4, Il processo di Kafka; 5, Il processo di Kafka (questa parte è stata scritta senza fare uso del copia e incolla). Perché Orson Welles? Perché ha girato l’unico film tratto da Kafka che non fa vergognare il regista? Ma no, la verità è che gli invidio il modo sprezzante con cui si liberava di incombenze fastidiose, come le liste, con spirito e al tempo stesso rispondendo pertinentemente. Ma, seriamente, perché Il processo di Kafka? Per la scena – …

Un vecchio corpo: una condizione pubblica e soggettiva

di Luigi Loi Parafrasando Cormac McCarthy si potrebbe dire che l’unica cosa bella della vecchiaia è che finisce. Tentare di descriverla è difficile. Si tratta di un sapere più pratico che teorico perché se per un verso la vecchiaia è una condizione pubblica, è pur vero che ognuno di noi ha in potenza una vecchiaia da esprimere (o la sta già esprimendo) con tutta la soggettività psicologica/fisica/culturale/emotiva del giovane che è stato. Cercare allora di divinare queste tracce dai romanzi è pressoché impossibile, perché i meccanismi narrativi dicono solo quanto dichiarano di dire. Ma come lo fanno, che trucchi usano? In poche parole: che forma ha il dito che indica la luna? Gli estremi del vecchio La vecchiaia è fatta di posizionamenti e aspettative: che ruolo hanno nella nostra società e a cosa ambiscono i vecchi? Cosa si aspettano i giovani dai vecchi? E i vecchi dagli altri vecchi, cosa si aspettano? A sentire Simone de Beauvoir piccole aspettative e posizionamenti estremi: Se i vecchi manifestano gli stessi desideri, gli stessi sentimenti, le stesse rivendicazioni …

4+1: Anatomie di Tommaso Giagni

di Luigi Loi 4+1 è una madeleine fatta di libri: ogni scrittore sceglie i quattro che più rappresentano le connessioni tra corpo e narrazioni, più uno, il jolly: il libro legato alla sua personale visione del corpo come territorio di confine tra potere e autodeterminazione, tra significati politici e ridefinizioni. L’autore di oggi è Tommaso Giagni. John Howard Griffin, Nero come me, 1960 Classico dimenticato (in Italia) della non-fiction, è il diario di uno psichiatra bianco che alla fine degli anni Cinquanta, con l’aiuto di un dermatologo, cambiò la pigmentazione della propria pelle e da nero attraversò il profondo sud razzista degli USA. Da nero conobbe la segregazione, le ipocrisie, la disuguaglianza. Cambiare il proprio corpo per non riconoscersi e poter assumere davvero una nuova prospettiva. Inchiesta di un’attualità drammatica, che sarebbe il caso di riportare in libreria. Giovanni Boine, Il peccato, 1914 Altro testo un po’ nell’ombra della trascuratezza, Il peccato è modernissimo, pionieristico romanzo psicologico (in anticipo su Zeno, per dire) e contemporaneamente ricerca di corporeità, di un contatto fisico impedito da una …

Per la forma, contro la forma – critica a La madre di Eva di Silvia Ferreri

di Marco Terracciano Non consiglierei La madre di Eva a una ragazza in transito. Non lo consiglierei perché potrebbe ferire e deprimere. Generalmente sconsiglio i libri solo quando mi sembrano noiosi: sconsiglierei, al contrario, La madre di Eva – forse sbagliando per eccesso di prudenza – perché è estremamente coinvolgente e credibile. È una storia schierata, apparentemente neutrale nel giudizio ma orientata verso l’immedesimazione emotiva con il narratore; il narratore, ossia la madre di Eva – ragazza affetta da disforia di genere che vuole a tutti costi operarsi per «sembrare» un uomo – è l’unico filtro che viene offerto al lettore per confrontarsi con questa storia, ed è un filtro fatto di dolore, frustrazione, senso di colpa, dipendenza affettiva. È una storia che non lascia indifferenti, ha la forza e l’incisività di una cosa vera. Una tendenza dei critici, dei recensori, degli scrittori e in generale di chi lavora con i libri, è quella di classificare i romanzi in ‘romanzi di forma’ e ‘romanzi di contenuto’, alludendo alla più o meno buona capacità di lavorare …