All posts tagged: critica letteraria

Non prenderla come una critica -“Il grido” di Luciano Funetta

di Luigi Loi “Una moda filosofica si impone come una moda gastronomica: non si può confutare un’idea più di quanto si possa confutare una salsa”, pensava E.M. Cioran. Allo stesso modo, nel campo della fiction narrativa, è quasi impossibile confutare la prassi distopica: in genere questo tipo di romanzi possono sembrare profetici ma visti in una prospettiva lunga, storica, si rivelano miopi, dicono più del presente in cui sono stati scritti che del futuro che intendevano rappresentare. Si tratta di romanzi che andrebbero scritti più con la furbizia che col talento. Eppure, in questo momento ci sono tantissimi scrittori che rinunciano alle stampelle della verosimiglianza fallendo 9 volte su 10. Ma c’è, in lingua italiana, l’eccezione che conferma la regola e si chiama Luciano Funetta: nel Grido rinuncia ai fuochi d’artificio del suo esordio e colma le lacune con quel pizzico di malizia e mestiere che questo tipo di narrativa esige. La voce narrante del Grido è la canonica terza persona, la più razionale tra le voci narranti, non fosse altro per quell’onniscienza che nella storia del …

Non prenderla come una critica – “La paranza dei bambini” di Roberto Saviano

di Marco Terracciano La paranza dei bambini non è Gomorra romanzo e non è Gomorra la serie: è una narrazione che prova a essere entrambi, ma non ci riesce. Ha i vizi dell’eccessiva premeditazione e la supponenza dell’opera definitiva sintesi di poetica letteraria. Gomorra romanzo e Gomorra la serie sono storie che appartengono a due mondi narrativi opposti: l’uno è un racconto in prima persona scritto con sguardo retrospettivo e riflessivo, l’altra è un racconto scritto e girato con intenzioni mimetico-realistiche. La paranza dei bambini è l’una e l’altra cosa, ma ha evidentemente i difetti di un mash-up troppo costruito, realizzato – come si dice spesso ingenerosamente delle opere figlie di una certa idea di editoria – a tavolino: Saviano ha pensato a costruire un romanzo, non a rappresentare un mondo. Fin dal primo capitolo si capisce che ha un problema con questa storia: non riesce a restituire, attraverso gli espedienti della costruzione romanzesca, il realismo delle paranze e della Napoli criminale; o meglio: non riesce a restituire realisticamente la plasticità dei tipi umani di …

Non prenderla come una critica – “Il tuo nemico” di Michele Vaccari

di Luigi Loi Il nemico nel titolo del romanzo di Michele Vaccari potrebbe essere quel mondo dell’iper-tecnologia nel quale sono immersi i suoi personaggi (e noi con loro): non proponendosi nessun fine non lascia nemmeno intendere finalità o senso. Peggio: poiché è un sistema complesso scrive l’epitaffio di ognuno di noi, e attende di metterlo online per aggiornare la nostra pagina Wikipedia o social, espellendo da sé il superfluo. I personaggi sono dunque vere e proprie monadi nell’economia funzionale della fiction, somigliano a delle cellule: hanno, sì, delle finalità di sistema ma sono superflui se presi come entità singole, e sono antagonisti al sistema. Il protagonista della storia è Gregorio, un ragazzo dall’intelligenza aguzza che decide di isolarsi rinchiudendosi nella propria stanza. È un NEET, un hikikomori, un eremita di questo secolo giovanissimo. Si noti almeno a livello metatestuale quanto il nome richiami volutamente il Gregor kafkiano. È qui che avviene un grosso balzo nella contemporaneità: se per la famiglia delle Metamorfosi la mostruosità è l’alibi con cui imprigionare l’inadeguatezza di un consanguineo – laddove …

Non prenderla come una critica – “I giorni felici” di Teresa Ciabatti,

di Daniele Campanari Da dove si parte Ai tempi del successo ricercato nei talent show non sorprende che il sogno di una bambina di pochi anni sia partecipare allo Zecchino d’Oro. Come non sorprende che ad accompagnare questa bambina, tenuta per mano nei corridoi della Rai, ci sia un padre padrone del suo destino – o almeno di quel destino che si vorrebbe compiuto: perché la bambina, si dice, è un talento e diventerà una star internazionale. Non sorprende tutto questo, né l’attaccamento magnetico di un genitore che vede nella figlia una possibile macchina da soldi e il successo che non ha ottenuto in una vita iniziata da infante e proseguita in giacca e cravatta. Una forma di psicologia riconosciuta nell’insoddisfazione. Di conseguenza molto è conteso nello stare bene grazie agli altri, tanto che non si capisce, difettuccio, se il protagonista de I giorni felici di Teresa Ciabatti (Mondadori) sia il padre o la figlia. A soli sei anni Sabrina Mannucci sapeva suonare il violino, scrivere, leggere (libri per adulti e giornali), cantare; conosceva arie …

Non prenderla come una critica – “Absolutely Nothing” di Giorgio Vasta e Ramak Fazel

di Marco Terracciano Fuori dal testo Partiamo da un elemento paratestuale: la quarta di copertina di “Absolutely Nothing. Storie e sparizioni nei deserti americani” (Quodlibet Humboldt 2016) concorre a definire il senso del libro, orienta la lettura e testimonia un primo grado di comprensione del messaggio narrativo da parte di un presupposto lettore ideale. “Ritratto dell’America, ragionamento sul suo mito e omaggio alle sue narrazioni, Absolutely Nothing traccia un itinerario che collega scrittura documentaristica e fiction, riflessione e autobiografia, per provare a comprendere cosa accade ai luoghi – e alle nostre esistenze – quando le persone che li hanno abitati (che ci hanno abitati) se ne vanno via.” Ora isoliamo l’espressione «per provare a comprendere» e teniamola da parte: ci servirà per dopo. Il libro è il resoconto di un viaggio attraverso i luoghi abbandonati dei deserti americani – le ghost town –, è ‘raccontato’ con due diversi linguaggi e suddiviso in altrettante macrosezioni: quella narrativa, Absolutely Nothing, scritta da Giorgio Vasta e quella fotografica, Corneal Abrasion, fotografata da Ramak Fazel. La sezione fotografica integra …

La letteratura, che non va bene quando è scritta dagli altri

Tanti anni fa durante la lezione di un laboratorio di scrittura consigliarono questo libro: “I dieci comandamenti di uno scrittore” di Stephen Vizinczey. Chi lo consigliò disse: Non fate caso al brutto titolo da lista banalizzante, respingente, da blog (la parola blog era ancora spesso accompagnata da una smorfia di disprezzo), perché in realtà dentro ci sono scritte cose di altissima levatura morale e letteraria. All’epoca io prendevo dal discorso sulla letteratura tutto quello che potevo prendere, e anche compravo tutti i libri che potevo comprare, così comprai anche questo. Lo avrò poi solo sfogliato qua e là, nel corso del tempo, ma mai letto per bene. Lo sto leggendo adesso. Non sono più una ragazzina e non sono più alla ricerca di maestri, anche se ne ho. So però che sono fallibili – eccome se lo sono – e so che le liste da blog possono racchiudere analisi tra le più interessanti mentre un libro cartonato di un autore con un nome impossibile da pronunciare non è assicurazione di alcunché. E dunque. photo by …

Non prenderla come una critica – “Costellazioni del crepuscolo” di Francesco Permunian

di Marco Malvestio Costellazioni del crepuscolo di Francesco Permunian (Milano: il Saggiatore, 2017) è la riedizione di due libri, Cronaca di un servo felice (1999) e Camminando nell’aria della sera (2001). L’iniziativa del Saggiatore, che si conferma una casa editrice molto attenta nel selezionare un catalogo coerente nel gusto e nello spirito, è lodevole, e si accompagna alla bellezza del volume fisico, che mostra in copertina la potente e desolante fotografia di Giorgio Barrera. I due testi contenuti nel volume sono romanzi solo in senso lato (e il primo molto più del secondo), risultando piuttosto collezioni di appunti, di divagazioni, di personaggi e storie fluttuanti, tutti filtrati attraverso lo sguardo di un narratore cinico e a tratti morboso – il servo Ermete nel primo libro, il medico nel secondo. Cronaca di un servo felice racconta, attraverso la voce di Ermete, la girandola di figure grottesche (preti bigotti e arrivisti, servi irrispettosi, intellettuali in disarmo) che ruota intorno alla ancora più grottesca Contessa Pallavicini, una decrepita erotomane che parla coi fantasmi degli amanti e della nipote …

Era così bella nella sua bara: la letteratura e i cliché

sulla letteratura Lo script-doctor Robert McKee nel suo “Story – contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie” scrive col solito modo diretto: Potendo scegliere tra materiale banale raccontato in modo brillante e materiale profondo raccontato male, il pubblico sceglierà sempre quello banale raccontato brillantemente. I maestri narratori sanno come spremere vita dalla più banale delle cose, mentre i narratori scadenti riducono a banalità le cose più profonde. Potete avere l’intuito illuminato di un Buddha, ma se non sapete narrare le vostre storie diventeranno aride come gesso. A McKee interessa dimostrare come il mestiere (che non è falsificazione, trama oscura o “operazione a tavolino”, ma consapevolezza di quello che fai: arte) non solo valorizzi il talento (virtù fragile), ma finisca per essere l’irrinunciabile pianeta sul quale il talento si può tenere in vita. E poi fa una distinzione tra talento letterario e talento narrativo: Il talento letterario – dice – è la “trasformazione creativa del linguaggio ordinario in una forma superiore più espressiva che descrive in modo intenso il mondo …