All posts tagged: genere

Libri (Quasi) Non Letti #8

Ci sono libri che leggiamo e rileggiamo, di cui citiamo passi a memoria, che ci hanno cambiato la vita o solo una giornata. E poi ci sono libri su cui abbiamo altri programmi, che ci fanno compagnia da anni, fedeli in attesa, quelli interrotti o dimenticati, altri che appaiono inaspettati e sembrano inseguirci o solo chiamarci, libri che in qualche modo fanno già parte di noi. Come il Lettore di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, editori, scrittori, illustratori e librai raccontano i loro libri non letti.Rispondono Giulia Cuter e Giulia Perona, scrittrici e curatrici di Senza Rossetto. Libri che puoi fare a meno di leggere. Posso fare a meno dei classici gialli da spiaggia, quei thriller che molto spesso si leggono per intrattenimento nelle lunghe e calme giornate estive. Ho letto alcuni libri di Simenon (bellissimo, tra l’altro, il suo Le finestre di fronte), ma non mi sono mai appassionata al genere. Libri fatti per altri usi che la lettura. Mi piace selezionare letture da bagno, ideali per trascorrere il tempo sul wc. Il mio …

Il remix della bellezza al Gucci Fest

di Claudia Vanti In questo strano periodo pandemico è difficile trovare argomenti che scuotano anche solo superficialmente il mondo di chi pensa e produce vestiti o di chi ne scrive, ne parla e li guarda per curiosità.La sensazione più diffusa, anche fra i molti addetti che pure continuano a lavorare con difficoltà aumentate da necessità di distanziamenti e tempistiche incerte, è che parlare di moda con un’emergenza sanitaria in corso sia “fuori luogo”, come se si dovesse scontare un atavico stigma per colpevole frivolezza.Le cose sono in realtà un po’ più complicate, e non solo per la ricaduta economica negativa, ma anche perché proprio in questi mesi nei quali le varie forme di racconto, dalla (ri)lettura di classici nella fase più acuta del lockdown alla fruizione quotidiana e diffusa dei servizi di streaming in abbonamento, anche la moda può inserirsi come generatrice di contenuti narrativi.Lo storytelling rivolto al marketing di un prodotto o di un brand è una pratica comune, ma l’atto del raccontare sta alla base dell’ispirazione dei grandi sarti già un secolo fa, …

Libri (Quasi) Non Letti #6

Ci sono libri che leggiamo e rileggiamo, di cui citiamo passi a memoria, che ci hanno cambiato la vita o solo una giornata. E poi ci sono libri su cui abbiamo altri programmi, che ci fanno compagnia da anni, fedeli in attesa, quelli interrotti o dimenticati, altri che appaiono inaspettati e sembrano inseguirci o solo chiamarci, libri che in qualche modo fanno già parte di noi. Come il Lettore di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, editori, scrittori, illustratori e librai raccontano i loro libri non letti. Risponde Eva Ferri, editor E/O Libri che puoi fare a meno di leggere. Ho letto, negli anni e in autentica buona fede, diversi fra i grandissimi bestseller internazionali cosiddetti “commerciali”. Mi è sembrato di capire, a posteriori, e anche nei casi di libri che poi ho buttato perché non li avevo sopportati, le ragioni del loro successo. Credo di essermi inflitta piccoli traumi a sufficienza, quindi ora sono molto più cauta. Consiglio comunque di non essere mai troppo snob, negli anni ho anche trovato delle vere perle come …

Non prenderla come una critica – Le donne amate di Francesco Pacifico

di Valentina Grotta È stato appena pubblicato Io e Clarissa Dalloway, di Francesco Pacifico, un libro in cui, con la scusa di mettersi a confronto con uno o più testi letterari del passato, i protagonisti della collana “Passaparola”, edita da Marsilio, parlano di sé. Qui Pacifico ragiona su alcuni temi che sembrano essergli diventati, nel tempo, molto cari: quello del rapporto tra la scrittura e il genere di chi scrive e della scrittura come strumento per comprendere la propria visione del mondo. Ritrovare la propria voce Cosa diventa una donna se la trattiamo come fosse un uomo, o come una terza cosa che non è né una donna né un uomo? La donna catturata col retino della prosa viene fissata alla carta con uno spillo. Cosa è libera di fare, ora che l’ho messa qui nella mia bacheca, insieme alle altre? Questa citazione è tratta da un libro che Pacifico ha scritto nel 2018. Si intitola Le donne Amate. Abbiamo parlato spesso di scrittura femminile, male gaze e punto di vista, ma cosa succede se …

Killing Eve: quando il tropo non è cliché

I tropi narrativi sono quegli strumenti di cui si serve chi racconta una storia. Personaggi, ambientazioni, espedienti: come immagini stock, come munizioni immagazzinate in un arsenale, i tropes sono mezzi a disposizione di chi scrive, pronti sugli scaffali, strutture riconoscibili da riempire di contenuto. Qual è il confine tra tropi e cliché? Quali sono gli esempi di tropi ben dosati e quali i luoghi comuni da scardinare? Tropo #5: i molteplici strumenti al servizio della storia in Killing Eve Quando i tropi sono usati come strumenti al servizio della narrazione, e non come formule jolly svuotate di ragionamento, si scrollano di dosso l’odore di cliché: questo di oggi è un percorso a ritroso rispetto al solito, poiché andiamo dalla storia allo strumento (anzi, dalla storia ad alcuni dei tropes in essa utilizzati – sarebbe impossibile citarli tutti). Killing Eve è una serie televisiva britannica, creata nel 2018 per BBC America da Phoebe Waller-Bridge, autrice e interprete della pluri-premiata comedy Fleabag. È un thriller-drama ispirato alla serie di romanzi Codename Villanelle di Luke Jennings, il cui …

Scrivere personaggi diversi: tre lezioni per non cadere nei cliché

Siamo consapevoli dello sguardo con cui osserviamo, creiamo e raccontiamo i personaggi di una storia? Cosa accade quando i personaggi che popolano il nostro racconto non ci somigliano (per genere, provenienza, cultura, corporeità)? Come evitare che i nostri personaggi siano bidimensionali e ridotti a “portatori di un’istanza”? Come riconoscere gli stereotipi in agguato e affrontare la diversità? Scrivere personaggi diversi è un percorso fatto di tre brevi workshop, tre lezioni in diretta online in cui affrontare gli stereotipi e i luoghi comuni che affollano il nostro immaginario quando scriviamo e costruiamo storie. 26 novembre: “Personaggi femminili e sguardi di genere” Perché c’è ancora un problema che riguarda la scrittura dei personaggi femminili? Il male gaze (lo sguardo maschile), le descrizioni inverosimili e le inversioni di tendenza: tra questioni di genere e voci credibili. 3 dicembre: “Decolonizzare l’immaginario: provenienza e stereotipi” Come si racconta un personaggio di una nazionalità che non è la nostra? Un viaggio tra stereotipi e decolonizzazione dello sguardo occidentale. 10 dicembre: “Corpi, desideri e cliché: rappresentazioni e diversità” Personaggi LGBTQ+, sessualità al …

La “Manic Pixie Dream Girl” e lo sguardo maschile

I tropi narrativi sono quegli strumenti di cui si serve chi racconta una storia. Personaggi, ambientazioni, espedienti: come immagini stock, come munizioni immagazzinate in un arsenale, i tropes sono mezzi a disposizione di chi scrive, pronti sugli scaffali, strutture riconoscibili da riempire di contenuto. Qual è il confine tra tropi e cliché? Quali sono gli esempi di tropi ben dosati e quali i luoghi comuni da scardinare? Tropo #2: Manic Pixie Dream Girl La fatina in continuo movimento, il piccolo elfo frenetico, la ragazza dei sogni un po’ eccentrica (ma comunque aderente a dei canoni estetici ben precisi: pelle bianca, tratti occidentali, lineamenti delicati, corpo snello e aggraziato e grandi occhi espressivi), possibilmente adorabile ed energica, ma in fondo decisamente “broken”, fragile, da “aggiustare”. Il trionfo del male gaze, lo sguardo maschile, ma anche l’espressione di una scrittura che non prevede profondità né evoluzione del personaggio: una figura femminile al servizio dello sviluppo del protagonista, rigorosamente maschio (ed etero). La definizione del tropo compare per la prima volta sulla rivista di cultura pop The A.V. …

“È bello essere cattive”. Antieroi(Femmi)ne alla riscossa.

di Chiara M. Coscia Durante uno degli ultimi episodi di Masterchef Italia, uno dei partecipanti, tale Guido – che si è aggiudicato il vistoso ruolo del “più bravo” – dopo aver goduto della possibilità di mettere gli altri concorrenti in difficoltà, ha esposto candidamente davanti alle telecamere il pensiero: “È bello essere cattivi”. Una frase del genere, se non filtrata attraverso tutto il meccanismo di produzione dello show, può risultare fastidiosa, deprecabile anche. Tuttavia, si tratta di un’asserzione immediatamente comprensibile e totalmente coerente con il personaggio di Guido. C’è sempre l’antipatico-potenziale futura stella Michelin a Masterchef. Quello che poi, alla fine, vince. Fa parte del format della competizione accesa (solo in Masterchef Australia si amano tutti). E funziona benissimo, perché il pubblico brama gli antieroi. Anche in cucina, evidentemente. I personaggi sono specchio della società e della complessità di cui questa è portatrice, e se, a partire dal Novecento, risulta già impossibile chiuderli all’interno di una dicotomia fissa e stabile eroe/villain, l’acquisizione di complessità e umanità ha continuato a fare progressi che potremo definire “fisiologici”, …