All posts tagged: stereotipi

Damigelle, principesse e altre donzelle che non vogliono essere salvate

I tropi narrativi sono quegli strumenti di cui si serve chi racconta una storia. Personaggi, ambientazioni, espedienti: come immagini stock, come munizioni immagazzinate in un arsenale, i tropes sono mezzi a disposizione di chi scrive, pronti sugli scaffali, strutture riconoscibili da riempire di contenuto. Qual è il confine tra tropi e cliché? Quali sono gli esempi di tropi ben dosati e quali i luoghi comuni da scardinare? Tropo #4: la donzella in difficoltà  Hercules: «[confuso] Ma… voi non siete una… donzella in difficoltà?» Meg: «[catturata dal centauro] Sono una donzella, sono in difficoltà, me la cavo da sola. Buona giornata.» (dal film “Hercules” , Walt Disney Pictures) Dal mito greco di Orfeo ed Euridice a Raperonzolo, dall’Alcesti di Euripide a Super Mario, il tropo della damigella in difficoltà che aspetta solo di essere salvata dal prode cavaliere o eroe di turno non ha bisogno di alcuna presentazione. Un tropo così elementare da aver ricevuto ogni tipo di trattamento: è stato estremizzato, ridotto a parodia, giustificato dalle circostanze, invertito, sovvertito. Ma anche ampiamente utilizzato e riutilizzato …

Autori, autrici e personaggi femminili: quello che le donne (decisamente) non dicono

«She was beautiful but didn’t know it. She was 5’7 and 101 pounds. Her feet were size 3. Her hat size was Infant. She’d never thrown up, even once. Her periods lasted 45 minutes. Her top was see-through.» («Era bellissima ma non sapeva di esserlo. Era alta un metro e settanta per 45 chili. Calzava 35. La taglia del suo cappello era “Infant”. Non aveva mai vomitato in vita sua, nemmeno una volta. Le sue mestruazioni duravano 45 minuti. Aveva una canottiera trasparente.» Lucy Huber, Twitter ) Qualche tempo fa ho fatto un gioco (di ruolo, nel vero senso della parola): da un match su una dating app era nata una chiacchierata con un ragazzo. Un ragazzo etero, cisgender. Un uomo nella norma, diremmo. Ben presto, si arriva a un argomento cruciale per le mie interazioni: quanto è importante scardinare i ruoli di genere canonici nelle relazioni eterosessuali? “Non ho mai avvertito questo bisogno”, risponde lui senza esitazione. La cosa non mi sorprende. Mi incuriosisce, invece, la proposta che mi fa poche battute dopo: fingiamo …

Scrivere personaggi diversi – corso in diretta online su personaggi e stereotipi

I personaggi sono l’anima mobile che dà vita e progressione a ogni tipo di storia, dai fumetti di Topolino alle serie tv crime, dai romanzi di formazione ai mockumentary. Ma non solo: i personaggi sono portatori, come tutti gli elementi di una narrazione, di una visione del mondo. Sono i volti in cui il pubblico può riconoscersi, sono le figure con cui empatizziamo, sono i ruoli che ci raccontano dello spirito di un’epoca e delle sue relazioni umane. Perché c’è ancora un problema che riguarda la scrittura (e la voce) dei personaggi femminili? Come si racconta un personaggio di una nazionalità che non è la nostra? Siamo consapevoli dello sguardo con cui osserviamo, creiamo e raccontiamo i personaggi di una storia? Cosa accade quando i personaggi che popolano il nostro racconto non ci somigliano (per genere, provenienza, cultura, corporeità)? Come evitare che i nostri personaggi siano bidimensionali e ridotti a “portatori di un’istanza”? Come riconoscere gli stereotipi in agguato e affrontare la diversità? Di cosa parliamo? Di come riconoscere i cliché e gli stereotipi nei …

Scrivere è tentare un ordine alle cose

di Sandro Campani Una volta ho detto così: scrivere è l’unico modo che io abbia per tentare un ordine alle cose, ed essere sicuro che i volti non spariscano dov’è troppo tardi per tornare a rivederli. Vorrei trattenere quei volti scrivendo. Ma quando cerco di farlo, capisco che niente ha valore se non lascio che le cose diventino diverse da come io le ricordavo. Il volto di qualcuno che io amavo assume le cicatrici di un altro, gli amici si scambiano i nasi, o il modo di muovere le mani. Le parole che ci siamo detti non sono le nostre parole, ma quelle di due sconosciuti che ho sentito l’altro giorno in un negozio. Devo travisare le cose per renderle più veritiere. Dicevo così, e per me vale ancora. Nel frattempo ho continuato a scrivere, e ho capito altre cose riguardo ai miei motivi. Una è questa: mentre scrivo io raggiungo un grado di comprensione dell’essere umano, e quindi di me stesso, che è impensabile nel resto del mio tempo. Per la maggior parte del …

Era così bella nella sua bara: la letteratura e i cliché

sulla letteratura Lo script-doctor Robert McKee nel suo “Story – contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie” scrive col solito modo diretto: Potendo scegliere tra materiale banale raccontato in modo brillante e materiale profondo raccontato male, il pubblico sceglierà sempre quello banale raccontato brillantemente. I maestri narratori sanno come spremere vita dalla più banale delle cose, mentre i narratori scadenti riducono a banalità le cose più profonde. Potete avere l’intuito illuminato di un Buddha, ma se non sapete narrare le vostre storie diventeranno aride come gesso. A McKee interessa dimostrare come il mestiere (che non è falsificazione, trama oscura o “operazione a tavolino”, ma consapevolezza di quello che fai: arte) non solo valorizzi il talento (virtù fragile), ma finisca per essere l’irrinunciabile pianeta sul quale il talento si può tenere in vita. E poi fa una distinzione tra talento letterario e talento narrativo: Il talento letterario – dice – è la “trasformazione creativa del linguaggio ordinario in una forma superiore più espressiva che descrive in modo intenso il mondo …

L’auto-fiction del memoriale

C’è un giornalista americano di nome Steve Kandell che qualche tempo fa ha scritto un lungo articolo su Buzzfeed intitolato Il peggior giorno della mia vita è diventato un’attrazione turistica. La sorella di Steve Kandell si chiamava Shari, aveva 27 anni ed è morta negli attentati alle torri gemelle dell’11 settembre. Dove un tempo c’erano le torri da qualche anno c’è un memoriale e, da pochi mesi, un museo. Il museo raccoglie i “pezzi” della tragedia: video, immagini, travi dei grattacieli, camion dei pompieri distrutti, oggetti personali ritrovati tra le macerie; in una stanza riservata ai familiari delle vittime dei raccoglitori in legno conservano i resti dei corpi non ancora identificati, come quello di Shari. Steve Kandell è andato a visitare il luogo in cui è morta sua sorella: si è portato dietro un senso di perdita vecchio di tredici anni, il dolore insistente che continua a renderlo attuale, un’invidiabile lucidità ed è entrato. Poi, più tardi, da qualche parte, si è seduto e ha scritto: Per quanto orribile, se davvero tutti avessimo un museo del peggior giorno …

il nido degli stereotipi linguistici

Andrea è il mio primo figlio. Io sono figlia unica. Non sono cresciuta con cugini o cugine; non ho avuto particolari amici d’infanzia. Le mie amiche e le parenti femmine della mia età, non hanno ancora figli. Di bambini so molto poco. Quello che so, è che da quando Andrea va al nido ascolto molte considerazioni, spiegazioni e illuminazioni sparse: «Ogni bambino è a sé» «I bambini piccoli dovrebbero stare con le mamme» «I bambini devono andare a scuola e stare con gli altri bambini» «Signora, finge di piangere!» «Tra qualche tempo non vorrà più andare via» «Mio figlio non riesce a staccarsi da me» «Mio figlio vuole stare solo in braccio a me» «Nooo, mio figlio nooo» «I bambini sono tutti uguali» «È che ora comincia a cacciare il carattere» «Mio figlio sa molto bene quello che vuole» «Signora, bisogna lavare sempre le mani e proteggere il bambino dai virus» «Metteteli a terra! Devono fare gli anticorpi!» «Mamme, e allora? La smettiamo o no con questo allattamento?» «Il latte materno fino ai tre anni …