All posts tagged: metodi e formazione

Scrivere è liberare ostaggi

di Emanuela Canepa Qualche giorno fa Alfredo Palomba si chiedeva su questo blog: per quale motivo scriviamo? Una domanda che agli scrittori viene fatta di continuo, basta una veloce ricerca in rete per accertarsene. Ho tentato una sintesi imperfetta della media delle risposte, e i punti fermi girano sempre intorno allo stesso concetto: scrivere ha il sapore della sortita disperata. Un monito che non vale solo per gli esordienti in cerca di editore. È una sentenza che pende anche sulla testa degli scrittori che hanno già un contratto firmato, o addirittura un rispettabile curriculum di pubblicazioni alle spalle. La litania è sempre quella: di questo mestiere non si campa. O hai un’occupazione regolare, Monday to Friday, e quindi accetti di riservare la scrittura al tempo libero, oppure sei costretto a impegnarti in tutta una serie di attività correlate – corsi, articoli, convegni – che sono cosa assai diversa dalla scrittura in sé, che magari non ti piacciono affatto, e che comunque sono aleatori, e quindi potrebbero non essere sufficienti a garantirti la sopravvivenza. La terza …

Leggere un io che parla

Abbiamo due romanzi. Entrambi cominciano da un “trauma”. Entrambi costruiscono le prime 20 pagine su un’alternanza di spazi e tempi (anche verbali): siamo prima qui, poi lì, poi lì, e intanto il tempo è andato avanti o indietro. Nelle prime 20 pagine dell’uno funziona meglio la struttura: si dà conto del trauma 1ª scena in luogo chiuso e collettivo: presentazione relazioni cesura: flash back rivelatore 2ª scena in luogo chiuso e collettivo: presentazione relazioni, 1ª scelta scena di conflitto Nelle prime 20 pagine dell’altro funzionano meglio il ritmo, le motivazioni, le informazioni: si dà conto del trauma 1ª scena in luogo chiuso e collettivo: presentazione relazioni e motivazioni cesura: racconto del passato e scene: personaggi, relazioni, motivazioni, conflitti (lo spazio-tempo della storia tornerà dopo le 20 pagine) Mentre ne discutiamo ci capita di nominare due soli libri pubblicati: “I ponti di Madison County” di Robert James Waller e “Il lamento di Portnoy” di Philip Roth e non necessariamente per motivi di stretta comparazione, ma perché stiamo guardando la voce che hanno: ci ragioniamo. “I ponti” comincia con la voce …

Si comincia, andiamo in APNEA!

Apnea è un laboratorio sperimentale di editing, una cosa che non è mai stata fatta prima. Un gruppo di persone lavorerà insieme per 6 mesi su due romanzi. Alla fine del lavoro i romanzi saranno presentati ad agenzie e premi letterari. Avevo annunciato che la classe sarebbe stata composta da 5 persone, e invece ne ho selezionate 8 (7 più una uditrice): non me lo aspettavo. Sono arrivate 19 richieste e ho preso in considerazione solo quelle che partivano da una base di esperienza reale (lavorativa o di formazione) riguardo la narrazione. Tutti i selezionati frequentano l’ambiente editoriale come editor, correttori, lettori, traduttori, ghost writer o organizzatori di eventi, oppure hanno lungamente frequentato corsi di scrittura creativa con Raul Montanari, Antonio Paolacci, Paolo Cognetti, Antonella Cilento. Tutti quindi partono da un minimo comune denominatore: conoscono quello di cui stiamo parlando. Se dico “conflitto”, se dico “trasformazione”, se dico “coerenza del personaggio” non devo spiegare a cosa mi riferisco. Per me questo era un requisito fondamentale. Alcuni più e alcuni meno, ma tutti, hanno nella prova di …

La verità vi prego esperimento su autore edito: Ivano Porpora

questo articolo è già uscito su Satisfiction “La verità, vi prego” è la posta del cuore della scrittura: inviami un tuo racconto o il primo capitolo del tuo romanzo e ti scriverò una lettera di valutazione franca, pubblica e gratuita. Per sapere come funziona leggi qui. La lettera di oggi è per Ivano Porpora e il primo capitolo del suo romanzo “Preghiera debole”  Chi è Ivano Porpora: è nato a Viadana (MN) il 12/03/76. Ha pubblicato il romanzo La conservazione metodica del dolore (Einaudi 2012), il racconto Catastrofi nell’antologia italo-irlandese Tra una vita e l’altra (Guanda 2015), il dispetto Bruciavamo formiche nel saggio Sulla blasfemia (Armillaria 2016) e il racconto Il palcoscenico nell’antologia Teorie e tecniche di INdipendenza (Verbavolant 2016). Insegna scrittura. Questo è il primo capitolo del suo nuovo romanzo, ancora inedito. Caro Ivano, è la prima volta che questa rubrica ospita il testo di un autore edito e sono felice tu abbia voluto metterti alla prova. In realtà alla prova mi ci metto anche io, e tanto, perché, se è facile quando una …

Emilio Isgrò, Studio per Var ve Yok, 2010

Cosa farsene delle regole di scrittura

Perché le regole di scrittura piacciono? Molte delle persone che scrivono credono di avere in pugno la capacità di raccontare storie. Lo credono semplicemente in virtù del loro scrivere. La maggioranza prende un foglio e una penna, butta giù d’un fiato tutta la vicenda, si compiace del risultato, accende il computer per “ricopiare”, non rilegge, e invia a chiunque: case editrici, agenti letterari, amici di facebook. Per questo (ma non solo per questo) gli aspiranti scrittori vengono trattati nell’ambiente editoriale con malcelato disprezzo, atteggiamento che a essere onesti non cambia neanche verso quegli aspiranti che si pongono delle sane domande o di quelli che, addirittura, cercano delle risposte. Aprire la porta del proprio lavoro per offrirlo al pubblico fa un gran bene al mondo dell’editoria, di solito esclusivista, misterioso e superbo. È quindi bello che, per approfittare del desiderio di risposte, l’industria editoriale abbia plasmato una riconosciuta categoria da scaffale: quella dei libri che racchiudono consigli di scrittura, così come un tempo si faceva con gli aforismi. Agli aspiranti scrittori questi prodotti piacciono non solo perché desiderano apprendere le tecniche narrative, ma anche perché vogliono riconoscersi …

La verità vi prego: decidi quando far partire la storia

“La verità, vi prego” è la posta del cuore della scrittura: inviami un tuo racconto o il primo capitolo del tuo romanzo e ti scriverò una lettera di valutazione franca, pubblica e gratuita. Per sapere come funziona leggi qui. La lettera di oggi è per Rosalba Scavia e il suo racconto “Incontri nº2. Chi è Rosalba Scavia: psicoanalista ottantenne,vive e lavora a Roma. Scrive nel tempo libero traendo spunto dalle storie dei pazienti che hanno frequentato il suo studio in quarant’anni di attività. Ama l’acqua calda delle terme della Tuscia che frequenta almeno una volta alla settimana anche in pieno inverno. In gioventù ha avuto una vita piuttosto avventurosa in giro per il mondo prima di approdare definitivamente a Roma. Adesso viaggia con la mente e con gli occhi leggendo libri, anzi divorandoli bulimicamente. Cara Rosalba, ti spiego subito il perché del titolo, e lo faccio con un elenco: L’aveva detto tante e tante volte che la gente ormai non credeva più alle sue minacce. Mia madre mi chiama sempre quando sono sotto la doccia e …

La verità vi prego: sei tu a dover scrivere la storia, non il lettore

Caro @Disintegrazioni,

parliamo di come comunicare i sentimenti. Anzi: parliamo prima di come non farlo.

Tu hai una scrittura molto discorsiva, e, se uno ha voglia di seguirti per vedere se hai delle cose da dire scopre che delle cose da dire ce le hai. Però, per vederle, seguirti non basta. Bisogna dribblare.
Il tuo racconto è tutto fatto di pezzi in più che si trovano in mezzo al percorso e vanno scansati. Presi singolarmente potrebbero anche riempire di profondità la storia, ma tutti insieme la sommergono, al punto che della storia non c’è più traccia.

La verità vi prego: il punto di vista interno non è un continuo pensare

Caro @Dispositivo,

certamente ci avrai già pensato tu, ma voglio dirti che il tuo racconto mi ha fatto venire in mente un film che ha vinto l’oscar per la migliore sceneggiatura nel 2013: si chiama “Her”.

Il film è ambientato in un futuro prossimo in cui il protagonista può comprare un sistema operativo dotato di intelligenza artificiale perché gli faccia da segretaria tuttofare. Il software si dà da solo il nome di Samantha e poco alla volta comincia a fargli compagnia fino a che tra i due nasce una storia d’amore.
Come nel tuo racconto, il conflitto alla base di “Her” è l’interazione tra gli uomini e i congegni tecnologici con cui si trovano a passare il tempo, anzi la vita intera. A differenza del tuo racconto, in questo film si mostra anche il punto di vista del dispositivo. Anche. Non solo. Proviamo a ragionare sul perché.

La verità vi prego: attenzione alla trappola delle citazioni

Caro Massimo,

direi che le tue influenze cinematografiche sono piuttosto evidenti. Questo non è necessariamente un problema, non voglio identificarlo subito come tale: prima parliamone. Che le cose che amiamo e che ci piacciono siano importanti per la costruzione della nostra scrittura è un fatto, ed è un buon fatto. Come potrei amare la perfezione del racconto senza aver mai letto Checov? Come potrei desiderare di scrivere io stessa un racconto perfetto senza provare a copiare da lui? I nostri riferimenti culturali e (anche) emozionali sono il terreno su cui gettiamo le fondamenta della nostra narrazione, dunque necessari: non si costruisce niente di buono che sia campato in aria. Detto questo: è importante avere piena consapevolezza delle cose che c’influenzano; e pieno controllo: selezionare, metabolizzare, reinventare.