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Ciao Febbraio 2022: lista di letture, visioni e ascolti

Il mese di Beatrice Galluzzi

Film
Gli ordini sono gli ordini, diretto da Franco Giraldi. Una chicca del 1972 con Monica Vitti e Gigi Proietti. La protagonista, Giorgia, รจ sposata con un direttore di banca che si approfitta della sua posizione per sminuire e sfruttare la moglie, finchรฉ lei non comincia a sentire una voce fuori campo – la sua coscienza – che le suggerisce vendette irresistibili.

Libro
Sarah – La ragazza di Avetrana, di F. Piccini e G. Gazzanni, libro di inchiesta che ripercorre dieci anni di indagini e processi che seguirono allโ€™omicidio di Sarah Scazzi. Tra interviste, confessioni e buchi interrogativi, viene ricostruita lโ€™ultima estate della ragazza e di tutti i personaggi che le ruotavano intorno i quali, ancora oggi, sembrano non voler uscire dal miasma di omertร  e menzogne che li circonda.

Audiolibro
La spinta, di Ashley Audrain, letto da Chiara Francese. La tensione di questo thriller non รจ data da un omicidio ma dallโ€™oscuritร  che risiede in Blythe, una madre non troppo convinta di esserlo. Sua figlia, Violet, allโ€™inizio desiderata, si rivela avere dei problemi di attaccamento che, con la crescita, diventano veri e propri segnali di sociopatia fino a sfociare in comportamenti distruttivi.

Il mese di Francesca de Lena

Libro
Il castello interioreย di Jean Stafford, traduzione di Chiara Gabutti, BUR Rizzoli. Ormai da settimane ripiombata a pieno nel ruolo di lettrice di racconti, scopro Jean Stafford, premio pulitzer 1970 proprio per le sue short stories, e mi innamoro su tutto del suoย Unโ€™invasione di poeti, che chiude la raccolta e mostra con ironia irresistibile perchรฉ, anche quando li amiamo, รจ meglio ricordarsi di cosa parliamo quando parliamo di poeti e scrittori: โ€œChe estate terribile! Tutti i Poeti dโ€™America vennero a stare da noi.โ€

Serie tv
Orfana di una vera passione televisiva, ho provato conย Undercover, di cui avevo amato la prima stagione, ma non mi dice piรน niente; ho provato conย Inventing Anna, ma lโ€™effetto soap opera mi devasta e addormenta; recupero la lacunaย Master of none, che fa un buon lavoro di indagine ironica, sebbene il metter(si) alla berlina in quanto generazione abbia un poโ€™ stancato, e conย Il giovane Wallanderย su cui non mi sbilancio dopo sole due puntate ma di cui apprezzo lโ€™atmosfera del tutto diversa dai soliti noir scandinavi: niente neve, vuoto e natura affascinante, sembra quasi Scampia.ย 

Musica
Sempre alla ricerca di musica calma e perchรฉ no malinconica che accompagni le mie lunghe sessioni di editing al pc o tablet, scopro per caso (o forse grazie alle playlist di mio figlio Andrea, che ha colonizzato il mio spotify) il branoย Indigo Nightย di Tamino Fouad, una specie di Leonard Cohen o Nick Drake o forse Tom Waits senza raucedine, giovanissimo e di origini europee-egiziane.

Il mese di Primavera Contu

Libro
Tra i romanzi โ€œdi Nataleโ€ da recuperare cโ€™eraย Queenie, di Candice Carty-Williams (e tradotto da Maria Grazia Perugini) , scrittrice inglese di origine Jamaicana qui al suo pluripremiato romanzo dโ€™esordio (2019). La storia รจ unaย comedyย che inizia con una relazione che finisce, e parla di una donna della mia etร  che di mestiere scrive. Tentativo di sguazzare nella mia comfort zone? Indubbiamente. Ma Queenie รจ lโ€™unica donna nera nella redazione del giornale londinese in cui lavora: la mia identificazione nel personaggio, per fortuna, non รจ lo scopo qui. Si parla di razza e disparitร , ma per una volta non siamo in America.ย 

Serie Tv e Film
Ci riprovo conย The Marvelous Mrs Maisel, che รจ arrivata intanto alla quarta stagione, convinta che se tutti la osannano un motivo ci sarร , ma il trionfo diย white feminismย mi respinge e la sensazione di guardareย Una Mamma Per Amicaย in versione anni โ€˜50 รจ troppo forte. Vado avanti conย Harlem, che mi intrattiene ma non mi convince del tutto (i dialoghi e le relazioni tra i personaggi mi appaiono spesso forzati), saluto con le lacrime i personaggi diย Superstoreย (e vago tristemente alla ricerca di unโ€™altra sit com a cui affezionarmi), ma la vera bellezza รจ la seconda stagione diย Euphoria, scritta meglio della prima. Tra i tanti film brutti che per qualche motivo ho visto, un applauso aย Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinnย (per favore, non scomodiamo il femminismo: รจ pura goduria, e va bene cosรฌ).ย ย 

Musica
La colonna sonora diย Euphoriaย รจ narrazione e montaggio. Ci aveva giร  abituati alle atmosfere dreamy pop durante la prima stagione (su tutto, lโ€™elettronica di Kelsey Lu), ma nella seconda costruisce una traccia musicale in perfetto accordo con la storia. Tra rap old school e new wave anni โ€˜80,ย la playlist originale della serie HBOย รจ da ascoltare e riascoltare. Se invece preferite il rap contemporaneo, trovate tutte le voci femminili del momento nellaย soundtrack diย Inventing Anna.

Il mese di Luca Mercadante

Libro
Sireneย di Laura Pugno, Marsilio โ€“ qualche settimana prima dellโ€™arrivo di mio figlio mi capitรฒ di leggereย La stradaย di McCarthy e Wow, mi dissi, questo libro sta influenzando il modo in cui sarรฒ padre. Lโ€™altro giorno ho provato una sensazione simile con Sirene: mi รจ esploso in mano alle nove di sera e allโ€™una lโ€™avevo finito. Esiste un disegno mistico nel modo in cui certi libri ci arrivano nei momenti piรน significativi.

Serie
Bem il mostro umano โ€“ una serie animata cupa e triste del 1968 ora disponibile su Prime. รˆ un horror, ma passava in tv negli anni โ€™80 nelle fasce destinate ai bambini. Dargli unโ€™occhiata oggi vale la pena non tanto per fare i nostalgici, ma per coglierne la vera essenza: noi umani riusciamo a deludere anche i mostri.

Musica
My name is Luka,ย di Susan Vega per tutti quelli che una volta nella vita hanno abitato al secondo piano.

Il mese di Chiara M. Coscia

Serie Tv
Perย Camera di Smontaggio, ho rivistoย Fleabag, di Phoebe Waller-Bridge, che resta sempre un gioiello di scrittura e interpretazione: una serie capace di creare un effetto unico sul suo pubblico, messo in continua oscillazione tra distanza e riconoscimento, empatia e analisi critica. Per curiositร  invece ho attaccatoย Pam & Tommy, serie di impronta ryanmurphiana (ma meno glam). Non ho idea di come sia andata la vicenda (non lโ€™ho seguita allโ€™epoca e non mi sono informata ora), per cui mi godo un prodotto di intrattenimento che sin dalla primissima scena – il filmato di repertorio vero di Pamela Anderson da Jay Leno – mi sembra sia connotato in termini di tensione crescente e istanze politiche, il tutto travestito da gossip.ย 

Stand-up
Mi piace molto Ali Wong, il suoย Baby Cobraย mi aveva fatta ridere tantissimo, mi piacciono le sue espressioni facciali e il modo in cui usa il corpo (in quel caso era il corpo di una donna incinta) mentre sta sul palco e sfida costantemente il pubblico, per cui mi sono lanciata senza tentennamenti suย Don Wong, lโ€™ultimo speciale appena rilasciato su Netflix. Non รจ potente come gli altri ma resta in ogni caso unโ€™ora di televisione ben spesa.ย 

Ascolti
Trascorro ogni giorno almeno 40/60 minuti in auto – questo nei giorni meno impegnativi – e questo mese mi hanno fatto compagnia tre cose:ย il ciclo diย Duneย di Frank P. Herbert (su Audible ci sono tutti i sei libri), un incontro quotidiano con i personaggi ma anche un continuo scoprire livelli di profonditร  di riflessione e analisi sociopolitica (nella veste della saga epico-scifi) che aprono squarci di luce sulla contemporaneitร ,ย Hey Whatย dei Low, un album che รจ una composizione sinfonica in cui ogni pezzo si perde nel pezzo successivo e a ogni ascolto penso che mi piace sempre di piรน, eย questo pezzoย di John Maus, un ex professore di filosofia dalla voce baritonale che mi ricorda che in unโ€™altra vita voglio soloย fareย musica.

Onda di piena – Prima e dopo l’editing

A seguito della nostra call per Apnea scuola di lettura e editing abbiamo ricevuto circa 60 romanzi. La redazione narrativa e Francesca de Lena li hanno letti e hanno scelto quello su cui lavorare per lโ€™editing gratuito. Dopodichรฉ hanno selezionato altri 5 romanzi, i cui primi capitoli pubblichiamo ora sulla nostra rivista, prima con le note di editing in chiaro e poi in versione definitiva.


Questo รจ il quarto e l’ha scritto Alessandra Cardi. La linea che ha guidato lโ€™intervento di editing รจ stata di alleggerire in alcuni punti minimi il testo per rendere piรน fluida la narrazione e verificare la congruenza del linguaggio, dopo aver chiarito con lโ€™autrice che si tratta del racconto di un adulto che ricorda il sรฉ stesso tredicenne.


La storia: Si tratta di un romanzo familiare e di formazione, che narra il percorso di Paolo durante lโ€™estate dei suoi tredici anni quando scopre che i suoi genitori nascondono un segreto. Nellโ€™arco temporale che va dallโ€™inizio dellโ€™estate al novembre del 1966, sullo sfondo della Firenze di quegli anni, Paolo vivrร  una serie di eventi che lo porteranno da unโ€™iniziale condizione infantile a una dolorosa consapevolezza.


Onda di piena, 1ยฐ capitolo (originale con note di editing in chiaro)

di Alessandra Cardi

ยซAllora?ยป, chiesi appena uscito dal portone di casa.
ยซCalamai dice che li hanno messi fuoriยป. La faccia del Mollino luccicava per il sudore.
Senza dargli il tempo di riprendere fiato, presi a correre giรน per via deโ€™ Benci.
Arrivai per primo a scuola, saltai i gradini dellโ€™ingresso a due a due; una selva di teste mi copriva la visuale e solo quando la folla si diradรฒ un poโ€™ riuscii a leggere gli scrutini.
ยซPromossi!ยป, urlai al Mollino che boccheggiava in fondo alla scalinata.
ยซDavvero?ยป, mormorรฒ. Sembrava incredulo. ยซNon mi prendi in giro?ยป
ยซGiuro, siamo stati promossi tutti e dueยป.
La gioia mi rullava in petto.
ยซE il Tigna?ยป.
ยซAnche lui promossoยป.
Sembrรฒ un poโ€™ deluso.
I nomi dei bocciati erano scritti in rosso: Neri Giuliano e Colletti Carlo.
Dante, il bidello della scuola, mi si avvicinรฒ.
ยซRidi poco, a momenti bocciavano anche te, saiยป.

Diceva a me. Feci spallucce. Era lโ€™estate del 1966 ed ero appena stato promosso in terza media.

Avevo davanti solo le vacanze: giornate luminose da mangiare una dietro lโ€™altra senza neanche sputare il nocciolo. Era lโ€™estate del 1966, avevo compiuto tredici anni ed ero appena stato promosso in terza media.

Ignoravo allora che in autunno lโ€™Arno avrebbe sommerso Firenze, devastandola e che io avrei salvato solo ciรฒ che potevo: me stesso.

Lโ€™onda di piena avrebbe travolto tutto il resto.

Allโ€™inizio dellโ€™estate In quel giugno perรฒ ero ancora un ragazzino di tredici anni con le orecchie grandi e le ginocchia ossute, seduto sul sedile posteriore della macchina nuova di babbo che macinava lโ€™asfalto dellโ€™A1 in direzione sud.

Lโ€™odore della tappezzeria nuova mi si rivoltava nello stomaco. Tenevo lo sguardo fisso davanti. Cercavo di evocare immagini piacevoli e nella mia testa si materializzarono le tette della Latini, la mia compagna di classe, ma il puzzo dellโ€™ennesima sigaretta di babbo cancellรฒ le mie fantasie e mi sentii male.

ยซPaoloยป, disse mia madre con il naso arricciato, ยซma รจ possibile, tutte le volte?ยป

ยซNon รจ colpa mia.ยป

Mi girava la testa e sudavo freddo.

ยซChe schifoยป. Mia madre si girรฒ dallโ€™altra parte.

Arrivati a casa dei nonni anche mio fratello Tommaso aveva il viso verdognolo, ma non aveva vomitato nella macchina nuova di babbo, lui.

Mamma uscรฌ dallโ€™auto e attraversรฒ lโ€™aia con le braccia protese ad abbracciare la nonna, i tacchi delle scarpe scricchiolarono sulla ghiaia bianca disturbando le galline che si spostarono allโ€™ombra del melograno in cerca di vermi umidi da beccare.

Baciรฒ nonna Gemma senza togliersi gli occhiali da sole a farfalla; non una traccia di rossetto rimase sulla sua guancia.

Mio padre strinse le mani dei cognati che si erano raccolti intorno alla FIAT 850 blu elettrico. Per comprarla babbo aveva firmato un pacco di cambiali alto come un barattolo, ma nessuno dei suoi amici ne possedeva una altrettanto lussuosa, e questo per lui era stato un motivo sufficiente per indebitarsi.

ยซQuanto fa?ยป

ยซDopo Incisa, sul rettilineo faceva i 140 e senza tirarla al massimoยป. Babbo si lisciรฒ i baffi tronfio.

Anche mio cugino non aveva occhi che per la macchina.

ยซFammi vedere i freni a disco, zio! รˆ vero che ce li ha a tutte e quattro le ruote?ยป

Nessuno sembrava interessato a me e Tommaso. Solo la nonna ci venne incontro asciugandosi le mani bagnate sul grembiule per abbracciarci. Era una donna minuscola, che profumava di sole e di pranzi la domenica in campagna, tutti insieme.

ยซTi sei sentito male, amore?ยป, disse indicando i miei vestiti sudici. Annuii.

La sua faccia stropicciata si distese in un sorriso. ยซVieni dentro a cambiartiยป. Dopo il riverbero accecante dellโ€™aia, la penombra della cucina fu un sollievo. Dalle travi del soffitto pendevano il timo e lโ€™origano messi a essiccare, vassoi dโ€™arrosto erano schierati sul tavolo coperti da canovacci di lino, lโ€™acqua sobbolliva nel pentolone sul fuoco e le tagliatelle stese sul bancone erano pronte per essere cucinate. Una bella differenza con la trippa in scatola che ci dava la mamma. O carne, o ravioli, insomma, bastava che galleggiasse dentro una lattina e a noi toccava mangiarlo. Lei sosteneva che fosse molto moderno.

Una volta, alla Standa di via Pietrapiana aveva anche comprato le zuppe Campbell e, per quanto mi piacesse fingere di essere un cow boy, quelle non ce la feci proprio a buttarle giรน.

Si รจ suggerita l’eliminazione di questo passaggio non chiaro che puรฒ distrarre senza aggiungere nulla di determinante.

Fortuna che in Valdarno i cibi pronti non erano ben visti e la nonna continuava a stendere tagliatelle impastate con le uova di Chicca, la piรน bella delle ovaiole.

In un altro momento mi sarebbe venuto il languorino, ma avevo ancora in bocca un saporaccio e non vedevo lโ€™ora di salire di sopra a cambiarmi.

ยซVediamo un poโ€™ se i vestiti di Valerio ti vanno beneยป.

Prese dallโ€™armadio una camicia rossa a quadri e un paio di pantaloni di cotone ruvido.

ยซLui รจ piรน grande, ma anche tu ti sei alzato parecchio!ยป

Valerio, mio cugino, a settembre avrebbe cominciato le superiori.

ยซEcco, arrotoliamo queste maniche e andrร  benissimo. Lavati i denti prima di scendereยป.

Tutto a casa dei nonni era vecchio e lindo, incluso il bagno. Le mattonelle bianche riflettevano piรน dello specchio, che si era arrugginito dove poggiava sul lavandino. 

Si รจ suggerita la rimozione della frase perchรฉ rallentava il ritmo.

Scendendo al piano di sotto mi fermai davanti alla libreria in cima alle scale. I libri erano aumentati dallโ€™ultima volta, tanto che negli scaffali in basso erano disposti su tre file. Un amico dei nonni faceva il netturbino al comune di Figline e quando gli capitava qualcosa di interessante glielo portava. Potevano essere romanzi o manuali di meccanica, per lui che non sapeva leggere, erano comunque preziosi.

Il nonno prendeva in giro nonna dicendole che raccoglieva randagi, e non si riferiva solo ai libri. Lei rideva e la libreria continuava a riempirsi. Una volta arrivรฒ unโ€™intera enciclopedia per ragazzi. Ogni volume aveva il dorso di un colore diverso a seconda dellโ€™argomento. Il mio preferito era quello sui minerali. Anche quel giorno lo cercai, mi misi a sfogliarlo, cโ€™erano tantissime foto. Piรน tardi dovevo ricordarmi di chiederlo in prestito. A casa nostra non cโ€™erano libri, tranne quelli di scuola.

Mi riscossi quando la nonna mi chiamรฒ.

ยซPaolo, รจ prontoยป.

Un gran tavolo campeggiava nellโ€™aia allโ€™ombra del noce.
Eravamo talmente tanti che per apparecchiare ci erano volute due delle tovaglie del corredo della nonna, di quelle fatte a telaio, alte come una fetta di pane. Lei disse a tutti di stare attenti a non macchiarle di vino e nel dirlo cercรฒ con lo sguardo lo zio Terzilio, il suo figlio zitellone, che se non sapevi dovโ€™era bastava cercare la bottiglia di vino piรน vicina e sicuramente lo trovavi nei dintorni.

Andrea, il piรน vecchio dei miei zii, riempรฌ i bicchieri di Sangiovese ancora prima di sedersi a tavola. Lโ€™altro fratello, quello di mezzo, li guardรฒ male entrambi: lui era contrario allโ€™alcol. Forse perchรฉ sua moglie Assuntina beveva per tutti e due, diceva la mamma a voce bassa.
Eravamo tutti riuniti per il presunto compleanno di nonno Giovanni. Appena nato, era stato abbandonato a Firenze nella ruota degli innocenti e tre giorni piรน tardi, durante i festeggiamenti di San Giovanni il 24 giugno, la sua nuova famiglia lโ€™aveva adottato per onorare un voto fatto al santo patrono di Firenze.
La nonna non accettava defezioni, solo una malattia grave poteva giustificare unโ€™assenza.
Nonno ci guardรฒ a uno a uno seduti intorno al tavolo annuendo, sembrava che ci contasse come faceva con le galline prima di metterle dentro la sera. Secondo me era contento.

Al pranzo erano invitati anche quattro fratelli amici dei nonni che non si erano mai sposati e che si diceva avessero un miliardo in banca; a guardarli non lo avresti detto: curvi sul cibo, con le unghie sporche di nero e pochi denti in bocca, non avevano proprio lโ€™aria di essere ricchi

Abbiamo suggerito la cancellazione di questa frase perchรฉ non serve rimarcare con una considerazione quanto si รจ giร  mostrato in modo efficace. 

Lo zio Andrea diceva che per cena mangiavano unโ€™aringa in quattro, ma non doveva valere per il pranzo a giudicare da quante volte si servirono.

Poi il nonno in persona portรฒ in tavola lโ€™arrosto girato, lโ€™unica cosa che cucinasse. Ci passava lโ€™intera mattina a badare che non si asciugasse troppo ungendolo amorevolmente con un rametto di rosmarino intriso dโ€™olio.

Il babbo fumava tra una portata e lโ€™altra. La mamma spiluzzicava. Uno raggio di sole attraverso le foglie del noce le illuminava i capelli che profumavano di more.

Dopo mangiato ero sazio e mi sdraiai sazio sotto al melograno ad ascoltare il frinire delle cicale. Lโ€™erba mi faceva il solletico sotto al collo. Strizzavo gli occhi per guardare il cielo attraverso le foglie. Strappavo fili dโ€™erba per farci salire sopra le formiche che perรฒ si ostinavano ad aggirare lโ€™ostacolo. A un certo punto il caldo ebbe la meglio su di me e mi rifugiai in casa al fresco. In cucina cโ€™era trovai mio cugino Valerio.

ยซLa vuoi vedere una cosa da grandi?ยป

Il sonno mi passรฒ allโ€™istante. ยซCerto!ยป

Lui viveva al podere dei nonni con i suoi genitori e la sua stanza era la vecchia piccionaia della colonica. Le pareti erano tappezzate di poster dei Pooh e le macchinine, che lโ€™estate prima erano parcheggiate ovunque, erano scomparse.

Tirรฒ fuori da sotto il letto una vecchia scatola di latta.

Sbirciai dentro e vidi lโ€™album dei calciatori della Fiorentina. Adocchiai la figurina di Hamrin che mi mancava. ยซMe la regali?ยป

ยซMa no. Questo รจ un trucco per non farmi scoprire dalla nonnaยป. Mi guardรฒ dritto negli occhi. ยซLo sai che non le sfugge nulla. Certe volte sembra che abbia i superpoteriยป.

ยซSรฌ, lo soยป.

ยซQuindi ci vuole prudenzaยป.

Sollevรฒ lโ€™album e una ragazza nuda mi sorrise dalla copertina di una rivista.

ยซรˆ lโ€™ultimo numero di โ€œABCโ€ยป.

I capelli biondi raccolti sulla nuca erano lโ€™unica cosa che aveva addosso.

ยซDove lโ€™hai presa?ยป

ยซA scuola, si mettono i soldi tutti insieme e poi si tiene una settimana per uno. Bello vero? Guarda il paginone centraleยป.

ยซNiente maleยป.

Avevo le idee confuse sullโ€™argomento e le tette della Latini, cosรฌ come me le immaginavo, mi apparvero di nuovo in testa senza che potessi impedirlo.

ยซDiโ€™ la veritร , non ne avevi mai vista unaยป.

ยซCerto che sรฌ!ยป mentii di nuovo.

ยซE allora perchรฉ sei tutto rosso?ยป

No, non avevo mai parlato di sesso, neanche con il Mollino, il mio migliore amico; anche perchรฉ ero certo che ne sapesse meno di me.

Una mattina allโ€™intervallo, avevamo stilato la classifica delle tette delle compagne e la Latini aveva vinto su tutte. Io avevo votato la professoressa di matematica, ma gli altri lโ€™avevano squalificata per via dellโ€™etร . Il Mollino era rimasto zitto in un angolo tutto il tempo e poi era andato dritto da Don Bonardo a fare la spia.

No, non avrei mai parlato di ragazze con il Mollino.

Restituii la rivista a mio cugino Valerio.

ยซNon mi va di guardarle in compagnia, tutto quaยป.

ยซMa te lo sai come si fa?ยป mi chiese Valerio.

ยซCerto che lo so, per chi mi hai preso?ยป, e cominciai a snocciolare alla cieca brandelli di nozioni sentite dai compagni di classe.

ยซTe non sai proprio nullaยป.

ยซNon รจ vero. Qualcosa la so. Perchรฉ, te mi vorresti dire che sai tutto?ยป

ยซSicuro! Sta a sentireยป. E mi raccontรฒ per filo e per segno i dettagli di certi suoi incontri al pagliaio con la fidanzata. Rimasi seduto sul pavimento a bocca aperta; non credevo a una sola parola, perรฒ non mi persi neanche un particolare.

Quando scendemmo nellโ€™aia mi sentivo le punte delle orecchie in fiamme e riuscivo a pensare solo alla schiena nuda della ragazza bionda della rivista.

ยซOh, eccoli i miei uominiยป, disse il nonno. Sorseggiava il vinsanto.

Non dissi nulla.

ยซIl gatto ti ha mangiato la lingua, Paolo?ยป

Mi cacciai in bocca un pezzo di schiacciata alla fiorentina solo per avere una scusa per non rispondere; volevo pensare in pace a quello che mi aveva raccontato Valerio.

Tommaso tormentava mia cugina Camilla che lo ascoltava annoiata mentre smangiucchiava le ciliegie; affondava i denti fino al nocciolo e poi le succhiava.

Non so come, mi ritrovai a fissarle le tette. Erano piccole, niente a che vedere con quelle della Latini o della professoressa di matematica.

Onda di piena, 1ยฐ capitolo (versione definitiva)

di Alessandra Cardi

ยซAllora?ยป, chiesi appena uscito dal portone di casa.
ยซCalamai dice che li hanno messi fuoriยป. La faccia del Mollino luccicava per il sudore.
Senza dargli il tempo di riprendere fiato, presi a correre giรน per via deโ€™ Benci.
Arrivai per primo a scuola, saltai i gradini dellโ€™ingresso a due a due; una selva di teste mi copriva la visuale e solo quando la folla si diradรฒ un poโ€™ riuscii a leggere gli scrutini.
ยซPromossi!ยป, urlai al Mollino che boccheggiava in fondo alla scalinata.
ยซDavvero?ยป, mormorรฒ. Sembrava incredulo. ยซNon mi prendi in giro?ยป
ยซGiuro, siamo stati promossi tutti e dueยป.
La gioia mi rullava in petto.
ยซE il Tigna?ยป.
ยซAnche lui promossoยป.
Sembrรฒ un poโ€™ deluso.
I nomi dei bocciati erano scritti in rosso: Neri Giuliano e Colletti Carlo.
Dante, il bidello della scuola, mi si avvicinรฒ.
ยซRidi poco, a momenti bocciavano anche te, saiยป.
Feci spallucce. Era lโ€™estate del 1966 ed ero appena stato promosso in terza media. Avevo davanti solo le vacanze: giornate luminose da mangiare una dietro lโ€™altra senza neanche sputare il nocciolo.
Ignoravo allora che in autunno lโ€™Arno avrebbe sommerso Firenze, devastandola e che io avrei salvato solo ciรฒ che potevo: me stesso.

In quel giugno perรฒ ero ancora un ragazzino di tredici anni con le orecchie grandi e le ginocchia ossute, seduto sul sedile posteriore della macchina che macinava lโ€™asfalto dellโ€™A1 in direzione sud.
Lโ€™odore della tappezzeria nuova mi si rivoltava nello stomaco. Tenevo lo sguardo fisso davanti. Cercavo di evocare immagini piacevoli e nella mia testa si materializzarono le tette della Latini, la mia compagna di classe, ma il puzzo dellโ€™ennesima sigaretta di babbo cancellรฒ le mie fantasie e mi sentii male.
ยซPaoloยป, disse mia madre con il naso arricciato, ยซma รจ possibile, tutte le volte?ยป
Mi girava la testa e sudavo freddo.
ยซChe schifoยป. Mia madre si girรฒ dallโ€™altra parte.
Arrivati a casa dei nonni anche mio fratello Tommaso aveva il viso verdognolo, ma non aveva vomitato nella macchina nuova di babbo, lui.
Mamma uscรฌ dallโ€™auto e attraversรฒ lโ€™aia con le braccia protese ad abbracciare la nonna, i tacchi delle scarpe scricchiolarono sulla ghiaia bianca disturbando le galline che si spostarono allโ€™ombra del melograno in cerca di vermi umidi da beccare.
Baciรฒ nonna Gemma senza togliersi gli occhiali da sole a farfalla; non una traccia di rossetto rimase sulla sua guancia.
Mio padre strinse le mani dei cognati che si erano raccolti intorno alla FIAT 850 blu elettrico. Per comprarla babbo aveva firmato un pacco di cambiali alto come un barattolo, ma nessuno dei suoi amici ne possedeva una altrettanto lussuosa, e questo per lui era stato un motivo sufficiente per indebitarsi.
ยซQuanto fa?ยป
ยซDopo Incisa, sul rettilineo faceva i 140 e senza tirarla al massimoยป. Babbo si lisciรฒ i baffi tronfio.
Anche mio cugino non aveva occhi che per la macchina.
ยซFammi vedere i freni a disco, zio! รˆ vero che ce li ha a tutte e quattro le ruote?ยป
Nessuno sembrava interessato a me e Tommaso. Solo la nonna ci venne incontro asciugandosi le mani bagnate sul grembiule per abbracciarci. Era una donna minuscola, che profumava di sole e di pranzi la domenica in campagna, tutti insieme.
ยซTi sei sentito male, amore?ยป, disse indicando i miei vestiti sudici. Annuii.
La sua faccia stropicciata si distese in un sorriso. ยซVieni dentro a cambiartiยป.
Dopo il riverbero accecante dellโ€™aia, la penombra della cucina fu un sollievo. Dalle travi del soffitto pendevano il timo e lโ€™origano messi a essiccare, vassoi dโ€™arrosto erano schierati sul tavolo coperti da canovacci di lino, lโ€™acqua sobbolliva nel pentolone sul fuoco e le tagliatelle stese sul bancone erano pronte per essere cucinate. Una bella differenza con la trippa in scatola che ci dava la mamma. O carne, o ravioli, insomma, bastava che galleggiasse dentro una lattina e a noi toccava mangiarlo. Lei sosteneva che fosse molto moderno. Fortuna che in Valdarno i cibi pronti non erano ben visti e la nonna continuava a stendere tagliatelle impastate con le uova di Chicca, la piรน bella delle ovaiole.
In un altro momento mi sarebbe venuto il languorino, ma avevo ancora in bocca un saporaccio e non vedevo lโ€™ora di salire di sopra a cambiarmi.
ยซVediamo un poโ€™ se i vestiti di Valerio ti vanno beneยป.
Prese dallโ€™armadio una camicia rossa a quadri e un paio di pantaloni di cotone ruvido.
ยซLui รจ piรน grande, ma anche tu ti sei alzato parecchio!ยป
Valerio, mio cugino, a settembre avrebbe cominciato le superiori.
ยซEcco, arrotoliamo queste maniche e andrร  benissimo. Lavati i denti prima di scendereยป.
Scendendo al piano di sotto mi fermai davanti alla libreria in cima alle scale. I libri erano aumentati dallโ€™ultima volta, tanto che negli scaffali in basso erano disposti su tre file. Un amico dei nonni faceva il netturbino al comune di Figline e quando gli capitava qualcosa di interessante glielo portava. Potevano essere romanzi o manuali di meccanica, per lui che non sapeva leggere, erano comunque preziosi.
Il nonno prendeva in giro nonna dicendole che raccoglieva randagi, e non si riferiva solo ai libri. Lei rideva e la libreria continuava a riempirsi. Una volta arrivรฒ unโ€™intera enciclopedia per ragazzi. Ogni volume aveva il dorso di un colore diverso a seconda dellโ€™argomento. Il mio preferito era quello sui minerali. Anche quel giorno lo cercai, mi misi a sfogliarlo, cโ€™erano tantissime foto. Piรน tardi dovevo ricordarmi di chiederlo in prestito. A casa nostra non cโ€™erano libri, tranne quelli di scuola.
Mi riscossi quando la nonna mi chiamรฒ.
ยซPaolo, รจ prontoยป.
Un gran tavolo campeggiava nellโ€™aia allโ€™ombra del noce.
Eravamo talmente tanti che per apparecchiare ci erano volute due delle tovaglie del corredo della nonna, di quelle fatte a telaio, alte come una fetta di pane. Lei disse a tutti di stare attenti a non macchiarle di vino e nel dirlo cercรฒ con lo sguardo lo zio Terzilio, il suo figlio zitellone, che se non sapevi dovโ€™era bastava cercare la bottiglia di vino piรน vicina e sicuramente lo trovavi nei dintorni. Andrea, il piรน vecchio dei miei zii, riempรฌ i bicchieri di Sangiovese ancora prima di sedersi a tavola. Lโ€™altro fratello, quello di mezzo, li guardรฒ male entrambi: lui era contrario allโ€™alcol. Forse perchรฉ sua moglie Assuntina beveva per tutti e due, diceva la mamma a voce bassa.
Eravamo tutti riuniti per il presunto compleanno di nonno Giovanni. Appena nato, era stato abbandonato a Firenze nella ruota degli innocenti e tre giorni piรน tardi, durante i festeggiamenti di San Giovanni il 24 giugno, la sua nuova famiglia lโ€™aveva adottato per onorare un voto fatto al santo patrono di Firenze.
La nonna non accettava defezioni, solo una malattia grave poteva giustificare unโ€™assenza.
Nonno ci guardรฒ a uno a uno seduti intorno al tavolo annuendo, sembrava che ci contasse come faceva con le galline prima di metterle dentro la sera. Secondo me era contento.
Al pranzo erano invitati anche quattro fratelli amici dei nonni che non si erano mai sposati e che si diceva avessero un miliardo in banca; a guardarli non lo avresti detto: curvi sul cibo, con le unghie sporche di nero e pochi denti in bocca. Lo zio Andrea diceva che per cena mangiavano unโ€™aringa in quattro, ma non doveva valere per il pranzo a giudicare da quante volte si servirono.
Poi il nonno in persona portรฒ in tavola lโ€™arrosto girato, lโ€™unica cosa che cucinasse. Ci passava lโ€™intera mattina a badare che non si asciugasse troppo ungendolo amorevolmente con un rametto di rosmarino intriso dโ€™olio.
Il babbo fumava tra una portata e lโ€™altra. La mamma spiluzzicava.
Dopo mangiato e mi sdraiai sazio sotto al melograno ad ascoltare le cicale. Lโ€™erba mi faceva il solletico sotto al collo. Strizzavo gli occhi per guardare il cielo attraverso le foglie. Strappavo fili dโ€™erba per farci salire sopra le formiche che perรฒ si ostinavano ad aggirare lโ€™ostacolo. A un certo punto il caldo ebbe la meglio su di me e mi rifugiai in casa al fresco. In cucina trovai mio cugino Valerio.
ยซLa vuoi vedere una cosa da grandi?ยป
Il sonno mi passรฒ allโ€™istante. ยซCerto!ยป
Lui viveva al podere dei nonni con i suoi genitori e la sua stanza era la vecchia piccionaia della colonica. Le pareti erano tappezzate di poster dei Pooh e le macchinine, che lโ€™estate prima erano parcheggiate ovunque, erano scomparse.
Tirรฒ fuori da sotto il letto una vecchia scatola di latta.
Sbirciai dentro e vidi lโ€™album dei calciatori della Fiorentina. Adocchiai la figurina di Hamrin che mi mancava. ยซMe la regali?ยป
ยซMa no. Questo รจ un trucco per non farmi scoprire dalla nonnaยป. Mi guardรฒ dritto negli occhi. ยซLo sai che non le sfugge nulla. Certe volte sembra che abbia i superpoteriยป.
ยซSรฌ, lo soยป.
ยซQuindi ci vuole prudenzaยป.
Sollevรฒ lโ€™album e una ragazza nuda mi sorrise dalla copertina di una rivista.
ยซรˆ lโ€™ultimo numero di โ€œABCโ€ยป.
I capelli biondi raccolti sulla nuca erano lโ€™unica cosa che aveva addosso.
ยซDove lโ€™hai presa?ยป
ยซA scuola, si mettono i soldi tutti insieme e poi si tiene una settimana per uno. Bello vero? Guarda il paginone centraleยป.
Avevo le idee confuse sullโ€™argomento e le tette della Latini, cosรฌ come me le immaginavo, mi apparvero di nuovo in testa senza che potessi impedirlo.
ยซDiโ€™ la veritร , non ne avevi mai vista unaยป.
ยซCerto che sรฌ!ยป
ยซE allora perchรฉ sei tutto rosso?ยป
No, non avevo mai parlato di sesso, neanche con il Mollino, il mio migliore amico; anche perchรฉ ero certo che ne sapesse meno di me.
Una mattina allโ€™intervallo, avevamo stilato la classifica delle tette delle compagne e la Latini aveva vinto su tutte. Io avevo votato la professoressa di matematica, ma gli altri lโ€™avevano squalificata per via dellโ€™etร . Il Mollino era rimasto zitto in un angolo tutto il tempo e poi era andato dritto da Don Bonardo a fare la spia.
No, non avrei mai parlato di ragazze con il Mollino.
Restituii la rivista a Valerio.
ยซNon mi va di guardarle in compagnia, tutto quaยป.
ยซMa te lo sai come si fa?ยป
ยซCerto che lo so, per chi mi hai preso?ยป, e cominciai a snocciolare alla cieca brandelli di nozioni sentite dai compagni di classe.
ยซTe non sai proprio nullaยป.
ยซNon รจ vero. Perchรฉ, te sai tutto?ยป
ยซSicuro! Sta a sentireยป. E mi raccontรฒ per filo e per segno i dettagli di certi suoi incontri al pagliaio con la fidanzata. Rimasi seduto sul pavimento a bocca aperta; non credevo a una sola parola, perรฒ non mi persi neanche un particolare.
Quando scendemmo nellโ€™aia mi sentivo le punte delle orecchie in fiamme e riuscivo a pensare solo alla schiena nuda della ragazza bionda della rivista.
ยซOh, eccoli i miei uominiยป, disse il nonno. Sorseggiava il vinsanto.
Non dissi nulla.
ยซIl gatto ti ha mangiato la lingua, Paolo?ยป
Mi cacciai in bocca un pezzo di schiacciata alla fiorentina solo per avere una scusa per non rispondere; volevo pensare in pace a quello che mi aveva raccontato Valerio.
Tommaso tormentava mia cugina Camilla che lo ascoltava annoiata mentre smangiucchiava le ciliegie; affondava i denti fino al nocciolo e poi le succhiava.
Non so come, mi ritrovai a fissarle le tette. Erano piccole, niente a che vedere con quelle della Latini o della professoressa di matematica.


Alessandra Cardi lavora nella moda. Ha da sempre la passione per la scrittura, passione che ha rafforzato frequentando corsi di scrittura creativa e tecniche di narrazione. Diversi suoi racconti sono stati selezionati per la pubblicazione in antologie.


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โ€œAnd Just Like Thatโ€… : com’รจ cambiato Sex and The City dopo 17 anni?

di Claudia Vanti

Sex and the City รจ tornato sugli schermi, a distanza di 17 anni dallโ€™ultima puntata della prima stagione della serie HBO, con un nuovo nome, dieci puntate appena trasmesse e un documentario che ne racconta la realizzazione ma in un certo senso non se nโ€™era mai andato: lโ€™interesse per un racconto che ha segnato la storia del costume non era svanito, malgrado due film sequel quantomeno discutibili, un prequel incolore e limiti narrativi piรน che evidenti giร  dalla prima ora.
A metร  del 2020, per esempio, ha preso il via il podcast Tutte col Tutรนย curato da Marina Pierri ed Eugenia Fattori, che ha esordito con una puntata dal titolo Perchรฉ parliamo ancora di Sex and the City? e che, di argomento in argomento รจ giunto fino alla disamina settimanale degli episodi piรน recenti.
Inoltre, dal momento in cui si รจ cominciato a parlare di And just like thatโ€ฆ, e soprattutto da quando sono iniziate le riprese degli episodi sotto nuovo nome (a rimarcare il fatto che il capitolo precedente, quello con Kin Catrall/Samantha Jones รจ definitivamente chiuso), lโ€™attenzione verso tutti i rumors e verso gli scatti rubati alle scene รจ stata altissima, con account Instagram dedicati a documentare ogni singolo frame, scorcio, luogo e ovviamente ogni singolo vestito o sandalo.

Giร , vestiti&scarpe, perchรฉ oggi come ieri ci sono due cose imprescindibili nello storytelling di queste quattro (ora tre) donne: New York e la moda, cioรจ le due uniche cose che ci permettono di guardare alle sei stagioni originarie ancora con indulgenza, senza i sensi di colpa postumi generati da semplificazioni urticanti su temi importanti, biancocentrismo, stereotipi sulle comunitร  LGBTQAI+ (se non vera e propria transfobia) e altri scivoloni assortiti.
A fine anni โ€™90 tutto ciรฒ era meno evidente, meno palesemente insostenibile, forse anche perchรฉ il nucleo della serie HBO era prima di tutto il racconto sullโ€™amicizia di quattro donne sulla trentina, single, professionalmente autonome e intente a vivere le relazioni affettive e il sesso con una libertร  e unโ€™autodeterminazione che, non si puรฒ negarlo, rappresentava un notevole scardinamento dei canoni di scrittura riservati ai ruoli femminili al cinema o in tv.
Uno scardinamento di immagine che si puรฒ pensare sia stato alla base anche di prodotti successivi meno patinati come Girls o, perchรฉ no, Fleabag.

Sempre lo stesso scardinamento che ha fatto pensare a chi scrive che in fondo, sรฌ, in certe conversazioni io e le mie amiche ci ritrovavamo, a cavallo del 2000, un poโ€™ piรน giovani delle 4 protagoniste – ma si sa, il gap culturale faceva sรฌ che gli aperitivi di massa stessero appena esplodendo a Milano e in altre cittร  italiane – e sรฌ, durante quegli aperitivi e cene non si parlava certo di veli da sposa. Magari la relazione stabile cโ€™era o era agognata (come per le nostre precorritrici newyorkesi), ma il โ€œsexโ€ era sicuramente un argomento piรน interessante. Solo un attimo meno interessante degli abiti di Carrie&amiche, in una disamina degli outfit motivata anche dallโ€™impossibilitร  di accedere a guardaroba altrettanto straordinari e sterminati che ne amplificava il desiderio.
Patricia Field, storica costumista della serie, ha reso lo styling un elemento fondante della narrazione, un elemento necessario per approfondire le caratteristiche dei personaggi (cosa che in molti altri casi รจ colpevolmente trascurata) e per inserire elementi narrativi che si sviluppavano nellโ€™arco delle puntate.
Basti citare episodi come Scrittrice in passerella (The real me, 4×02) o Diritto alle scarpeย  (A Woman’s Right to Shoes, 6×09), nel quale una commessa ricorda a una โ€œsuper mammaโ€ย  di tenere le manine dei propri bambini lontane dalle preziose scarpe di Manolo Blanhik: praticamente per molte, me compresa, una rivendicazione di libertร  nella scelta delle prioritร . O quasi.
Comunque sia il mix creato da Field fra brand di lusso, vintage (che, sembra incredibile, a fine anni โ€™90 era ancora poco praticato) e capi della grande distribuzione, ha assunto esso stesso unโ€™identitร  talmente forte da diventare ispiratore per stilisti, stylist, redattori di riviste e appassionatษ™ di moda a vario livello, e ha reso universalmente celebri appunto marchi come Manolo Blanhik, passato rapidamente da oggetto di lusso e di super nicchia a oggetto del desiderio di massa.
Patricia Field si poteva considerare una figura anomala, a metร  degli anni โ€™90, non esattamente una costumista in senso classico, ma piuttosto una stylist (e cioรจ chi sceglie e abbina i capi per i servizi fotografici delle riviste o per le sfilate), capace di fare convivere tanti diversi spunti in look spesso oggettivamente improbabili al di fuori di una passerella ma che, soprattutto per il personaggio Carrie Bradshaw, erano costituivi di unโ€™identitร  suggerita come bohรฉmienne, eccentrica e peculiare.
E per i look piรน improbabili, per noi del mondo fuori New York, cโ€™era sempre lo sfondo di quella cittร , la quinta o sesta protagonista, a suggerirci che lรฌ, tutto sommato, forse non erano cosรฌ improponibili.
Stylist appunto, Patricia Field, ma anche stilista con piccole collezioni autoprodotte (rivendica la paternitร  dei leggings) e vendute nel suo negozio nella Bowery, e grandi ricerche per ispirazione tanto nei charity shop e mercatini dellโ€™usato quanto negli atelier e negozietti nati attorno allโ€™estetica della comunitร  delle ballroom LGBTQAI+.
Unโ€™ispirazione composita e variegata che ha reso un enorme servizio alla serie, riconoscibile anche per i look e gli abbinamenti di colori a contrasto, i capi iper romantici (il tulle onnipresente!) portati sotto trench e cappotti maschili di Carrie, le mise supersexy e fascianti di Samantha (ma sempre con un tocco di power dressing, abiti usati per affermare il proprio ruolo), lโ€™eleganza convenzionale di Charlotte vivacizzata da accessori colorati e lo stile minimale-sofisticato di Miranda, ma che paradossalmente non ha fruttato alla sua creatrice una grandissima popolaritร  nellโ€™industria televisiva e cinematografica. Con la notevole eccezione di Devil wears Prada, ma in effetti questo lo si potrebbe considerare quasi un progetto collaterale di SATC, almeno a livello estetico.

Questa unicitร  nellโ€™approccio ai costumi, o meglio, ai look, ha per contro originato un rapporto di mutuo scambio con la moda e i suoi brand piรน rappresentativi, che, soprattutto dalla terza stagione in poi, hanno utilizzato SATC come lโ€™ennesimo strumento di visibilitร  ma, accettando il gioco di vedersi reinterpretati e assemblati liberamente, ne hanno ottenuto in cambio nuovi contenuti, nuovi spunti anche a proprio uso e consumo, con collaborazioni creative che hanno coinvolto per esempio Prada o Marc Jacobs.
Nellโ€™ultima stagione โ€“ la sesta – il meccanismo si fa perรฒ piรน scoperto, giร  vicino al product placement dichiarato del primo film (il secondo รจ oltre ogni livello di sponsorizzazione accettabile e non merita di essere preso in esame), e lโ€™ossessione per i brand del lusso europei prende il sopravvento. Anche se, come ci ricordano gli ultimi due episodi girati a Parigi, i look troppo sopra le righe, il flirt con lโ€™estetica delle drag queen, in una location cosรฌ altezzosa ed elegante un poโ€™ stonano. Le commesse di Dior sono lรฌ a ricordarlo con uno sguardo gelido e perfetto a una povera Carrie scivolata sul pavimento della boutique in un fagotto di capi improvvisamente meno affascinanti.
Si era infine nel 2004, unโ€™epoca diversa rispetto agli esordi del 1998, unโ€™epoca meno creativamente anarchica ma altresรฌ dominata dallโ€™aspirazione generalizzata al lusso.

And just like thatโ€ฆ รจ arrivato sugli schermi a fine 2021, unโ€™epoca ancora diversa, del tutto diversa, nella quale le aspettative per la serie reboot erano altissime ma anche nella quale era impensabile programmarne lโ€™uscita senza provare a risolvere alcuni nodi cruciali a livello di contenuti: la rappresentazione di persone non bianche e il rapporto con le loro identitร  culturali, una maggiore attenzione ad argomenti riguardanti identitร  di genere e, non ultimo, il modo di concepire lโ€™immagine femminile, tenendo conto che lโ€™etร  anagrafica delle protagoniste avrebbe introdotto una categoria di donne in genere poco rappresentate: le โ€œ50 piรน o menoโ€.
Alla guida del progetto le firme storiche, Darren Star (creatore) e Michael Patrick King (producer e in parte regista), coadiuvati dal terzo episodio in poi da una writers room tutta al femminile (Samantha Irby, Rachna Fruchbom, and Keli Goff) alla quale si sono probabilmente affidate le speranze di togliere alla scrittura quella impronta cis-gay maschile che era il filtro di interpretazione per le figure femminili della serie madre.

Patricia Field, lโ€™identitร  estetica โ€“ ottantenne โ€“ non ha preso parte al progetto, sostituita da Molly Rogers e Danny Santiago, la prima in qualitร  di sua ex-collaboratrice. Un piccolo intoppo, forse, passato inosservato per il deflagrare di due grossi guai, oltra allโ€™annunciata assenza di Kim Catrall/Samantha dal cast: la morte di Willie Garson, e quindi la forzata marginalizzazione e poi scomparsa del personaggio di Stanford, storico amico di Carrie, e le accuse di molestie e violenze sessuali rivolte a Chris Noth, ovvero โ€œMr. Bigโ€. Il ricorrente e definitivo interesse amoroso di Carrie, pur non destinato a proseguire come personaggio allโ€™interno dello script, รจ stato poi cancellato anche dal breve cammeo previsto per il finale di stagione.
Un inizio complicato, che perรฒ a detta di molti critici non ha tolto interesse a una narrazione che effettivamente due o tre cose da dire pare ancora avercele, proprio a partire da quelli che erano i punti โ€œsensibiliโ€.
Andiamo con ordine.

La rappresentazione di persone non bianche: che SATC sia stata quantomeno โ€œdisattentaโ€ era clamorosamente palese, anche mentre andava in onda. Dโ€™accordo, era una fotografia parziale, scattata allโ€™interno della sola Manhattan in ambienti altoborghesi, ambienti perรฒ (arte, moda, giornalismo, e pubbliche relazioni) nei quali ventโ€™anni fa si registravano giร  frequentazioni molto miste, almeno per quello che riguarda le persone afroamericane. Discorso diverso per il mondo latino (Jennifer Lopez ha raggiunto comunque il successo planetario nel 2001 e la non-WASP Mariah Carey giร  nei primi โ€˜90) e per altre origini, ma insomma, il ritardo cโ€™era ed era manifesto.
Con AJLT si รจ cercato di evolvere il discorso, con uno sforzo di scrittura in parte doveroso e in parte come naturale espressione dello spirito dei tempi: lษ™ quattro nuovษ™ personaggษ™, potenzialmente in grado di allargare il concetto di sorellanza originale a una comunitร  aperta (e anche questo รจ un dato interessante), sono afroamericanษ™/latinx/indianษ™; se poi si conta anche il maggior spazio riservato allโ€™ “italianoโ€ Anthony, ex-marito di Standford, che gli subentra nel ruolo di nuovo amico del cuore, il mosaico รจ decisamente piรน vario.
La scrittura delle interazioni fra personaggษ™ storicษ™ e nuove entrate รจ abbastanza riuscita, nel senso che si cerca quasi di fare i conti con i propri errori precedenti, giocando al limite dellโ€™autoironia in situazioni nelle quali soprattutto Miranda e Charlotte mostrano senza filtri la loro inadeguatezza rispetto ai non bianchi ed esprimendo volontร  di capire, di imparare. Certo รจ, perรฒ, che lโ€™effetto della lista da cui spuntare le โ€œdebite presenzeโ€ in alcuni momenti si avverte, e le gag a tema โ€œcringeโ€, costruite su momenti di imbarazzo, sono un poโ€™ ripetute, con un espediente narrativo che rischia di diventare ingeneroso verso cinquantenni meno sprovvedutษ™ , anche perchรฉ le nostre non hanno in realtร  giustificazioni per esserlo.
Un poโ€™ stridenti poi sono le dichiarazioni di intenti esplicite, come Carrie che chiede alla nuova amica Seema โ€œse indosso un sari a una festa alla quale tu mi hai invitata non รจ appropriazione culturale, vero?โ€ (In realtร  si tratta di un lehenga, una gonna ampia con un top). Troppo didascalico, oltre a essere una domanda passivo-aggressiva e autoassolutoria, visto che la risposta la si dร  per scontata. โ€œShow, donโ€™t tellโ€, mostra, non raccontare, รจ unโ€™espressione di tecnica narrativa che sarebbe sempre valida, ma nel mondo di Carrie cโ€™erano molte questioni in sospeso e una quota di didascalismo forse era inevitabile.

Le identitร  non binarie: SATC ci aveva mostrato donne essenzialmente eterosessuali (salvo sporadiche esperienze) e uomini gay cisgender, con molte concessioni agli stereotipi e poche sfumature. Plausibile, data lโ€™epoca, ma non del tutto, visto il contesto di locali notturni e moda, e poco generoso soprattutto verso le persone transgender alle quali si rubavano perรฒ moltissimi spunti estetici. Era ovvio che nel reboot ci si avvicinasse alle identitร  non binarie con un approccio totalmente diverso. Anche qui in generale la scrittura รจ abbastanza buona, con lโ€™introduzione di Che Diaz, soprattutto, unษ™ stand up comedian millenial che interagisce variamente con Carrie e Miranda, e con dialoghi che introducono la โ€œnovitร โ€ del non binarismo senza cedere alla tentazione della gag del confronto generazionale, ma anzi innescando rapporti non banali.
Charlotte dal canto suo deve occuparsi di genere non binario allโ€™interno della sua prole, in modo credibile, date le premesse del suo personaggio: conservatrice ma non bigotta, accogliente e disposta a farsi delle domande. La battuta cattiva, infelice, รจ invece affidata ad Anthony, lโ€™uomo gay โ€œvecchio stileโ€: che sia unโ€™ammissione di colpa da parte di Darren Star e Michel Patrick King per avere usato in passato luoghi comuni e definizioni sommarie? O una vendetta delle attuali sceneggiatrici?

Infine non resta che affrontare lโ€™argomento dellโ€™immagine femminile (e, ovviamente, degli abiti che la rivestono): a novembre si รจ parlato di Sarah Jessica Parker tanto per sua copertina di Vogue America quanto per la sua rivendicazione del โ€œdiritto alle rugheโ€ in risposta alle continue critiche e ai commenti sul suo aspetto fisico via social, tesi a rimarcare come per le donne attorno ai 50 in questo momento ci sia uno spazio molto ridotto o nullo, tantomeno nellโ€™industria dellโ€™intrattenimento. โ€œSembra che le persone non vogliano vederci a posto con noi stesse, preferiscono che soffriamo un poโ€™ per quello che siamo oggi, sia che decidiamo di invecchiare in maniera naturale o che proviamo a fare qualcosa per sentirci meglioโ€.
L’attrice ha ragione: se in qualche modo i modelli culturali dominanti sono venuti a patti con lโ€™idea che molte fasce di donne meritino una rappresentazione adeguata, vero รจ che fra quarantenni percepite come le nuove trentenni ed eccentriche ultra sessantacinquenni (Grace & Frankie) quella dei โ€œ50 e qualcosaโ€ รจ una terra di nessuno che finora รจ stata molto trascurata, per non dire negata. E che, in una sorta di spirale negativa che si autoalimenta, non incontra neppure i favori del pubblico. In questo senso AJLT puรฒ in effetti scardinare qualche convenzione, a partire proprio dallโ€™essere un prodotto di massa e non di nicchia, e tutto sommato lโ€™immagine proposta di queste amiche cinquantenni รจ abbastanza credibile, pur con la premessa che si tratta di donne benestanti ed estremamente privilegiate, e altrettanto non banale.
La moda in questo cโ€™entra molto, e tutto quello che negli anni fra il 2004 e oggi si รจ mosso nella ridefinizione del rapporto fra corpi e abiti. Gli over 50 hanno un maggiore potere economico rispetto ai pur corteggiatissimi Gen Z, rappresentano un segmento importantissimo per tutta lโ€™industria della moda e sono stati via via sempre piรน coinvolti nella rappresentazione del glamour. Pensiamo alla campagna di Cรฉline che ritraeva Joan Didion, o Joni Mitchell per Saint Laurent, nel 2015: sono stati i primi segnali di una tendenza molto potente, che ha ridefinito lโ€™immaginario della moda, e andavano piรน in profonditร  di una semplice campagna pubblicitaria.
Incrociando analisi di mercato, strategie commerciali, desideri/bisogni dei clienti e tendenze socio-culturali รจ evidente che lโ€™etร  รจ una risorsa in termini di ricettivitร  e un incredibile fattore di novitร  creativa nellโ€™ideazione e nella comunicazione dei prodotti.

Da un decennio almeno le modelle over 50, le famosissime Linda-Christy-Naomi degli anni โ€˜90 e le altre, rubano spesso la scena alle loro colleghe piรน giovani, diventando, con il plus di una personalitร  piรน stratificata, fulcro ed espressione dellโ€™identitร  di una collezione o della visione di uno stilista. La grande popolaritร  riscossa dalle trend setter piรน agรฉes รจ dovuta senzโ€™altro alla diffusione di contenuti in rete, e al successo di Instagram, ma ci sono anche personaggi la cui popolaritร  fra gli addetti ai lavori precede il web, per i quali questo รจ stato soltanto un veicolo per raggiungere un pubblico veramente di massa. Basti citare le icone apprezzate da decenni come Iris Apfel (ora centenaria ex arredatrice della Casa Bianca) e Carmen Dellโ€™Orefice โ€“ storica modella degli anni โ€™50, o al successo di un blog come Advanced Style, โ€œun progettoย  – nelle parole del suo creatore Ari Seth Cohen – dedicato a catturare il talento sartoriale del โ€œsenior setโ€.
Su un piano decisamente piรน concettuale merita una citazione anche la visione creativa di Demna Gvasalia, direttore artistico di Balenciaga che si muove con sicurezza fra i codici dello streetwear e la riproposizione degli abiti da lavoro come divise contemporanee. Queste sono spesso declinate negli empowering dresses, โ€œabiti potenziantiโ€ dei professionisti di mezzโ€™etร , completi sartoriali e abiti neo-formali per architetti, ingegneri, consulenti, artisti come quelli che si vedono proprio sulle passerelle di Balenciaga e che ci suggeriscono lโ€™immagine di chi รจ in grado di rimodellare la societร  in cui vive.
Tanti contenuti, in relazione allโ€™etร , nel mondo moda, sebbene il limite attuale stia nel fatto che ci si muove ancora allโ€™interno di un segmento alto, pret ร  porter di lusso, quello cioรจ delle nostre protagoniste di AJLT, mentreย  il fast fashion e la larghissima maggioranza dei prodotti di target medio basso fanno ancora riferimento a modelli culturali per i quali la barriera dellโ€™etร  รจ tuttora una discriminante.

Questa lunga premessa sullo stato della moda in relazione allโ€™etร  aggiunge una chiave di lettura ai costumi, o meglio ai look, di AJLT, perchรฉ si tratta di un bacino nel quale la rappresentazione di donne ultracinquantenni poteva trovare molti spunti.
La scelta operata da costumisti e showrunner รจ invece piuttosto conservativa, cristallizzata nellโ€™immagine che le protagoniste ci mostravano ventโ€™anni fa: Carrie ancora bohรฉmienne e con gli accostamenti spericolati del caso, Charlotte ancora romantica e perfettamente aderente a un modello di femminilitร  retroโ€™ un poโ€™ stucchevole e Miranda ancora intenta a unire praticitร  e voglia di trasgredire.
Le nuove entrate aggiungono qualche tessera a un puzzle giร  visto, come Lisa (una magnifica Nicole Ari Parker), versione extra lusso della femminilitร  โ€œselvaggiaโ€ di Samantha ,con orecchini e collane giganteschi e colori sgargianti.
Sono combattuta, perchรฉ da un lato non posso che apprezzare la scelta di ribadire la libertร  di tenere fede al proprio stile indipendentemente dallโ€™avanzare degli anni (fra i commenti piรน frequenti su Instagram ricorrono quelli che sanciscono che โ€œa quelle etร , vestite cosรฌ, si รจ ridicoleโ€); dallโ€™altro penso che si sarebbe potuto fare di piรน, sperimentare con combinazioni meno collaudate e suggerire frequentazioni di boutiques diverse, a partire appunto da quello stile Balenciaga/concettuale citato sopra che รจ al centro del discorso moda di oggi e che ha sostituito l’ossessione per Prada di ventโ€™anni fa. Carrie, sei una scrittrice โ€“ qualsiasi cosa voglia dire nel tuo caso โ€“ e lo dovresti sapere che gli abiti sono narrazioni, possibile che in ventโ€™anni non ti abbiano sfiorato storie diverse?

Ma almeno il โ€œtabรนโ€ dellโ€™etร , anche come โ€œcorpi dentro degli abitiโ€ รจ stato comunque risolto piuttosto bene, per lo meno nel ribadire che non ci sono etร  adatte o inadatte.
Rimane perรฒ un colossale rimosso in sottofondo, e cioรจ quello delle taglie degli abiti in questione.
Uno degli storici problemi di SATC, almeno a posteriori, infatti era la grassofobia, problema tuttora non risolto, ma forse, come dice uno showrunner concorrente, Ryan Murphy, โ€œรจ meglio introdurre una minoranza alla voltaโ€.
I kili, comunque sia, o per non sovraccaricare il discorso o per idiosincrasia della Sarah Jessica Parker producer (la sua taglia 36 รจ arcinota), anche in AJLT praticamente non trovano posto.
E dire che nella moda ufficiale i corpi non conformi ci sono da tempo, dalle prime โ€“ e sporadiche โ€“ apparizioni delle modelle curvaceous o delle star come Beth Ditto ai casting di taglie miste di tantissimi brand di oggi, ai servizi redazionali e alle pubblicitร  e forse anche allo sguardo del pubblico (pur condizionato da decenni) se รจ vero che celebrities e influencer di taglie ben over 42 (Beyoncรฉ su tutte, ma anche Kim Kardashian, America Ferrera e Cardi B) sono amatissime e seguitissime, malgrado lโ€™hate speech che comunque prima o poi colpisce tuttษ™, anche le taglie mini. AJLT al momento non ha colmato questo gap, ma non รจ detto che qualcosa non cambi nei prossimi episodi o in una prossima stagione, in fondo Sarah Jessica non potrร  fare ostruzionismo per sempre!

Intanto il 3 dicembre รจ stata rilasciata su Amazon Prime Harlem, una serie che definire un clone di SATC sembra quasi riduttivo: quattro amiche โ€œ30 somethingโ€, diversissime ma legatissime, problemi sentimentali e sesso occasionale, la figura di spicco del quartetto, Camille, che affida le riflessioni dellโ€™episodio non piรน alla tastiera del Mac ma a lezioni universitarie (รจ una docente di antropologia) e ha un principe azzurro perduto con tutte le complicazioni del casoโ€ฆ insomma, tutto visto e rivisto.
Ma: il titolo suggerisce che le quattro ragazze non sono bianche, e il quartiere รจ una parte importante della narrazione: non N.Y. ma la sola Harlem, a rimarcare bene un discorso identitario; inoltre Camille ha una docenza traballante, Angela รจ orgogliosamente lontana dalla taglia 36 ed รจ una cantante semi fallita, Quinn รจ di famiglia ricca ma un lavoro da stilista che non ingrana ed รจ costretta a chiedere soldi alla madre, umiliandosi, e Tye, omosessuale fuggita dalla provincia con un passato ingombrante, ha ottenuto sรฌ un grande successo professionale ma il confronto-scontro con il sistema patriarcale del mondo degli affari le pone parecchi problemi. Parlano molto, le quattro ragazze, di appartenenza culturale, di razzismo esplicito o strisciante, di pregiudizi a doppio senso e di molto altro, pur in una struttura da comedy leggerina, e questo parlare ha fatto storcere il naso a moti critici, che hanno contestato la pretesa di affrontare temi seri generando unโ€™accozzaglia di spunti socio-politici poco approfonditi. Ma a una comedy fino a che punto si puรฒ chiedere di โ€œapprofondire la questioneโ€? E malgrado le ingenuitร  narrative di una sceneggiatura tuttโ€™altro che perfetta siano evidenti, il procedere per frammenti e discorsi accennati non รจ effettivamente molto tipico delle chiacchiere fra amicษ™ nelle quale si passa senza soluzione di continuitร  da gossip, battute, aneddoti ad โ€œargomenti macignoโ€ senza necessariamente approfondirli?
(Vorrei sapere poi se le critiche che ho letto sono state scritte da redattori bianchi, giusto per completezza).
Il tutto รจ poi, sulla falsariga di SATC, visivamente molto piacevole, e allegramente meno patinato, location e abiti sono molto colorati, spunti differenti ma con particolare attenzione alla downtown dei negozietti (come quello di Dapper Dan, designer che ha โ€œispiratoโ€ anche Alessandro Michele di Gucci) per unโ€™immagine sfacciata e vitalistica che ci racconta di unโ€™eterogeneitร  di stili e ispirazioni, di una libertร  estrema nellโ€™appropriazione dei codici stilistici, di hip hop che incontra il glamour di Fenty, il brand di Rihanna, e di una creativitร  black che la moda ha giร  metabolizzato; Virgil Abloh, il direttore artistico di Louis Vuitton recentemente scomparso, Edward Enniful, direttore di Vogue UK, Clemens Telfar e Christopher John Rogers, stilisti di culto del momento, e altrษ™. 

HBO, io unโ€™occhiata a Harlem la darei.

Lโ€™uomo che cadde dall’aereo โ€“ Prima e dopo l’editing

A seguito dellaย nostra callย perย Apnea scuola di lettura e editingย abbiamo ricevuto circa 60 romanzi. La redazione narrativa e Francesca de Lena li hanno letti e hanno scelto quello su cui lavorareย per lโ€™editing gratuito. Dopodichรฉ hanno selezionato altri 5 romanzi, i cui primi capitoli pubblichiamo ora sulla nostra rivista, prima con le note di editing in chiaro e poi in versione definitiva


Questo รจ il terzo e l’ha scritto Cosimo Damato. L’intervento di editing si รจ concentrato solo sull’alleggerimento di certi passaggi e sulla pulizia di alcuni paragrafi per rendere piรน fluida la lettura.


La storia: Il protagonista arriva in un campo profughi in Bosnia, con lโ€™obiettivo di superare la frontiera con la Croazia. Ha un passaporto e un documento di riconoscimento, ma le frontiere sono ormai chiuse per tutti, anche per lui che fino a poco tempo prima aveva potuto godere dei privilegi derivanti dallโ€™essere occidentale. Sopporta la distanza dalla famiglia, anche la morte del padre, ma la scomparsa della sua compagna, che da anni ormai vede solo dentro lo schermo di un telefono, segna il suo crollo nervoso. Decide di percorrere la rotta balcanica e diventare un clandestino pur di raggiungere il Paese della sua amata e ritrovarla.


L’uomo che cadde dall’aereo, 1ยฐ capitolo (originale con note di editing in chiaro)

di Cosimo Damato

รˆ come se il mare, che bagna piรน sponde senza nessuna preferenza, decidesse a un certo punto di non accettare piรน il piscio di una delle popolazioni che in esso sโ€™immergono. Cosรฌ lโ€™uomo, contro natura, si รจ inventato confini geografici dentro i quali si รจ rinchiuso, convincendo i suoi vicini della bontร  di quella scelta. Non ha dimenticato perรฒ, che per creare una strada, non cโ€™รจ bisogno di denaro: basta calpestare varie volte il terreno per ricavarne un tragitto, e sa, che se armati di perseveranza, da qualsiasi punto sulla terra ci si appresti a partire, si puรฒ arrivare a destinazione. E sa anche che รจ uno stupido, quellโ€™uomo che costruisce muri alti decine di metri, dimenticandosi che le leggi della gravitร  sono sempre in agguato, e aspettano una piccola usura per farlo crollare. รˆ per questo che, chi sta al potere, ha pensato bene di istruire i propri cittadini a sostituirsi ai mattoni, affinchรฉ il muro fosse formato da leggi, idee, tradizioni e pregiudizi, non soggetti alle leggi della gravitร , e intorno a questi ha demarcato una linea invisibile, ma difficile da superare: la frontiera.

Paragrafo eliminato per evitare di iniziare con una considerazione del narratore. Portiamo subito il lettore nella storia, nella vicenda.

Sono stato il primo occidentale ad arrivare al campo profughi gestito da Cookswithoutborders, in Bosnia. Il primo provvisto di regolare passaporto e documento di riconoscimento che aveva esigenza di passare la frontiera illegalmente. O almeno, questo รจ quello che disse Haris, il volontario con il quale ero entrato in contatto mesi prima, quando ancora cercavo di capire quanto fosse attuabile quel progetto. Appena mi vide, aprรฌ le braccia per darmi il benvenuto. e disse:
ยซEccoti qui finalmente, sei il primoยป.
Non era sorpreso, sapeva che prima o poi sarebbe arrivato quel momento, e infatti quasi godette quando mi vide, come se avesse scommesso con qualcuno che prima o poi lรฌ, sarebbero arrivati anche gli occidentali.
Lโ€™esperienza gli evitรฒ di farmi domande inutili, sapeva perfettamente di cosa avessi bisogno.

Gestione del punto di vista: il narratore รจ in prima persona, non puรฒ avere certezza di questa affermazione e riportare il punto di vista di un terzo.

Mi portรฒ in una tenda fatta teli di plastica, tenuta in piedi da mazze di legno che sembravano manici di scopa spezzati. Non era molto grande allโ€™interno, ma lo era abbastanza da ospitare due materassi singoli attaccati tra loro, gettati a terra senza il sostegno di nessuna brandina. Cโ€™era un piccolo passaggio intorno al giaciglio. Non cโ€™erano armadi per i vestiti, niente comodini per le lampade, niente lampade. Haris, mi diede una pacca sulle spalle e mi invitรฒ a riposarmi. Mentre mi sedevo e tastavo la morbidezza del materasso, mi spiegรฒ che avrei avuto la possibilitร  di restare in quella tenda per tutto il tempo necessario; quel posto, diviso da una rete metallica dal campo vero e proprio, era riservato al personale del campo e, visto il mio aspetto, sarei potuto passare per uno di loro.
Durante il tragitto, fino alla tenda, diedi unโ€™occhiata disinteressata intorno. Forse per lโ€™orario, o per il periodo, non percepii una grossa attivitร . Una sorta di capannone fatto di un materiale plastico, grande quanto un campo da tennis, stava al centro del perimetro recintato; ai lati, ma lontane dalla rete, cโ€™erano altre tende come quella nella quale mi trovavo io, piรน una dozzina di bagni chimici, dei container con altri posti letto e una cisterna mobile.

ยซรˆ potabile?ยป, chiesi mentre la sorpassavamo.
ยซรˆ lโ€™unica che abbiamoยป, rispose.

Abbiamo chiesto all’autore di rendere il dialogo piรน fluido, senza eccedere con i dialogue tag (“lui disse, lui rispose”). Non servono.

La sterpaglia e lโ€™erba della foresta vicina, si estendevano fino allโ€™interno del rifugio, ma la loro crescita veniva interrotta dal ripetuto passaggio delle scarpe, le quali, nei punti piรน trafficati, avevano creato dei corridoi tra lโ€™erba alta: unico segno della vita allโ€™interno del campo. Nella direzione opposta alla foresta, a chilometri di distanza, cโ€™era la cittร : da lรฌ arrivavano gli uomini, le donne, i bambini e gli anziani, con lโ€™obiettivo di lasciare il Paese ed entrare in un altro. Al di lร  della foresta, infatti, cโ€™era la frontiera.
Fui grato del fatto che Haris non mi avesse fatto domande, e mi avesse condotto direttamente in un posto nel quale avrei potuto riposare. Accennai un sorriso e annuii quando mi spiegรฒ la faccenda del volontariato e dei privilegi che ne derivavano, in quel momento non mi importava e non capivo quali differenze ci fossero tra i due campi, avrei voluto solo dormire. Le mie mani carezzarono il materasso e furono le prime ad assaporare il sonno che successivamente avrei goduto. Avrei pensato piรน tardi al fatto che avrei dovuto abbandonare la mia condizione di fuggitivo, per diventare a tutti gli effetti un migrante.
Haris uscรฌ dalla tenda sorridente e prima di lasciarmi disse:
ยซAh, unโ€™ultima cosa, stiamo messi male a protezioni e distanziamento, ma questo lo vedrai ยป.

Una volta solo, come se fossi in una stanza dโ€™albergo, mi guardai intorno cercando di carpire ogni segreto del mio alloggio, che perรฒ si presentava spoglio e privo di mistero. Come un cane, girai tra i letti per marcare il territorio, per sentirlo mio. Solo quando mi sentii a mio agio, tornai a sedermi. Tirai fuori dallo zainetto il telefono, sperando in una notifica, in un messaggio di Amaiaโ€ฆ Lo sfondo rimase nero.

Spesso, soprattutto nel primo periodo del confinamento, mi chiamava quando era a letto. Vedevo il suo volto sorridere mentre si muoveva sotto le coperte, mi parlava piano, poi allargava lโ€™inquadratura ed era nuda. Lโ€™iniziale sorpresa, condita da qualche risata, si trasformava in un rapido eccitamento da parte mia; la stuzzicavo, mentre cercavo di immaginarmi di toccarle il seno. Le parole diventavano sempre piรน sporche, man mano che la conversazione procedeva, i respiri piรน veloci e anche piรน profondi. La sua mano scendeva, cosรฌ come la mia, e continuavamo a parlare dicendoci cosa avremmo fatto allโ€™altro in quel momento, se fossimo stati insieme. Lei, con gli occhi chiusi, lo immaginava, io le chiedevo di tenere la camera vicino al suo sesso mentre si toccava. Il ricordo sempre fresco di quel momento vissuto di persona, unito ai suoi gemiti, faceva il resto. In poco tempo mi trovavo a svuotarmi sulla mano, e proprio in quel momento, quando ormai il mio eccitamento era calato, guardavo lo schermo e lo sentivo freddo; la persona era lontana come se fosse un video di qualche tempo prima, la sua voce veniva da un ricordo indefinito. Mi sentivo ridicolo quando lei, ancora eccitata, mi chiedeva di continuare, e lo facevo anche se avrei voluto spaccare il telefono o entrarci pur di toccarla. Quando poi tutto finiva, quando anche lei era soddisfatta, veniva avvolta dallo stesso freddo che io avevo percepito precedentemente. Eravamo ancora piรน soli, glielo leggevo negli occhi e mi faceva pena; e mi facevo pena, perchรฉ riuscivo a vedere me stesso nel vetro del telefono. Sentivo la mancanza di un abbraccio, di una carezza data sotto il caldo delle lenzuola sudate, invece adesso non avremmo potuto godere di nessun bacio, di nessun contatto reale tra i nostri occhi, solo un saluto con la mano, lei che si portava le gambe al petto, rannicchiandosi, poi il tasto rosso veniva schiacciato e mi riportava sullo sfondo del telefono. E non sapevo piรน niente di lei, fino alla chiamata successiva.

Paragrafo rimosso per concentrare lโ€™apertura sul reale problema del protagonista e le relazioni familiari. Questa parentesi non serve qui, non ora.

Avevo lasciato la casa dei miei genitori da cinque anni. Non ero piรน tornato per il Natale, nรฉ per lโ€™estate e, tantomeno, avevo in programma una visita a sorpresa. Volevo stare il piรน lontano possibile dal me stesso che avevo lasciato lรฌ e che sapevo viveva ancora nei bar, nei palazzi e nelle facce della gente di quel paese.
Quando mi chiamรฒ mia sorella, non mi preoccupai davvero, minimizzai. Avevo sentito le notizie che stavano circolando, ma continuavo a vivere serenamente la mia vita; dopotutto, non era la prima volta che i telegiornali interrompevano i programmi per dare notizie sconfortanti in edizione straordinaria. Mia sorella รจ sempre stata un tipo ansioso: non usciva mai di casa e aveva passato la giovinezza a preoccuparsi per lโ€™opinione della gente, fino a diventare una vera bigotta. Aveva quasi quarantโ€™anni e viveva ancora a casa con i miei: non se ne sarebbe mai andata.
Mi disse che papร  stava male, aveva la febbre da una settimana e non voleva alzarsi dal divano. Non mi sembrava un comportamento diverso dal normale: non ricordavo mio padre come un uomo pieno di energie; il primo ricordo che ho di lui รจ proprio quello di un uomo in posizione supina davanti al televisore.
Mi chiese di tornare, era preoccupata. Dissi che non lโ€™avrei fatto e di non farsi terrorizzare dalle notizie che stavano circolando: era solo un po’ di febbre.
Avevo deciso di rimanere a Est. Tutti gli altri, quelli del mio vecchio gruppo, avevano preso le loro strade disseminandosi per lโ€™Europa, fu una fortuna della quale allora ero inconsapevole. In quel momento subii con impotenza le loro decisioni, ero certo che la nostra amicizia avrebbe sofferto la lontananza ma ciรฒ che piรน mi terrorizzรฒ fu la presa di coscienza che quel microcosmo felice che avevamo creato si stesse sgretolando; fin dallโ€™inizio sulle nostre teste pendeva una data di scadenza che non avevo considerato, e io non ero ancora pronto a dire addio a quella serenitร . Per questo reagii aggrappandomi allโ€™unica cosa che non avrebbe potuto lasciarmi: la Romania.

Accettai un lavoro come traduttore in unโ€™azienda tedesca a Timiศ™oara: avrei dovuto controllare la grammatica, la sintassi dei contratti, le mail e tutto ciรฒ che producevano di scritto, prima dellโ€™invio in uno dei Paesi dellโ€™Occidente. Lo stipendio era di poco superiore a quello della media nazionale, nulla di eccezionale considerando la misera paga percepita dai lavoratori rumeni.
รˆ vero, ero rimasto anche per ragioni di cuore, quello cโ€™entra sempre, ma anche lei era partita, tornando al suo Paese. Avrei voluto seguirla, ma ancora una volta al solo pensiero di tornare a Ovest mi bloccai. Avevo trovato il mio posto, non volevo lasciarlo, e non lโ€™ho fatto neanche quando il mondo si รจ fermato.
Nessuno aveva idea di quanto sarebbe durato quel periodo. Il tempo di reazione รจ lento quando una cosa รจ inaspettata. Fu come ricevere una pugnalata alle spalle; non vedendo il coltello, non mi accorsi del dolore.
Quando, dopo aver ignorato le chiamate di mia sorella, mi decisi a rispondere, disse che avevano ricoverato mio padre in ospedale. Non poteva andare a fargli visita: riceveva una chiamata da lui o da parte dei dottori, un paio di volte a settimana. Ogni volta, sperava fosse mio padre a chiamare, cosรฌ avrebbero potuto rincuorarsi sulle sue condizioni di salute ascoltando la sua voce e cercando di carpirne i tentennamenti, se mai ce ne fossero stati. Le riusciva difficile credere alle parole dei dottori. Dโ€™altronde, mi aveva detto che facevano lo stesso con tutte le famiglie che avevano i loro parenti ricoverati, e alcuni di questi poi erano morti.
Mi chiese nuovamente di partire, io presi tempo. Le dissi che lโ€™avrei chiamata tutti i giorni e avrei risposto alle sue telefonate, ma non feci neanche questo. Spesso dimenticavo quello che stavano passando, dimenticavo mio padre e lโ€™esistenza della mia famiglia. Come se lโ€™affetto per loro fosse solo una questione di chilometri: piรน questi crescevano e minore era il mio interesse.
Dopo due settimane, ricevetti un suo messaggio: mio padre era grave, cosรฌ la chiamai. Rimase fredda per tutta la conversazione, ma non era arrabbiata con me, sentivo che il suo disappunto per il mio disinteresse era sovrastato dal dolore per quello che stava passando nostro padre. Quando le dissi che sarei tornato a casa per qualche giorno il prima possibile, non mi aggredรฌ per non averlo fatto prima, nรฉ mi derise. Mi spiegรฒ lucidamente quello che stava succedendo: era tardi, non avrei potuto piรน raggiungerli, i voli in entrata erano stati cancellati, come in gran parte dโ€™Europa, ormai. Mi consigliรฒ di fare una cosa che non avevo mai fatto prima secondo lei: prendere le cose sul serio.


L’uomo che cadde dall’aereo, primo capitolo (versione definitiva)

di Cosimo Damato

Sono stato il primo occidentale ad arrivare al campo profughi gestito da Cookswithoutborders, in Bosnia. Il primo provvisto di regolare passaporto e documento di riconoscimento che aveva esigenza di passare la frontiera illegalmente. O almeno, questo รจ quello che disse Haris, il volontario con il quale ero entrato in contatto mesi prima, quando ancora cercavo di capire quanto fosse attuabile quel progetto. Appena mi vide, aprรฌ le braccia per darmi il benvenuto.

ยซEccoti qui finalmente, sei il primoยป.

Non era sorpreso, sapeva che prima o poi sarebbe arrivato quel momento, e infatti quasi godette quando mi vide, come se avesse scommesso con qualcuno che prima o poi sarebbero arrivati anche gli occidentali.

Mi portรฒ in una tenda fatta teli di plastica, tenuta in piedi da mazze di legno che sembravano manici di scopa spezzati. Non era molto grande allโ€™interno, ma lo era abbastanza da ospitare due materassi singoli attaccati tra loro, gettati a terra senza il sostegno di nessuna brandina. Cโ€™era un piccolo passaggio intorno al giaciglio. Non cโ€™erano armadi per i vestiti, niente comodini per le lampade, niente lampade. Haris mi diede una pacca sulle spalle e mi invitรฒ a riposarmi. Mentre mi sedevo e tastavo la morbidezza del materasso, mi spiegรฒ che avrei avuto la possibilitร  di restare in quella tenda per tutto il tempo necessario; quel posto, diviso da una rete metallica dal campo vero e proprio, era riservato al personale del campo e, visto il mio aspetto, sarei potuto passare per uno di loro.

Durante il tragitto fino alla tenda, diedi unโ€™occhiata disinteressata intorno. Forse per lโ€™orario, o per il periodo, non percepii una grossa attivitร . Una sorta di capannone fatto di un materiale plastico, grande quanto un campo da tennis, stava al centro del perimetro recintato; ai lati, ma lontane dalla rete, cโ€™erano altre tende come quella nella quale mi trovavo io, piรน una dozzina di bagni chimici, dei container con altri posti letto e una cisterna mobile.

ยซรˆ potabile?ยป, chiesi mentre la sorpassavamo.

ยซรˆ lโ€™unica che abbiamoยป.

La sterpaglia e lโ€™erba della foresta vicina si estendevano fino allโ€™interno del rifugio, ma la loro crescita veniva interrotta dal ripetuto passaggio delle scarpe, le quali, nei punti piรน trafficati, avevano creato dei corridoi tra lโ€™erba alta: unico segno della vita allโ€™interno del campo. Nella direzione opposta alla foresta, a chilometri di distanza, cโ€™era la cittร : da lรฌ arrivavano gli uomini, le donne, i bambini e gli anziani, con lโ€™obiettivo di lasciare il Paese ed entrare in un altro. Al di lร  della foresta, infatti, cโ€™era la frontiera.

Fui grato del fatto che Haris non mi avesse fatto domande, e mi avesse condotto direttamente in un posto nel quale avrei potuto riposare. Accennai un sorriso e annuii quando mi spiegรฒ la faccenda del volontariato e dei privilegi che ne derivavano, in quel momento non mi importava e non capivo quali differenze ci fossero tra i due campi, avrei voluto solo dormire. Avrei pensato piรน tardi al fatto che avrei dovuto abbandonare la mia condizione di fuggitivo, per diventare a tutti gli effetti un migrante.


Haris uscรฌ dalla tenda sorridente.

Una volta solo, come se fossi in una stanza dโ€™albergo, mi guardai intorno cercando di carpire ogni segreto del mio alloggio, che perรฒ si presentava spoglio e privo di mistero. Come un cane, girai tra i letti per marcare il territorio, per sentirlo mio. Solo quando mi sentii a mio agio, tornai a sedermi. Tirai fuori dallo zainetto il telefono, sperando in una notifica, in un messaggio di Amaiaโ€ฆ Lo sfondo rimase nero.

Avevo lasciato la casa dei miei genitori da cinque anni. Non ero piรน tornato per il Natale, nรฉ per lโ€™estate e, tantomeno, avevo in programma una visita a sorpresa. Volevo stare il piรน lontano possibile dal me stesso che avevo lasciato lรฌ e che sapevo viveva ancora nei bar, nei palazzi e nelle facce della gente di quel paese.

Quando mi chiamรฒ mia sorella non mi preoccupai davvero, minimizzai. Avevo sentito le notizie che stavano circolando, ma continuavo a vivere serenamente la mia vita; dopotutto, non era la prima volta che i telegiornali interrompevano i programmi per dare notizie sconfortanti in edizione straordinaria. Mia sorella รจ sempre stata un tipo ansioso: non usciva mai di casa e aveva passato la giovinezza a preoccuparsi per lโ€™opinione della gente, fino a diventare una vera bigotta. Aveva quasi quarantโ€™anni e viveva ancora a casa con i miei: non se ne sarebbe mai andata.

Mi disse che papร  stava male, aveva la febbre da una settimana e non voleva alzarsi dal divano. Non mi sembrava un comportamento diverso dal normale: non ricordavo mio padre come un uomo pieno di energie; il primo ricordo che ho di lui รจ proprio quello di un uomo in posizione supina davanti al televisore.

Mi chiese di tornare, era preoccupata. Dissi che non lโ€™avrei fatto e di non farsi terrorizzare dalle notizie che stavano circolando: era solo un poโ€™ di febbre.

Avevo deciso di rimanere a Est. Tutti gli altri, quelli del mio vecchio gruppo, avevano preso le loro strade disseminandosi per lโ€™Europa, fu una fortuna della quale allora ero inconsapevole. In quel momento subii con impotenza le loro decisioni, ero certo che la nostra amicizia avrebbe sofferto la lontananza ma ciรฒ che piรน mi terrorizzรฒ fu la presa di coscienza che quel microcosmo felice che avevamo creato si stesse sgretolando; fin dallโ€™inizio sulle nostre teste pendeva una data di scadenza che non avevo considerato, e io non ero ancora pronto a dire addio a quella serenitร . Per questo reagii aggrappandomi allโ€™unica cosa che non avrebbe potuto lasciarmi: la Romania.

Accettai un lavoro come traduttore in unโ€™azienda tedesca a Timiศ™oara: avrei dovuto controllare la grammatica, la sintassi dei contratti, le mail e tutto ciรฒ che producevano di scritto, prima dellโ€™invio in uno dei Paesi dellโ€™Occidente. Lo stipendio era di poco superiore a quello della media nazionale, nulla di eccezionale considerando la misera paga percepita dai lavoratori rumeni.

รˆ vero, ero rimasto anche per ragioni di cuore, quello cโ€™entra sempre, ma anche lei era partita, tornando al suo Paese. Avrei voluto seguirla, ma ancora una volta al solo pensiero di tornare a Ovest mi bloccai. Avevo trovato il mio posto, non volevo lasciarlo, e non lโ€™ho fatto neanche quando il mondo si รจ fermato.

Nessuno aveva idea di quanto sarebbe durato quel periodo. Il tempo di reazione รจ lento quando una cosa รจ inaspettata. Fu come ricevere una pugnalata alle spalle; non vedendo il coltello, non mi accorsi del dolore.

Quando, dopo aver ignorato le chiamate di mia sorella, mi decisi a rispondere, disse che avevano ricoverato mio padre in ospedale. Non poteva andare a fargli visita: riceveva una chiamata da lui o da parte dei dottori, un paio di volte a settimana. Ogni volta, sperava fosse mio padre a chiamare, cosรฌ avrebbero potuto rincuorarsi sulle sue condizioni di salute ascoltando la sua voce. Mi chiese nuovamente di partire, io presi tempo. Le dissi che lโ€™avrei chiamata tutti i giorni e avrei risposto alle sue telefonate, ma non feci neanche questo. Spesso dimenticavo quello che stavano passando, dimenticavo mio padre e lโ€™esistenza della mia famiglia. Come se lโ€™affetto per loro fosse solo una questione di chilometri: piรน questi crescevano e minore era il mio interesse.

Dopo due settimane, ricevetti un suo messaggio: mio padre era grave, cosรฌ la chiamai. Rimase fredda per tutta la conversazione, ma non era arrabbiata con me, sentivo che il suo disappunto per il mio disinteresse era sovrastato dal dolore per quello che stava passando nostro padre. Quando le dissi che sarei tornato a casa per qualche giorno il prima possibile, non mi aggredรฌ per non averlo fatto prima, nรฉ mi derise. Mi spiegรฒ lucidamente quello che stava succedendo: era tardi, non avrei potuto piรน raggiungerli, i voli in entrata erano stati cancellati, come in gran parte dโ€™Europa, ormai.

Mi consigliรฒ di fare una cosa che, secondo lei, non avevo mai fatto prima: prendere le cose sul serio.


Cosimo Eligi Damato ha trentโ€™anni, รจ pugliese e ha studiato storia e scienze sociali allโ€™universitร  degli studi di Bari โ€œAldo Moroโ€. Ha seguito un progetto di cooperazione internazionale nel 2018, che gli ha dato la possibilitร  di scoprire e innamorarsi dei Balcani.


LEGGI QUI TUTTA LA NARRATIVA DELLA NOSTRA RIVISTA

Bullezzumme – Prima e dopo l’editing

A seguito della nostra call per Apnea scuola di lettura e editing abbiamo ricevuto circa 60 romanzi. La redazione narrativa e Francesca de Lena li hanno letti e hanno scelto quello su cui lavorare per lโ€™editing gratuito. Dopodichรฉ hanno selezionato altri 5 romanzi, i cui primi capitoli pubblichiamo ora sulla nostra rivista, prima con le note di editing in chiaro e poi in versione definitiva


Questo รจ il secondo e lo ha scritto Francesco Cozzolino. L’autore ha presentato un romanzo maturo, molto lavorato dal punto di vista della parola. Lo scopo generale dellโ€™editing per questo primo capitolo รจ stato quello di alleggerire alcuni passaggi e dosare, bilanciare lโ€™utilizzo di termini arcaici o dialettali in modo che fossero al servizio della voce autoriale e non la soffocassero o la appesantissero.


La storia: la Cittร  Vecchia รจ minacciata da una tempesta: Barbabuc si preannuncia disastrosa. La bananiera Sabrina dai Caraibi fa rotta verso il Vecchio Mondo. Sul ponte cโ€™รจ il Capitano, che guida gli uomini con pugno di ferro; nella stiva, invece, un carico misterioso, che ogni notte tormenta lโ€™equipaggio con bisbigli e sussurri: sono uomini la cui isola dโ€™origine รจ sprofondata nellโ€™Oceano. Quando il disastro sembra inevitabile, la tempesta inspiegabilmente vira. La cittร  รจ salva, tuttavia Barbabuc si lancia in mare aperto e costringe la Sabrina a deviare la propria rotta e a puntare proprio verso la Cittร  Vecchia, il primo porto sicuro. Unโ€™altra sfida, ben piรน difficile, si presenta per la comunitร  della cittร : accogliere i superstiti.


Bullezzumme, 1ยฐ capitolo (originale con note di editing in chiaro)

di Francesco Cozzolino

Quando sโ€™ha a che fare col mare poco รจ certo e nulla รจ scontato. La Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie era schierata sulla banchina. Un sole amariglio bruciava in fondo alle onde. Lโ€™orizzonte era sgombro, ma tutti sapevano che presto o tardi qualcosa sarebbe apparitoapparso.

A molte leghe di distanza, infatti, in un altrove ancora da chiarire, la chiglia della Sabrina era giร  in acqua. Avantitutta, le diciottomila tonnellate della bananiera solcavano i flutti con esasperante lentezza.

Azzimato e baffuto, il Capitano ciondolava sul ponte, indeciso se continuare col gin o inaugurare quella fumata che lโ€™aveva blanditosolleticato per tutta la mattina.

Molto piรน sotto, lโ€™equipaggio stava in ozio, appancacciato su sedili di fortuna nella panciatrippa dโ€™acciaio della nave. Intorno, un mare noievolenoioso si stirava per nessuno sa quante leghe.

La calmeriacalma che lo circondava non era di suo gradimento, era un uomo di manovre, il Capitano. Sโ€™accese la paglia e sbuffรฒ un fumo bianchissimo. Nessun vento lo raccolse e le volute rimasero a cincischiargli intorno al viso.

Tanto razionale quanto fumino, ogni volta che abbandonava la logica, il Capitano ci vedeva giusto. E risolveva grattacapi ed enigmi. Tranne quello del suo passato: laggiรน cโ€™era un guazzabuglio che nessuna libecciata avrebbe sbrogliato.

Isole perdute, notti senza tempo, forse una donna amata. Ad ogni buon conto, da quandโ€™era Capitano mai e poi mai un naufragio.

Diradata la nebbia, si specchiรฒ nella volta ialina. Era un cielo truffatore di cui non ci si poteva fidare. Il Capitano lo sapeva bene, ne aveva veduti di cieli cosรฌ. Li aveva attraversati tutti per trovarci sempre lo stesso umore maccaioso e foriero di tempesta.

Poco prima aveva usato la bussola, la rotta era precisa e la Sabrina la rincorreva seguiva mansueta. Non cโ€™era molto altro da fare, oziare vigili e ascoltare i pesci alati.

Avevano scapolato la punta dellโ€™Isabela, passato il Canal e si erano lasciati alle spalle la Baia Limรณn. Per non insanire uscire di senno, la calmeria andava sfruttata. Sapendolo bene, il Capitano chiamรฒ il Secondo, un pastracchione di quasi due metri, e tramarono la faccenda architettarono il furto.

Il Secondo scese abbasso, una volta in cambusa sโ€™appiattรฌ al muro e infilรฒ la mano nel sacco del caffรจ. Una staffilata di mestolo lo fece ritrarre.
โ€œรˆ per il Capitano.โ€
Il Cuoco lo guardรฒ dal basso allโ€™alto con lโ€™arma puntata Lโ€™ometto intinse il ramaiolo nei chicchi e rovesciรฒ nella mano del Secondo una mestolata di pura arabica. Poi sibilรฒ: โ€œNon ti voglio piรน rivedere fino a cena.โ€
Il Secondo stronfiรฒ e acciuffรฒ il macinino.

Una volta sul ponte, principiรฒ a girare lโ€™arnese. Quando lโ€™effluvio giunse alle froge narici del Capitano, il suo corpo ebbe un sussulto amoroso. Rammemorรฒ il tango, i tramonti della pampa e il madore appiccicoso di Cuba. Tornรฒ con la mente ai carillon, ai mosconi e agli organetti, alla colorata galera di Valparaรญso.
Il caffรจ era godevole piacevole come un giorno di sbarco. Seduti a prua, i piedi sul cabestano, il Capitano e il suo Secondo sorbirono la bibita nella calma di vento, sotto una volta trapunta di nuvoli.
Fu allora che, in fondo al loro sguardo, sul filo sottile tra cielo e onde, apparve una Fatamorgana.
Ellissi e sferoidi danzavano allโ€™orizzonte, erano donne lucenti e mostri marini. Erano dรจi schernitori a caporiverso sulle acque.
Il Secondo si sentรฌ atterrito e fece per indietreggiare. Il miraggio non turbรฒ invece gli occhi del Capitano che ben conoscevano le stelle e le praterie azzurre.

Il suo petto non temeva lusinghe e per un visibilio di notti sโ€™era giร  cullato in compagnia di simili chimere. Soltanto, gli strinse il cuore e glielo riempรฌ dโ€™un amorgrande.
Lโ€™oceano va ascoltato col cuore incline alla metafora. Per il Capitano il mare era tutto, forse perchรฉ era lโ€™unico luogo grande abbastanza da contenere i suoi ingombranti ricordi, o probabilmente perchรฉ era il suo unico talento.
Ci sono innumerabili maniere per raccontare una storia di mare, ma una faccenda non deve mai mancare: le bugie.
Aveva barato col destino, sโ€™era fatto infinocchiare dal mare che gli aveva preso lโ€™anima. Forse per tutti i marinai va cosรฌ, pensava. Nondimeno lui era contento.
In mare poteva fare ciรฒ che in terra non gli era riuscito: far giustizia. Essere retto e forse, di tanto in tanto, persino felice.
Successe in quel momento: un colpo di dritta e il caffรจ spagliรฒ traboccรฒ dalla tazza. Il Capitano sentรฌ alzarsi un vento di traverso.
Si drizzarono entrambi per controllare: il mare pareva immoto, un visibilio di nuvoli di cotone pascolava davanti a loro. Unโ€™altra ventata colpรฌ il Secondo che sโ€™aggrappรฒ a un tientibene, poi piรน nulla.
Secondo i calcoli del Capitano, quella sera si sarebbero lasciati a destra La Tortuga. Poi la notte sarebbe arrivata, e con lei lโ€™Oceano. Piรน niente si sarebbe visto per molte leghe. Decisero che lโ€™incidente fosse uno scherzo del mare e sโ€™assopirono.
Dieci metri sotto i loro piedi si raccontava unโ€™altra storia. Nel ventre acciaioso, a fianco dei quattro motori maleodoranti, cโ€™erano loro: novantanove teste che ciondolavano. Stavano raggomitolati sugli strapuntini, le iridi di vetro scuro e le pance vuote.

A tremila leghe dalla bananiera, la situazione era di tuttโ€™altra pasta. Bartolomeo Malaccorto calรฒ per il vicolo con gli occhi puntati al mare. Il mare non cโ€™era, ma tutti lo potevano intuire.
Ai piedi dei palazzi i tombini stornellavano e dallโ€™alto di piazza Fontane Marose la sua testa chiomeggiava tra i passanti. Era giร  tarda mattina, ma la Cittร  Vecchia pareva impigliata in un infinito risveglio.
Affacciata alla finestra, una strega armata di battipanni scudisciava un guanciale. Due gelosie piรน sotto, tre ragazzini caricavano le cerbottane, un uomo dormigliava sul gradone della chies e una conventicola di donne sbuccinava cicalava sullโ€™imminente tempesta.

Sbuccinare significa spettegolare. Si puรฒ spettegolare di una tempesta imminente? No, quindi abbiamo lavorato su un verbo che seppur “desueto” mantenesse un significato piรน centrato.

โ€œSei ancora vivo.โ€
Simona lo squadrรฒ a caporiverso, appesa coi piedi a un tiglio ramacciuto.
โ€œHo trovato un nido di grifoni al Mandraccio.โ€
โ€œNon ci sono grifoni lรฌ.โ€
โ€œTi dico che sono grifoni.โ€

Scese con un balzo e lo guardรฒ in tralice. Aveva gli occhi calamarati, chissร  cosโ€™aveva combinato quella malanotte.
Scarpe inzaccherate e camiciona macchiosa, ripetรฉ: โ€œSei ancora vivo.โ€
โ€œSono ancora vivo.โ€
โ€œQuando muori?โ€
โ€œNon รจ chiaro, ma tโ€™avviserรฒ.โ€
Simona aveva sei dieci anni ed era la regina del quartiere, una regina astuta e brindellona.

Simona, per linguaggio ed esperienze raccontate dopo, non puรฒ avere sei anni. Abbiamo suggerito all’autore di darle un’etร  diversa, coerente con modo in cui parla e ciรฒ di cui racconta.

Conosceva come pochi i luoghi piรน rabbrividevoli dalla Cittร  Vecchia e se la spassava a dar nomi alle cose e metter paura a tutti.
Di tanto in tanto Bartolomeo si concedeva lunghe passeggiate con lei: partivano dalla Porta di Santโ€™Andrea, inespugnata per mille anni, e sgambavano tra bassorilievi di guerrieri e santi specialisti in draghi. Passavano i castelli dโ€™acqua e i bronzini, i ninfei diabolici tempestati di conchiglie, giravano tra i mascheroni delle fontane, ribattezzate da Simona le facce che buttano acqua, i trogoli e i barchili che tanto piacevano a Bartolomeo.

Era lungo quei vicoli, secondo la regina, che in certe precise notti, malombre e violinisti diabolici si riversavano annoiati a far baldoria.
Cโ€™erano i galeotti della Torre Grimaldina, i frati del Convento Scomparso, a volte si vedeva anche lo spettro di vico dei librai.
โ€œAttraversano i portoni chiusi, o scendono cavalcioni alle grondaie.โ€
โ€œDici?โ€
โ€œCerti piombano giรน dalle gargolle.โ€
โ€œE poi?โ€
โ€œFanno incantesimi, sono le luci dei vicoli che li attirano.โ€
โ€œE che fanno?โ€
โ€œCome, che fanno, testa di caffรจ, folleggiano.โ€
โ€œE tu che ne sai?โ€
โ€œIo sto con loro.โ€
Bartolomeo era tutto fuorchรฉ sicuro di quelle storie, ma Simona era molto seria a riguardo.
โ€œPoi ci sono le Pietre Parlanti.โ€
โ€œE dove sono?โ€
โ€œStanno un poโ€™ ovunque.โ€ Urlรฒ mentre stava giร  filando via.

La ragazzetta lo riforniva di leggende della Cittร  Vecchia, gli parlava dei templi sotterranei e dei boschi sacri oltre la Porta dโ€™Occidente, si dilungava sui campanili invisibili dei vicoli e le ostie rubate alla Santa Maria delle Vigne e usate per fatture e sortilegi.
Era un mondo spaventevole che poco si conciliava con le sue idee raziocinanti: Bartolomeo Malaccorto era scienziato.
Le sue innumerabili imprese erano documentate in un faldone aperto sul tavolo del tinello.
Orfano di padre e madre, viveva nel lascito di zia Esmeralda: una soffitta in piazza del Serriglio nella quale aveva ricavato studio e dimora.
Le origini delle sue fatiche stavano nellโ€™infanzia. A cinque anni inventรฒ una teleferica per trasportare i giochi dalla cameretta dellโ€™orfanotrofio al giardino.
A sette costruรฌ una sveglia ad acqua e a dodici anni planรฒ dalla torre degli Embriaci fino al Mandraccio con due ali congegnate con le pagine della Gazzetta del Sestiere.

Il pamphlet era anche lโ€™unico mezzo dโ€™informazione che dava eco alle sue peripezie.
Il suo disegno piรน ardimentoso, tuttavia, gli sโ€™instillรฒ nella zucca molti anni dopo, quando concepรฌ il suo proponimento: conoscere la morte. E per farlo, doveva prima morire.
Ci aveva provato innumerabili volte, se alcuni erano stati miserevoli fallimenti, in un paio dโ€™occasioni quasi gli riuscรฌ. Purchessia, quellโ€™attivitร  lo teneva impegnato giorno e notte.
Non aveva altre passioni, non amava le persone, era indifferente al denaro, alla carne e alle verdure. Adorava il pesce e, a parte il suo consueto Asinello, raramente beveva.
Diffidava delle cornacchie, dei motori a scoppio e delle donne, eccezion fatta per Tilde.
Non si puรฒ dire che fosse socievole, era spesso pensieroso, chiuso nella sua zucca a fantasticare. Parlava con poche anime, non gli piaceva passar troppo tempo con la gente, che poi quelli gli chiedevano di dire e volevano sapere, e lui poco sapeva e poco aveva da dire. O meglio, non che non sapesse, ma non sapeva come dirlo. Insomma, sโ€™ingarbugliava con le parole.
Non per questo si puรฒ dire che fosse arido. Gli piacevano lโ€™elettricitร  e lโ€™acqua, sia quella salata sia quella dolce.
Ammirava i gabbiani e aveva un debole per le fontane, specialmente quelle piรน intricate, piรน zampilli avevano e piรน glโ€™interessava guardarle. Ben tollerava anche i gatti, che parevano avere la sua stessa visione del mondo.
Spesso, nellโ€™aria serotina, sedeva sullโ€™angusto terrazzo a fantasticare. Sotto di lui, una distesa di panni stesi ad asciugare come paesi lontani. Per i vicoli brulicavano gabbamondo, ciurmatori e cameriere con le sporte del mercato che dondolavano come barchi.
Accendeva le due lucerne a olio e sognava di conquistare i propri sogni. Le onde che arrivavano smorzate gli ricordavano quanto illusorio fosse il suo proponimento, nondimeno in fondo al cuore, chโ€™era rimasto quello di un bambino dโ€™orfanotrofio, serbava la fioca speranza di riuscire. A patto perรฒ di non cedere a distrazioni, di terra, di mare o dellโ€™anima.


Bullezzumme, 1ยฐ capitolo (versione definitiva)

di Francesco Cozzolino

Quando sโ€™ha a che fare col mare poco รจ certo e nulla รจ scontato. La Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie era schierata sulla banchina. Un sole amariglio bruciava in fondo alle onde. Lโ€™orizzonte era sgombro, ma tutti sapevano che presto o tardi qualcosa sarebbe apparso.

A molte leghe di distanza, infatti, in un altrove ancora da chiarire, la chiglia della Sabrina era giร  in acqua. Avantitutta, le diciottomila tonnellate della bananiera solcavano i flutti con esasperante lentezza.

Azzimato e baffuto, il Capitano ciondolava sul ponte, indeciso se continuare col gin o inaugurare quella fumata che lโ€™aveva solleticato per tutta la mattina.

Molto piรน sotto, lโ€™equipaggio stava in ozio, appancacciato su sedili di fortuna nella trippa dโ€™acciaio della nave. Intorno, un mare noioso si stirava per nessuno sa quante leghe.

La calma che lo circondava non era di suo gradimento, era un uomo di manovre, il Capitano. Sโ€™accese la paglia e sbuffรฒ un fumo bianchissimo. Nessun vento lo raccolse e le volute rimasero a cincischiargli intorno al viso.

Poco prima aveva usato la bussola, la rotta era precisa e la Sabrina la seguiva mansueta. Non cโ€™era molto altro da fare, oziare vigili e ascoltare i pesci alati.

Avevano scapolato la punta dellโ€™Isabela, passato il Canal e si erano lasciati alle spalle la Baia Limรณn. Per non uscire di senno, la calmeria andava sfruttata. Sapendolo bene, il Capitano chiamรฒ il Secondo, un pastracchione di quasi due metri e architettarono il furto.

Il Secondo scese abbasso, una volta in cambusa sโ€™appiattรฌ al muro e infilรฒ la mano nel sacco del caffรจ. Una staffilata di mestolo lo fece ritrarre.

โ€œรˆ per il Capitano.โ€

Il Cuoco lo guardรฒ dal basso allโ€™alto con lโ€™arma puntata Lโ€™ometto intinse il ramaiolo nei chicchi e rovesciรฒ nella mano del Secondo una mestolata di pura arabica. Poi sibilรฒ: โ€œNon ti voglio piรน rivedere fino a cena.โ€

Il Secondo stronfiรฒ e acciuffรฒ il macinino.

Una volta sul ponte, principiรฒ a girare lโ€™arnese. Quando lโ€™effluvio giunse alle narici del Capitano, il suo corpo ebbe un sussulto amoroso. Rammemorรฒ il tango, i tramonti della pampa e il madore appiccicoso di Cuba. Tornรฒ con la mente ai carillon, ai mosconi e agli organetti, alla colorata galera di Valparaรญso.

Il caffรจ era piacevole come un giorno di sbarco. Seduti a prua, i piedi sul cabestano, il Capitano e il suo Secondo sorbirono la bibita nella calma di vento, sotto una volta trapunta di nuvoli.

Fu allora che, in fondo al loro sguardo, sul filo sottile tra cielo e onde, apparve una Fatamorgana.

Ellissi e sferoidi danzavano allโ€™orizzonte, erano donne lucenti e mostri marini. Erano dรจi schernitori a caporiverso sulle acque.

Il Secondo si sentรฌ atterrito e fece per indietreggiare. Il miraggio non turbรฒ invece gli occhi del Capitano che ben conoscevano le stelle e le praterie azzurre.

Il suo petto non temeva lusinghe e sโ€™era giร  cullato in compagnia di simili chimere.

Per il Capitano il mare era tutto, forse perchรฉ era lโ€™unico luogo grande abbastanza da contenere i suoi ingombranti ricordi, o probabilmente perchรฉ era il suo unico talento.

In mare poteva fare ciรฒ che in terra non gli era riuscito: far giustizia. Essere retto e forse, di tanto in tanto, persino felice.

Successe in quel momento: un colpo di dritta e il caffรจ traboccรฒ dalla tazza. Il Capitano sentรฌ alzarsi un vento di traverso.

Si drizzarono entrambi per controllare: il mare pareva immoto, un visibilio di nuvoli di cotone pascolava davanti a loro. Unโ€™altra ventata colpรฌ il Secondo che sโ€™aggrappรฒ a un tientibene, poi piรน nulla.

Secondo i calcoli del Capitano, quella sera si sarebbero lasciati a destra La Tortuga. Poi la notte sarebbe arrivata, e con lei lโ€™Oceano. Piรน niente si sarebbe visto per molte leghe. Decisero che lโ€™incidente fosse uno scherzo del mare e sโ€™assopirono.

Dieci metri sotto i loro piedi si raccontava unโ€™altra storia. Nel ventre acciaioso, a fianco dei quattro motori maleodoranti, cโ€™erano loro: novantanove teste che ciondolavano. Stavano raggomitolati sugli strapuntini, le iridi di vetro scuro e le pance vuote.

A tremila leghe dalla bananiera, la situazione era di tuttโ€™altra pasta. Bartolomeo Malaccorto calรฒ per il vicolo con gli occhi puntati al mare.

Ai piedi dei palazzi i tombini stornellavano e dallโ€™alto di piazza Fontane Marose la sua testa chiomeggiava tra i passanti. Era giร  tarda mattina, ma la Cittร  Vecchia pareva impigliata in un infinito risveglio.

Affacciata alla finestra, una strega armata di battipanni scudisciava un guanciale. Due gelosie piรน sotto, tre ragazzini caricavano le cerbottane, un uomo dormiva sul gradone della chiesa e una conventicola di donne cicalava sullโ€™imminente tempesta.

โ€œSei ancora vivo.โ€

Simona lo squadrรฒ a caporiverso, appesa coi piedi a un tiglio ramacciuto.

Scese con un balzo e lo guardรฒ in tralice.

Scarpe inzaccherate e camiciona macchiosa, ripetรฉ: โ€œSei ancora vivo.โ€

โ€œSono ancora vivo.โ€

โ€œQuando muori?โ€

โ€œNon รจ chiaro, ma tโ€™avviserรฒ.โ€

Simona aveva dieci anni ed era la regina del quartiere, una regina astuta e brindellona.

Conosceva come pochi i luoghi piรน rabbrividevoli dalla Cittร  Vecchia e se la spassava a dar nomi alle cose e metter paura a tutti.

Di tanto in tanto Bartolomeo si concedeva lunghe passeggiate con lei: partivano dalla Porta di Santโ€™Andrea, inespugnata per mille anni, e sgambavano tra bassorilievi di guerrieri e santi specialisti in draghi. Passavano i castelli dโ€™acqua e i bronzini, i ninfei diabolici tempestati di conchiglie, giravano tra i mascheroni delle fontane, ribattezzate da Simona le facce che buttano acqua, i trogoli e i barchili che tanto piacevano a Bartolomeo.

Era lungo quei vicoli, secondo la regina, che in certe precise notti, malombre e violinisti diabolici si riversavano annoiati a far baldoria.

Cโ€™erano i galeotti della Torre Grimaldina, i frati del Convento Scomparso, a volte si vedeva anche lo spettro di vico dei librai.

โ€œAttraversano i portoni chiusi, o scendono cavalcioni alle grondaie.โ€

โ€œDici?โ€

โ€œCerti piombano giรน dalle gargolle.โ€

โ€œE poi?โ€

โ€œFanno incantesimi, sono le luci dei vicoli che li attirano.โ€

โ€œE che fanno?โ€

โ€œCome che fanno, testa di caffรจ? Folleggiano.โ€

โ€œE tu che ne sai?โ€

โ€œIo sto con loro.โ€

Bartolomeo era tutto fuorchรฉ sicuro di quelle storie, ma Simona era molto seria a riguardo.

La ragazzetta lo riforniva di leggende della Cittร  Vecchia, gli parlava dei templi sotterranei e dei boschi sacri oltre la Porta dโ€™Occidente.

Era un mondo spaventevole che poco si conciliava con le sue idee raziocinanti: Bartolomeo Malaccorto era scienziato.

Orfano di padre e madre, viveva nel lascito di zia Esmeralda: una soffitta in piazza del Serriglio nella quale aveva ricavato studio e dimora.

Le origini delle sue fatiche stavano nellโ€™infanzia. A cinque anni inventรฒ una teleferica per trasportare i giochi dalla cameretta dellโ€™orfanotrofio al giardino.

A sette costruรฌ una sveglia ad acqua e a dodici anni planรฒ dalla torre degli Embriaci fino al Mandraccio con due ali congegnate con le pagine della Gazzetta del Sestiere. Il suo disegno piรน ardimentoso, tuttavia, gli sโ€™instillรฒ nella zucca molti anni dopo, quando concepรฌ il suo proponimento: conoscere la morte. E per farlo, doveva prima morire.

Ci aveva provato innumerabili volte, se alcuni erano stati miserevoli fallimenti, in un paio dโ€™occasioni quasi gli riuscรฌ. Purchessia, quellโ€™attivitร  lo teneva impegnato giorno e notte.

Non aveva altre passioni, non amava le persone, era indifferente al denaro, alla carne e alle verdure. Adorava il pesce e, a parte il suo consueto Asinello, raramente beveva.

Diffidava delle cornacchie, dei motori a scoppio e delle donne, eccezion fatta per Tilde.

Non si puรฒ dire che fosse socievole, era spesso pensieroso, chiuso nella sua zucca a fantasticare. Parlava con poche anime, non gli piaceva passar troppo tempo con la gente, che poi quelli gli chiedevano di dire e volevano sapere, e lui poco sapeva e poco aveva da dire. O meglio, non che non sapesse, ma non sapeva come dirlo. Insomma, sโ€™ingarbugliava con le parole.

Non per questo si puรฒ dire che fosse arido. Gli piacevano lโ€™elettricitร  e lโ€™acqua, sia quella salata sia quella dolce.

Ammirava i gabbiani e aveva un debole per le fontane, specialmente quelle piรน intricate, piรน zampilli avevano e piรน glโ€™interessava guardarle. Ben tollerava anche i gatti, che parevano avere la sua stessa visione del mondo.

Spesso, nellโ€™aria serotina, sedeva sullโ€™angusto terrazzo a fantasticare. Sotto di lui, una distesa di panni stesi ad asciugare come paesi lontani. Per i vicoli brulicavano gabbamondo, ciurmatori e cameriere con le sporte del mercato che dondolavano come barchi.

Accendeva le due lucerne a olio e sognava di conquistare i propri sogni. Le onde che arrivavano smorzate gli ricordavano quanto illusorio fosse il suo proponimento, nondimeno in fondo al cuore, chโ€™era rimasto quello di un bambino dโ€™orfanotrofio, serbava la fioca speranza di riuscire. A patto perรฒ di non cedere a distrazioni, di terra, di mare o dellโ€™anima.


Francesco Cozzolino รจ originario di Genova ma vive a Torino. Ha pubblicato il romanzo Il Blues della Maddalena (Golem 2019) e una serie di racconti inseriti in varie antologie.


LEGGI QUI TUTTA LA NARRATIVA DELLA NOSTRA RIVISTA

Scrivo perchรฉ intanto fuori รจ lโ€™alba

di Nicoletta Verna

Scrivo in primo luogo perchรฉ mi consente di tergiversare quando non so bene cosa dire.

(Fra me e mio fratello ci sono 15 anni, e quando io ero una bambina e lui un ragazzino non รจ che avevamo molto da dirci โ€“ lui poi aveva interessi stravaganti tipo la sua Citroรซn Diane, la Jolly-Colombani Basket e una ragazza carina e minuta, mora, che ogni tanto invitava a casa. 

Casa nostra era piccola, io e lui dormivamo nella stessa stanza e un pomeriggio cโ€™era da noi questa ragazza, e io gli stavo fra i piedi.

โ€œPerchรฉ [ehm] non esci un poโ€™ a giocare?โ€

โ€œPerchรฉ a giocare da sola mi annoio.โ€

Stavo seduta sul suo letto dondolando i piedi. Ero una bambina egocentrica, come tutti i bambini, e piuttosto invadente. La ragazza ci guardava scocciatissima.
โ€œOk. Perchรฉ non vai a leggere qualcosa?โ€

โ€œPerchรฉ non so fare. Ho quattro anni.โ€
Prese il primo libro che trovรฒ sulla scrivania, un manuale di elettrotecnica, e me lo aprรฌ di fronte.

โ€œSeguimi. Questa รจ la A, poi cโ€™รจ la B, la C… Si chiama alfabeto. Ci sei?โ€

La ragazza sbuffรฒ.

โ€œDevi metterle insieme.โ€

โ€œCome?โ€

โ€œLe lettere si uniscono e formano le parole. รˆ un concetto davvero molto semplice.โ€

Pigliรฒ un foglio e fece quattro lettere. 

โ€œCosรฌ poi si impara a scrivere. Vedi? Questa รจ una parola.โ€

โ€œCosa cโ€™รจ scritto?โ€

โ€œCโ€™รจ scritto C-I-A-O. Vai.โ€

Mi spinse fuori dalla stanza e chiuse la porta. Li sentii parlottare fra loro, ridere, e mi assalรฌ una certezza: lร  dentro stava succedendo qualcosa di eccezionale e io non ne facevo parte. Ogni bambino ricorda lโ€™istante in cui la sua convinzione di essere al centro dellโ€™universo si spezza. Per me fu quello, e mi prese una tristezza ignota, quasi un piccolo senso di panico. Allora guardai il manuale di elettrotecnica, e lo aprii).

Scrivo per molti diversi motivi: per piacere (sostantivo ma anche verbo), per necessitร , per divertimento, per esprimere una mia idea del mondo o piรน spesso per mistificarla; scrivo per presunzione o per inadeguatezza, per dire qualcosa che a voce sfuggirebbe o sarebbe diverso (a volte piรน chiaro, altre piรน recondito). Scrivo per non sentirmi sola (mentre scrivo mi sento spesso stanca, frustrata, stizzita, completamente incapace eccetera, ma sola mai: sono in compagnia di me stessa, la me stessa che di solito ha altro da fare). Scrivo per poter dire โ€œChe fatica, che tempo perso, che idiozia scrivereโ€. Per tradire e per nutrire i fatti, trasformandoli in storie. La roba piรน antica ed eccitante del mondo.

Sono tutte motivazioni vere (lo sono state in qualche momento della mia vita), ma la causa piรน profonda e radicale per cui scrivo, quella che sta alla base di tutto, credo alla fine sia unโ€™altra, e devo di nuovo tergiversare.

(Cโ€™รจ una persona molto importante che sta male. Ha avuto un incidente grave e devo passare la notte con lei in ospedale e sono terrorizzata, penso che non ce la farรฒ. Che questo pertiene alla gamma di questioni impossibili da sopportare: e invece devo sopportarla. Potrei bere o drogarmi, mi dico, ma lโ€™effetto finirebbe quasi subito e poi avrei i postumi, invece qui devo essere lucida, lucida per quando serve ma anche assente, per sopravvivere. Potrei pensare ad altro, ma a me non riesce mai di pensare ad altro. Il pensiero รจ fluido, ondivago, torna subito dove non deve. Allora potrei scrivere. La scrittura รจ precisa e pretenziosa, totalizzante, semplice a suo modo. Pretende tutto di me, e il piรน delle volte lo ottiene. 

Accendo il computer e la storia da stendere arriva subito: cโ€™รจ una valletta che si lascia cadere la spallina del vestito e mostra il seno per sollevare lo share del programma-spazzatura dove sta lavorando. Lo fa con vergogna, con disgusto verso sรฉ stessa; lo fa perchรฉ non si ama e non si ama perchรฉ sa di essere invisibile agli occhi di sua madre. Sorride in questa sua vacua messa in scena, mentre offre il seno a milioni di sconosciuti, e cโ€™รจ dentro tutta la desolazione e rassegnazione di certi tipi di dolore, i piรน opachi e irrimediabili (โ€œirrimediabileโ€ รจ la parola che continua a vorticarmi in testa e che continuo a scrivere, a ripetere, a rendere con sinonimi). Scrivo, e mentre scrivo so che nella vita di questa valletta non cโ€™รจ niente, niente della mia, eppure cโ€™รจ tutto di me. Lโ€™idea che per certe ferite non cโ€™รจ semplicemente niente da fare. La certezza che si sopravvive solo per via di compromessi che un giorno ci sembreranno ridicoli. La certezza che si sopravvive, e vaffanculo. Cโ€™รจ tutto di me e non cโ€™รจ niente, e intanto fuori รจ lโ€™alba. La persona sul letto respira ancora, e io ho sopportato il terrore di quella notte).

Scrivo esattamente per questo. Per lo stesso motivo che capii subito, a quattro anni, mentre imparavo a leggere e scrivere da sola, sul manuale di elettrotecnica di mio fratello che se la spassava con la sua ragazza: per trovare riparo da qualunque forma di rifiuto, emarginazione, solitudine, paura, piccola noia quotidiana. Per dire โ€œtorno subitoโ€ – e perรฒ, strano, non รจ mai fuga: รจ sempre esserci, perรฒ esserci in un modo confortevole, egoistico e consolatorio. 

Scrivo insomma perchรฉ รจ un rifugio. E, lo so, un concetto molto ovvio che non meritava tutte queste digressioni, ma alla fine scrivo pure per questo: dipanare il nodo di storie che soggiacciono a qualunque nozione banale, e solo cosรฌ coglierne lโ€™unicitร , il cuore, la ragione. 


Nicoletta Verna (1976) รจ romagnola ma vive a Firenze, dove si occupa di comunicazione e web marketing nel settore editoriale. รˆ autrice di saggi e volumi su media e cultura di massa e ha insegnato teorie e tecniche della comunicazione presso diversi atenei e istituti italiani. Ha scritto racconti pubblicati sulle riviste letterarie Pastrengo, Carie letterarie, Narrandom, Risme. Il suo romanzo dโ€™esordio, ย Il valore affettivo (Einaudi, 2021), รจ stato protagonista di una edizione di Apnea, il nostro corso di editing, e ha poi ottenuto la Menzione Speciale della Giuria alla XXXIII edizione del Premio Italo Calvino.

Il misfatto – Prima e dopo l’editing

A seguito della nostra call per Apnea scuola di lettura e editing abbiamo ricevuto circa 60 romanzi. La redazione narrativa e Francesca de Lena li hanno letti e hanno scelto quello su cui lavorare per l’editing gratuito. Dopodichรฉ hanno selezionato altri 5 romanzi, i cui primi capitoli pubblichiamo ora sulla nostra rivista, prima con le note di editing in chiaro e poi in versione definitiva.


Questo รจ il primo e lo ha scritto Elisabetta Foresti. Lโ€™autrice ha presentato un testo maturo e che ha richiesto un editing leggerissimo. Abbiamo lavorato per rendere piรน chiari un paio di periodi, alleggerire qualche immagine e rendere piรน fluido il ritmo di alcuni passaggi.


La storia: Marco รจ in carcere per aver assassinato suo padre. O cosรฌ pare. Ma รจ davvero cosรฌ? Per questo รจ in carcere? E chi รจ Marco?
Tagliente, doloroso, senza pietร . Un testo dove nulla รจ certo, tutti vengono messi di continuo in discussione e ognuno รจ alla ricerca di una speranza di perdono.


Il misfatto, 1ยฐ capitolo (originale con note di editing in chiaro)

di Elisabetta Foresti

Le otto di sera, undici novembre, sabato.

Lโ€™ho ucciso io.
รˆ stato semplice legarlo, inebetito comโ€™era, piegargli indietro la testa e infilargli in bocca la carta igienica. Lui allโ€™inizio non si รจ accorto di nulla, poi ha iniziato a scalciare, a dimenarsi, gemeva e tossiva e ha perfino tentato di alzarsi dal cesso โ€“ per fortuna lo avevo legato stretto. E ho continuato a pressargli la carta nella gola e a tenere le dita strette sulle narici, finchรฉ ha dilatato gli occhi e non si รจ mosso piรน. Ho aspettato diversi minuti, per stare tranquillo, e quando ho capito che era morto lโ€™ho slegato, ho afferrato il suo corpo che si curvava come fosse un fantoccio e lโ€™ho adagiato sul pavimento. Dopo lโ€™ho scavalcato โ€“ il gabinetto รจ piccolo, lโ€™ho sempre detto che รจ piccolo quel gabinetto, e rosa, oltretutto, le mattonelle sono rosa, le maioliche rosa, dappertutto รจ rosa, come puรฒ un uomo, un costruttore, uno tutto dโ€™un pezzo decidere di fare un gabinetto rosa? โ€“ mi sono lavato le mani, rinfrescato il viso e lโ€™ho scavalcato di nuovo. Ma prima di uscire mi sono girato, lo avevo steso su un fianco con le ginocchia piegate e ho guardato la testa incastrata tra cesso e bidรจ, gli occhi gonfi e tutta quella carta in bocca. Poi me ne sono andato.

Non รจ questa la veritร .
Ma che ne sa lei?
Lโ€™avvocato Rendini ha fatto tre passi in direzione dell’armadio e lโ€™ultimo, piรน pesante, verso la sedia, il busto chinato come a volersi sedere ma subito ripensandoci, subito sollevando le spalle. Si รจ voltato, e atterrando lo sguardo su di me, ha fatto schioccare le labbra.
Raccontami di quella mattina.
Ancora? Glielโ€™ho detto. Mi aveva telefonato la governante, una di quelle parlo-solo-inglese, mi ha detto che da un poโ€™ dormiva sempre, dormiva sul divano, dormiva al telefono, dormiva a tavola, perfino davanti al pianoforte dormiva. Sono andato a casa sua, la governante mi ha aperto e sono entrato, lโ€™ho chiamato ma non ha risposto, salone e sala da pranzo erano vuoti, cucina vuota, studio vuoto, in camera da letto non cโ€™era, mi sono affacciato nel gabinetto e lo trovo addormentato sul water; il resto lo sa.
Peccato che la governante non fosse lรฌ, si รจ fatto un giro della scrivania, lโ€™avvocato, e ha aggrottato la fronte. Perchรฉ insisti a mentire?
Sto in galera, a chi vuole che freghi seโ€”
Importa a me.
Non mi metterร  in bocca cose che si รจ inventato lei.
E Rendini, stringendo gli occhi, Forse ti senti in colpa?
Ma vada a farsi fottere.
Lโ€™avvocato ha sollevato le sopracciglia. Non fa altro che sollevare le sopracciglia, aggrottare la fronte e schioccare le labbra a ogni mia contestazione โ€“ sono mesi che ammuffisco in prigione e di interrogatori ne avrรฒ subiti una trentina.
Per quale ragione lo hai ucciso?
Devo andare al cesso.
Dopo, โ€“ il triplo mento ha tremolato โ€“ andrai al gabinetto dopo, rispondi ora.
Non ho niente da dire.
Cโ€™รจ molto da dire, dovresti ripensare meglio a quel giorno.
Ci sono, ho detto battendomi il palmo sulla fronte, Vuole far esumare la salma, infilargli in corpo quella sostanza e costringermi a cambiare versione.

Qui abbiamo chiesto all’autrice di riformulare il periodo in maniera piรน chiara in riferimento alle benzodiazepine.


Lโ€™avvocato ha sorriso. Ho altri modi.
Ah davvero? Beโ€™, se lo scordi anchโ€™io ho i miei sistemi, e se non mi lascia in pace, le faccio arieggiare lโ€™intestino a forza di forellini in pancia.

Lโ€™una e quaranta del pomeriggio, dodici novembre, domenica.


Seduto al tavolino ancorato al pavimento, guardo il mio riflesso sul piano di acciaio lucido: capelli mossi che tra un poโ€™ arrivano alle spalle, naso schiacciato e un colorito, intuisco, bianco cadavere. Non รจ un granchรฉ per darvi le coordinate facciali di me stesso.
Gli zigomi non li vedo ma li immagino sporgenti e gli occhi sospetto siano un incrocio tra il marrone dei campi appena arati e il verde palude. Dโ€™altra parte non ho uno specchio, nella cella, e a furia di non vedermi, inizio ad avere dei dubbi sul mio aspetto.
Ma chi se ne infischia, anche.
Ho ventisette anni, di questo sono piรน che sicuro, diciotto spesi a ingannare me stesso e gli altri nove spesi a ingannare il prossimo, e mi detesto abbastanza, allโ€™incirca quanto si detesterebbe uno che ha passato ventisette anni ingannando il prossimo e ingannando sรฉ stesso. E sรฌ, sono un inguaribile bugiardo. Per necessitร , perรฒ. Quel tipo di esigenza che nasce dalle circostanze, piรน che dalla volontร  o dallโ€™animo, sebbene le circostanze siano aggirabili, con un poโ€™ di volontร  e quanto allโ€™animo non saprei dire.
Sono un maschio bianco sessualmente attivo quanto puรฒ essere sessualmente attivo un maschio bianco in prigione. In buona sostanza, mi faccio le seghe. Che รจ sempre meglio di infilarlo in un buco del muro, ammesso che un buco ci sia, o anche รจ meglio di farsi una doccia fredda โ€“ calda, qui dentro, sperateci di trovarla โ€“ e comunque รจ meglio di non fare nulla. Prima di essere rinchiuso ho svolto molti lavori diversi, che stare qui a raccontarveli tutti perderemmo uno sproposito di tempo, e quindi passo oltre (senza contare che disapprovo le perdite di tempo). Ah, e poi nessuno viene a farmi visita in carcere, perchรฉ non ho nessuno โ€“ mia madre รจ morta in un incidente dโ€™auto che di anni ne avevo compiuti dieci.
E piรน o meno รจ tutto, per darvi unโ€™idea del sottoscritto e della situazione. Anzi no. Ho mentito poco fa quando vi ho detto che sono un bugiardo, sarebbe piรน corretto dire che sono omertoso, e comunque, non sono omertoso su tutto e non con tutti, sono omertoso solamente su ciรฒ che riguarda lโ€™assassinio di mio padre, e sono omertoso soltanto con lโ€™avvocato dโ€™ufficio.
Ma con voi, no. Voi siete persone per bene, siete persone a posto. E perciรฒ ci crederete che sto cercando di ricomporre i miei ricordi con lโ€™intento di raccontarvi lโ€™omicidio. Intento che fino a ieri non avrei condiviso, per come la vedo io sono fatti solo miei come ho ammazzato mio padre, se lโ€™ho accoltellato o se lโ€™ho buttato giรน dal balcone, o qualche altra messinscena degna di nota.
Ho confessato che lโ€™ho ucciso e tanto dovrebbe bastare.
Ma Rendini sostiene che lโ€™ho ucciso con il Valium mio padre. Con il Valium ve lo immaginate? Prendereste un abbaglio a credere che sia vero, perchรฉ non lo รจ. E non mi interessa se marcirรฒ in questa prigione, non ho nessuna intenzione di ammettere una cosa che non ho fatto. Perchรฉ non lโ€™ho fatta, sia chiaro, o meglio lโ€™ho fatta ma non in questo modo, non รจ cosรฌ che ho ucciso mio padre. Lโ€™ho ucciso ma in un altro modo. E nemmeno voglio ammettere di non avere avuto un movente, una buona ragione per farlo fuori, almeno una, la avevo (tra parentesi, anche piรน di una), ma Rendini vuole chiudere il mio caso con lโ€™etichetta del raptus improvviso, chiude il mio caso, lui, e raptus improvviso, lui, e. E dorme sonni dorati, lui, e tante grazie, io.
Sicchรฉ ho rifiutato. Ma sรฌ. Ho rifiutato di agevolare il suo sonno, ho rifiutato di confermare la sua tesi โ€“ Valium e raptus improvviso โ€“ e ieri ho presentato la domandina al direttore del carcere.
E giร . Adesso capirete tutto. Perchรฉ ho ottenuto una matita e un vecchio quaderno con la copertina color ocra, e ho deciso di mettere ogni cosa per iscritto. Mi assumo ogni responsabilitร  presente e futura di questo resoconto, di questo tratteggio della veritร , una veritร  inessenziale eppure necessaria, una veritร  che mi preme riferirvi, una veritร  innaturale o anche naturale, seppure non ordinaria; a ben vedere dovremmo metterci dโ€™accordo su cosa sia la veritร , prima dโ€™iniziare, o cosa sโ€™intende per veritร .
La veritร  non รจ durevole, la veritร  รจ instabile, la veritร  รจ dinamica, cambia a ogni istante la veritร , perchรฉ non cโ€™รจ una corrispondenza tra il mio mondo interiore e il vostro, e le spiegazioni difficilmente aiutano a chiarire, le spiegazioni evidenziano le opacitร , perchรฉ noi e lโ€™intero universo plasmiamo senza sosta nuove interpretazioni, e inversamente, esse plasmano noi. Questa รจ la sola veritร : le cose sono per noi ciรฒ che in fondo vogliamo che siano. Proprio come diceva Elisabetta.
Cosa cโ€™entra Elisabetta, adesso.
Beโ€™, in effetti cโ€™entra.

Questa parte, per quanto interessante concettualmente, si inserisce in un flusso di pensiero che rotola libero e inceppa la lettura. Da questo la proposta di modifica con inserimento della frase formulata in alternativa “E la sola veritร  รจ che, come diceva Elisabetta, le cose sono per noi ciรฒ che in fondo vogliamo che siano.”

Era la mia fidanzata, Elisabetta. Era. Perchรฉ mi ha lasciato. Anzi, in realtร  sono io che lโ€™ho indotta a lasciarmi, quel pomeriggio di gennaio prima del parricidio. Un pomeriggio che ha del surreale, a ripensarci, e non solo per il caldo inusitato, ma per la piega di quel finale, che a ben vedere, era tutto contenuto nellโ€™inizio, in quella folle idea di condividere con lei il vagheggiamento dellโ€™assassinio, prima ancora della strategia, che solo in seguito approntai per uccidere mio padre.
Ah Elisabetta, mi manchi.
Era una giornata splendida lโ€™ultima volta che lโ€™ho vista, una di quelle giornate assolate che non capitano spesso dโ€™inverno.

L’alleggerimento di alcuni periodi รจ stato proposto al fine di prediligere il ritmo.


Ci eravamo dati appuntamento in centro e arrivammo in Piazza Augusto Imperatore nello stesso istante. Tipiche nostre, le coincidenze. O forse nemmeno le coincidenze, piuttosto รจ la simultaneitร  che avevamo in comune, Elisabetta e io, seppure di simultaneo avevamo ben poco, nel senso del muoverci allโ€™unisono, dico. Perรฒ cโ€™era in noi una certa comunanza nella percezione del tempo, questo sรฌ, anche se ho grossi dubbi che lo intendessimo allo stesso modo, il tempo (di cosa io ritengo sia il tempo non voglio parlarne). Eppure una similitudine esisteva e credo consistesse in una forma di fuga dalla realtร  che aveva origini diverse per ognuno di noi, ma che aveva, per entrambi, la medesima urgenza di affrancarsi dalle temporanee, quanto concrete incombenze.
Ripensandoci io giunsi in Piazza Augusto Imperatore qualche secondo prima di lei, volevo ripassare il discorso su mio padre, e potei guardarla mentre si avvicinava, avvolta da una bellezza che era insieme sofferenza scura e emozioni luminose.
La guardai pensando che era proprio in gran forma con i jeans attillati, il cappotto nero che le tirava sulla vita e i lunghi riccioli castani. Stranamente in forma, o comunque, piรน in forma di me, o piรน in forma di chiunque altro abbia mai visto. Pure di mio padre, che era un fanatico dello sport, del mangiare sano e di lunghi sonnellini ristoratori; mens sana in corpore sano ripeteva mentre mi buttava giรน dal letto alle sei di mattina, di domenica e con qualunque clima, per un corroborante giro di corsa sul marciapiede intorno allโ€™edificio โ€“ mente malata in corpo malato, altrochรฉ.
Ora che ci penso, non riesco a ricordare lโ€™ultima volta che lโ€™ho visto in forma, mio padre.

Nella versione inviataci, il testo proseguiva ancora con una ventina di righe. La proposta di editing รจ stata quella di fermare qui il capitolo. Questa chiusura, con un palese stato confusionale e contraddittorio e al contempo il richiamo al padre, รจ molto piรน dโ€™impatto e, a suo modo, chiude un cerchio.


Il misfatto, 1ยฐ capitolo (versione definitiva)

di Elisabetta Foresti

Le otto di sera, undici novembre, sabato.

Lโ€™ho ucciso io.
รˆ stato semplice legarlo, inebetito comโ€™era, piegargli indietro la testa e infilargli in bocca la carta igienica. Lui allโ€™inizio non si รจ accorto di nulla, poi ha iniziato a scalciare, a dimenarsi, gemeva e tossiva e ha perfino tentato di alzarsi dal cesso โ€“ per fortuna lo avevo le gato stretto. E ho continuato a pressargli la carta nella gola e a tenere le dita strette sulle narici, finchรฉ ha dilatato gli occhi e non si รจ mosso piรน. Ho aspettato diversi minuti, per stare tranquillo e, quando ho capito che era morto, lโ€™ho slegato, ho afferrato il suo corpo che si curvava come fosse un fantoccio e lโ€™ho adagiato sul pavimento. Dopo lโ€™ho scavalcato โ€“ il gabinetto รจ piccolo, lโ€™ho sempre detto che รจ piccolo quel gabinetto, e rosa, oltretutto, le mattonelle sono rosa, le maioliche rosa, dappertutto รจ rosa, come puรฒ un uomo, un costruttore, uno tutto dโ€™un pezzo decidere di fare un gabinetto rosa? โ€“ mi sono lavato le mani, rinfrescato il viso e lโ€™ho scavalcato di nuovo. Ma prima di uscire mi sono girato, lo avevo steso su un fianco con le ginocchia piegate, ho guardato la testa incastrata tra cesso e bidรจ, gli occhi gonfi e tutta quella carta in bocca. Poi me ne sono andato.

Non รจ questa la veritร .
Ma che ne sa lei?
Lโ€™avvocato Rendini ha fatto tre passi in direzione dellโ€™armadio e lโ€™ultimo, piรน pesante, verso la sedia, il busto chinato come a volersi sedere, ma subito ripensandoci, subito sollevando le spalle. Si รจ voltato, e atterrando lo sguardo su di me, ha fatto schioccare le labbra.
Raccontami di quella mattina.
Ancora? Glielโ€™ho detto. Mi aveva telefonato la governante, una di quelle parlo-solo-inglese, mi ha detto che da un poโ€™ dormiva sempre, dormiva sul divano, dormiva al telefono, dormiva a tavola, perfino davanti al pianoforte dormiva. Sono andato a casa sua, la governante mi ha aperto e sono entrato, lโ€™ho chiamato, ma non ha risposto, salone e sala da pranzo erano vuoti, cucina vuota, studio vuoto, in camera da letto non cโ€™era, mi sono affacciato nel gabinetto e lo trovo addormentato sul water; il resto lo sa.
Peccato che la governante non fosse lรฌ, si รจ fatto un giro della scrivania, lโ€™avvocato, e ha aggrottato la fronte. Perchรฉ insisti a mentire?
Sto in galera, a chi vuole che freghi se โ€”

Importa a me.
Non mi metterร  in bocca cose che si รจ inventato lei.
E Rendini, stringendo gli occhi, forse ti senti in colpa?
Ma vada a farsi fottere.
Lโ€™avvocato ha sollevato le sopracciglia. Non fa altro che sollevare le sopracciglia, aggrottare la fronte e schioccare le labbra a ogni mia contestazione โ€“ sono mesi che ammuffisco in prigione e di interrogatori ne avrรฒ subiti una trentina.
Per quale ragione lo hai ucciso?
Devo andare al cesso.
Dopo, โ€“ il triplo mento ha tremolato โ€“ andrai al gabinetto dopo, rispondi ora.
Non ho niente da dire.
Cโ€™รจ molto da dire, dovresti ripensare meglio a quel giorno.
Ci sono, ho battuto il palmo sulla fronte, vuole far esumare la salma, infilargli in corpo delle benzodiazepine e costringermi a cambiare versione.
Lโ€™avvocato ha sorriso. Ho altri modi.
Ah davvero? Beโ€™, se lo scordi, anchโ€™io ho i miei sistemi, e se non mi lascia in pace, le faccio arieggiare lโ€™intestino a forza di buchi in pancia.

Lโ€™una e quaranta del pomeriggio, dodici novembre, domenica.

Seduto al tavolino ancorato al pavimento, guardo il mio riflesso sul piano di acciaio lucido: capelli mossi che tra un poโ€™ arrivano alle spalle, naso schiacciato e un colorito, intuisco, bianco cadavere.
Gli zigomi non li vedo, ma li immagino sporgenti e gli occhi sospetto siano un incrocio tra il marrone dei campi appena arati e il verde palude. Dโ€™altra parte non ho uno specchio nella cella e, a furia di non vedermi, inizio ad avere dei dubbi sul mio aspetto.
Ma chi se ne infischia, anche.
Ho ventisette anni, di questo sono piรน che sicuro, diciotto spesi a ingannare me stesso, gli altri nove spesi a ingannare il prossimo, e mi detesto abbastanza, allโ€™incirca quanto si detesterebbe uno che ha passato ventisette anni ingannando il prossimo e ingannando sรฉ stesso. E sรฌ, sono un inguaribile bugiardo. Per necessitร , perรฒ. Quel tipo di esigenza che nasce dalle circostanze, piรน che dalla volontร  o dallโ€™animo, sebbene le circostanze siano aggirabili con un poโ€™ di volontร  e quanto allโ€™animo non saprei dire.
Sono un maschio bianco sessualmente attivo quanto puรฒ essere sessualmente attivo un maschio bianco in prigione. In buona sostanza, mi faccio le seghe. Che รจ sempre meglio di infilarlo in un buco del muro, ammesso che un buco ci sia, o anche รจ meglio di farsi una doccia fredda โ€“ calda, qui dentro, sperateci di trovarla โ€“ e comunque รจ meglio di non fare nulla. Prima di essere rinchiuso ho svolto molti lavori diversi, che stare qui a raccontarveli tutti perderemmo uno sproposito di tempo, e quindi passo oltre (senza contare che disapprovo le perdite di tempo). Ah, e poi nessuno viene a farmi visita in carcere, perchรฉ non ho nessuno โ€“ mia madre รจ morta in un incidente dโ€™auto che di anni ne avevo compiuti dieci.
E piรน o meno รจ tutto, per darvi unโ€™idea del sottoscritto e della situazione. Anzi no. Ho mentito poco fa quando vi ho detto che sono un bugiardo, sarebbe piรน corretto dire che sono omertoso e, comunque, non sono omertoso su tutto e non con tutti, sono omertoso solamente su ciรฒ che riguarda lโ€™assassinio di mio padre e sono omertoso soltanto con lโ€™avvocato dโ€™ufficio.
Ma con voi no. Voi siete persone per bene, siete persone a posto. E perciรฒ ci crederete che sto cercando di ricomporre i miei ricordi con lโ€™intento di raccontarvi lโ€™omicidio. Intento che fino a ieri non avrei condiviso, per come la vedo io, sono fatti solo miei come ho ammazzato mio padre, se lโ€™ho accoltellato o se lโ€™ho buttato giรน dal balcone.
Ho confessato che lโ€™ho ucciso e tanto dovrebbe bastare.
Ma Rendini sostiene che lโ€™ho ucciso con il Valium, mio padre. Con il Valium, ve lo immaginate? Prendereste un abbaglio a credere che sia vero, perchรฉ non lo รจ. E non mi interessa se marcirรฒ in questa prigione, non ho nessuna intenzione di ammettere una cosa che non ho fatto. Perchรฉ non lโ€™ho fatta, o meglio lโ€™ho fatta ma non in questo modo, non รจ cosรฌ che ho ucciso mio padre. Lโ€™ho ucciso, ma in un altro modo. E nemmeno voglio ammettere di non avere avuto un movente: una buona ragione per farlo fuori, almeno una, la avevo, anche piรน di una, ma Rendini vuole chiudere il mio caso con lโ€™etichetta del raptus improvviso. E dorme sonni dorati, lui, e tante grazie, io.
Sicchรฉ ho rifiutato di agevolare il suo sonno, ho rifiutato di confermare la sua tesi โ€“ Valium e raptus improvviso โ€“ e ieri ho presentato la domandina al direttore del carcere.
Eh giร . Adesso capirete tutto. Perchรฉ ho ottenuto una matita e un vecchio quaderno con la copertina color ocra, e ho deciso di mettere ogni cosa per iscritto. Mi assumo ogni responsabilitร  presente e futura di questo resoconto, di questo tratteggio della veritร , una veritร  inessenziale eppure necessaria, una veritร  che mi preme riferirvi, una veritร  innaturale o anche naturale, seppure non ordinaria; a ben vedere dovremmo metterci dโ€™accordo su cosa sia la veritร , prima dโ€™iniziare, o cosa sโ€™intende per veritร .
E la sola veritร  รจ che, come diceva Elisabetta, le cose sono per noi ciรฒ che in fondo vogliamo che siano.
Era la mia fidanzata, Elisabetta. Era. Perchรฉ mi ha lasciato. Anzi, in realtร  sono io che lโ€™ho indotta a lasciarmi quel pomeriggio di gennaio prima del parricidio. Un pomeriggio che ha del surreale, a ripensarci, e non solo per il caldo inusitato, ma per la piega di quel finale, che a ben vedere, era tutto contenuto nellโ€™inizio, in quella folle idea di condividere con lei il vagheggiamento dellโ€™assassinio, prima ancora della strategia, che solo in seguito approntai per uccidere mio padre.

Era una giornata splendida, ci eravamo dati appuntamento in centro e arrivammo in Piazza Augusto Imperatore nello stesso istante. Tipiche nostre, le coincidenze. O forse nemmeno le coincidenze, piuttosto รจ la simultaneitร  che avevamo in comune, Elisabetta e io, seppure di simultaneo avevamo ben poco, nel senso del muoverci allโ€™unisono, dico. Perรฒ cโ€™era in noi una certa comunanza nella percezione del tempo, questo sรฌ, anche se ho grossi dubbi che lo intendessimo allo stesso modo, il tempo (di cosa io ritengo sia il tempo non voglio parlarne). Eppure, una similitudine esisteva e credo consistesse in una forma di fuga dalla realtร  che aveva origini diverse per ognuno di noi, ma che aveva, per entrambi, la medesima urgenza di affrancarsi dalle temporanee, quanto concrete incombenze.
Ripensandoci io giunsi in Piazza Augusto Imperatore qualche secondo prima di lei, volevo ripassare il discorso su mio padre, e potei guardarla mentre si avvicinava, avvolta da una bellezza che era insieme sofferenza scura ed emozioni luminose.
La guardai pensando che era proprio in gran forma, piรน in forma di me, o piรน in forma di chiunque altro abbia mai visto. Anche di mio padre, che era un fanatico dello sport, del mangiare sano e dei lunghi sonni ristoratori; mens sana in corpore sano ripeteva mentre mi buttava giรน dal letto alle sei di mattina, di domenica e con qualunque clima, per un corroborante giro di corsa sul marciapiede intorno allโ€™edificio โ€“ mente malata in corpo malato, altrochรฉ.
Ma, ora che ci penso, non riesco a ricordare lโ€™ultima volta in cui lโ€™ho visto in forma mio padre.


Elisabetta Foresti รจ nata e vive a Roma. Nel dicembre 2018 si รจ qualificata prima nello Scouting night live dellโ€™agenzia Oblique Studio, nel 2020 ha superato la prima tranche del concorso letterario 8×8 si sente la voce della stessa agenzia. Ha scritto diversi racconti, lโ€™ultimo pubblicato sulla rivista letteraria Il Rifugio dellโ€™Ircocervo. Nel 2017 ha preso parte ai corsi di scrittura della Scuola Omero di Roma e nel 2018-19 รจ stata ammessa al laboratorio annuale di Bottega di Narrazione di Giulio Mozzi.


LEGGI QUI TUTTA LA NARRATIVA DELLA NOSTRA RIVISTA

Scrivo per spronare i pochi viventi di Montale a uscire dalle tenebre

di Mauro Maraschi

Da quando scrivo narrativa, e sono ormai ventโ€™anni, il mio interesse principale รจ sempre stato quello di denunciare gli automatismi sociali e culturali. Sono consapevole che, come diceva Zamenhof, ยซuna battaglia ideologica ne nasconde sempre una personaleยป, e che in tal senso io non faccio eccezione. Combatto gli automatismi perchรฉ โ€“ in quanto individuo sociale โ€“ non li so cavalcare, non so trarne vantaggio, non sono mai riuscito ad adeguarmi. A un certo punto della mia esistenza ho cominciato ad avere la sensazione che la gente intorno a me non facesse niente per via di unโ€™intenzione autentica, bensรฌ selezionando delle opzioni da una gamma prestabilita. Con il passare degli anni tutto mi รจ sembrato sempre piรน retorico, stereotipato, predigerito โ€“ tutto mi รจ parso come una citazione di altro, e mai qualcosa in sรฉ. Sempre piรน spesso durante una conversazione ho sentito il desiderio di trasformarla in una meta-conversazione, di ragionare sulla forma piรน che sul contenuto, o meglio, di correggere il tiro della forma per emanciparla dalle formule e farla coincidere il piรน possibile con il contenuto.ย 

Va da sรฉ che nella vita di tutti i giorni una simile tendenza si rivela disabilitante, soprattutto in contesti che non richiedono unโ€™indagine dei sottotesti, come alle poste o durante una cena con amici. In qualsiasi contesto ho il desiderio di chiedere allโ€™interlocutore: ยซMa tu, davvero, cosa ne pensi? Al di lร  di quello che hai letto, al di lร  dellโ€™opinione dominante e delle minoranze ideologiche โ€“ tu, unโ€™idea tua e soltanto tua, te la sei fatta?ยป. Eppure non lo chiedo piรน da ventโ€™anni, da quando ho cominciato a scrivere nella speranza di risolvere il mio problema nero su bianco e di alleggerirmi lโ€™esistenza dalla sensazione appena descritta. Non ci sono mai riuscito. E in veritร  quello che scrivo รจ di certo una battaglia agli automatismi, ma non lo รจ in modo esplicito, non ancora.

Scrivo anche per autocompiacimento, e immagino che sia cosรฌ per tutti. Chiunque scriva spera di sentirsi dire che รจ bravo, che padroneggia la lingua, che sa raggiungere profonditร  inesplorate del sentimento e dellโ€™intelletto. Chiunque scriva spera di leggere recensioni encomiastiche, di far parte di un giro o di una giuria, di poter insegnare ad altri la propria arte. Chiunque scriva spera di potersi sentire speciale, unico, insostituibile. Per quanta umiltร  possa dimostrare, e per quanto nobili possano essere i suoi temi, chi sostiene di scrivere per il bene dellโ€™umanitร  mente innanzitutto a sรฉ stesso. La letteratura non ha questo potere, non puรฒ redimere i popoli e nemmeno lโ€™individuo. Dicono che vogliono risvegliare le coscienze e sensibilizzare le masse, e allora scrivono di temi sociali, di razzismo e di mille altre cose che quasi mai li riguardano in modo personale: scelgono un tema forte, che possa coinvolgere il numero maggiore di persone, e lo svolgono, quel tema, come a scuola. Non metto in dubbio che siano mossi da sincera commozione nei confronti di drammi universali o individuali, ma quello che vogliono piรน di ogni altra cosa non รจ rendere giustizia a quei drammi, bensรฌ essere encomiati per averlo fatto cosรฌ bene. Il bene perรฒ lo si fa in disparte, in silenzio; non lo si annuncia in un post, non lo si trasforma in una mostrina: nello stesso istante in cui rivendichi una tua buona azione la stai mortificando. Ecco perchรฉ secondo me si scrive innanzitutto per narcisismo. Anche perchรฉ nella maggior parte dei casi scrivere รจ un privilegio concesso a chi ha giร  delle sicurezze economiche (che di rado provengono dalla scrittura) ed รจ avvantaggiato da fattori relazionali, sociali e persino geografici. Ma un privilegiato cosa puรฒ insegnare alla massa? E soprattutto, gli interessa davvero farle del bene? 

I libri non possono cambiare il mondo, non ci sono mai riusciti e mai ci riusciranno. Scrivere e leggere sono distrazioni dal pensiero assillante della morte, distrazioni peraltro nobilitanti. La lettura non ci rende persone migliori (di certo avere una cultura di base alimenta il senso civico, ma oltre una certa soglia ci rende soltanto piรน intolleranti verso lโ€™ignoranza). Lโ€™ha detto anche Calasso: ยซUno puรฒ leggere mille libri lโ€™anno e rimanere comunque uno stronzoยป. Meno che mai la quantitร  รจ proporzionale alla crescita interiore, perchรฉ in molti leggono soltanto libri inutili, oppure leggono i libri migliori ma non li capiscono o li fraintendono o non sanno che farsene dei loro insegnamenti. Molto meglio leggere poco ma seguendo un proprio percorso e non arrancando dietro le ultime uscite pur di non essere esclusi dal dibattito collettivo delle bolle culturali. La lettura รจ una passione, non uno strumento di redenzione dei popoli, nรฉ di sรฉ stessi. E cosรฌ la scrittura, che per quanto alta rimane un prodotto di intrattenimento (puรฒ essere un intrattenimento altissimo, vertiginoso, ma proprio perchรฉ intrattiene persone coltissime รจ difficile che riesca a elevarle ancora piรน in alto: con maggiore probabilitร  le renderร  soltanto piรน snob).

Scrivo anche perchรฉ non so parlare. Vivo subendo costanti soprusi da chiunque, sempre e comunque legati al piano comunicativo. Con la gente della massa sono troppo lento, troppo relativista: il tempo di spiegare le mie motivazioni e giร  in tre mi hanno superato nella fila alle poste. In mezzo al traffico non ho mai rimproverato nessuno, perchรฉ immagino sempre che abbiano tutti ragione: ยซdi certo quello che รจ appena passato con il rosso non lo fa ogni giorno, รจ stato un caso, un giorno potrebbe succedere a me, non posso giudicare nessuno in base a un singolo erroreยป; oppure ยซDi certo la signora che รจ stata sgarbata al supermercato โ€“ con me, per pochi secondi โ€“ รจ una persona adorabile per la quasi totalitร  del resto della sua vita โ€“ con i suoi cari, per anniยป. Io in mezzo alla massa perdo sempre. Ma perdo anche nel dialogo con lโ€™รฉlite culturale: non me la sento di dire agli altri che danno troppo peso a ciรฒ che fanno o dicono o pubblicano, non capisco nemmeno con quale faccia possano parlare con tanta convinzione di un prodotto culturale da loro concepito; trovo infantile la sacralitร  attribuita alla letteratura; la maggior parte delle volte davanti a una presentazione o a unโ€™intervista mi chiedo: ยซMa cosa sta dicendo?ยป. Come si puรฒ affermare una veritร  individuale con quel sorrisetto lรฌ? Come fanno? Io non ci riesco. Non cโ€™รจ affermazione che non farei seguire da ยซin questo casoยป, ยซcon queste eccezioniยป, ยซin questo contestoยป e cosรฌ via. รˆ tutto talmente relativo che non riesco a scegliere le parole e le affermazioni. E cosรฌ quando di rado tocca a me tenere le redini di una presentazione ecco che ai piรน appaio alienato o persino impreparato. Alla fine dellโ€™ultima presentazione di Io cammino da solo, la selezione dei diari di Thoreau da me curata per Piano B, una persona del pubblico mi ha detto: ยซSembrava che non sapessi nemmeno tu perchรฉ eri lรฌยป. E a conti fatti aveva ragione. Non so interpretare il ruolo dellโ€™intellettuale in tempo reale, perchรฉ non credo che lโ€™autore abbia lโ€™obbligo della performance e mi sento ridicolo a dare al pubblico ciรฒ che vuole, mi sento un animale ammaestrato.

E allora scrivo, in silenzio e in disparte (non potrebbe essere altrimenti), per autocompiacimento, perchรฉ non so parlare, e perchรฉ spero di dare conforto a quelli come me, se ancora esistono. I timidi. Che fine hanno fatto i timidi? Quelli veri, dico. Oggi i timidi scrivono libri sulla propria timidezza, fanno presentazioni in cui parlano della propria timidezza, si esibiscono su un palco e poi chiariscono che sono timidi. Ma non รจ vero. Un timido non lo sa nessuno che รจ timido. Dallโ€™esterno puรฒ anche sembrare una persona normale ma poi lo riconosci perchรฉ si esprime di rado, non fa presentazioni, non si esibisce su un palco, e nessuno lo vede nemmeno essere timido, perchรฉ si รจ timidi in disparte, il timido esprime il massimo della propria timidezza sottraendosi al mondo, non andando nel mondo e facendone sfoggio per essere applaudito. 

Quando ero piรน giovane, quando ancora la letteratura mi emozionava in modo immediato, i libri mi hanno fatto sentire meno solo. Non che mi ยซrintanassi nei libriยป, come si dice: avevo molti amici, uscivo sempre, ridevo, amavo. Soltanto che poi tornavo a casa e qualsiasi cosa avessi fatto mi sembrava unโ€™illusione, un sogno, una recita, perchรฉ di fatto la vita sociale รจ questo, una recita. Siamo noi stessi soltanto quando siamo soli. E allora io tornavo a casa e mi sentivo me stesso soltanto leggendo di Moscarda o di Verchovenskij o di Dupin. Con gli anni le mie letture si sono fatte piรน complesse, piรน ricercate, ma ho continuato a trovare conforto nello scoprire che da qualche parte, nel mondo reale o nella mente di qualche scrittore, erano esistiti individui ridicoli immersi in un profondo disagio esistenziale: un Chandos che non riesce piรน a comunicare, uno Squalificato che per sopportare la vita deve fare il buffone, un Rudolf che addebita alla sorella la propria incapacitร  di iniziare a scrivere un saggio su Mendelssohn. Per buona parte della mia vita leggere di questi personaggi รจ stato di conforto. Poi qualcosa si รจ rotto, si รจ forse esaurito il bacino cui attingere, e mi รจ rimasta quasi soltanto la saggistica.

Ora, se devo riassumere in poche parole i motivi per i quali scrivo posso riassumerli cosรฌ: ยซMemore della solitudine provata negli anni della formazione, e di averla vissuta in disparte e mai su un palco, vorrei dare conforto a quellโ€™ormai esigua minoranza di individui che non sa/non vuole esprimere la propria solitudine su un palcoยป. Si tratta comunque di autocompiacimento, perchรฉ quando uno vuole dare conforto a chi vive una situazione da lui giร  vissuta non lo fa per gli altri ma per sรฉ stesso, da un lato per sentirsi utile e dallโ€™altro per illudersi di poter rivivere attraverso la vita altrui. Siamo anzi di fronte a un doppio autocompiacimento. Perรฒ posso testimoniare che lโ€™ormai esigua minoranza di cui faccio parte (per capirci, quelli che non si esprimono mai sui temi caldi del momento, che non rivendicano i micro-diritti quotidiani, che non si esibiscono su un palco), questa ormai esigua minoranza non sa piรน che pesci pigliare, non sta bene nella societร  nรฉ sui social, ha spesso tanto da dire (o comunque non meno di chi parla e scrive in continuazione) ma soffre a tenersi tutto dentro e non potrebbe fare altrimenti. Il mio obiettivo a lungo termine รจ pertanto duplice: da un lato, insinuare dei dubbi in tutti coloro che vivono invece senza intoppi gli automatismi della quotidianitร , suggerire loro che ciรฒ che fanno non รจ poi cosรฌ importante, che sono soltanto dei fili dโ€™erba su un prato, che non sanno nemmeno perchรฉ hanno messo su famiglia, e che comunque la loro vita, che a loro pare normale e inevitabile, รจ in realtร  una vita insulsa e insignificante e immeritevole dโ€™essere vissuta; dallโ€™altro, spronare i pochi viventi di Montale a uscire dalle tenebre come i mammiferi dopo lโ€™estinzione dei dinosauri.


Mauro Maraschi รจ nato a Palermo nel 1978. Si occupa di traduzione e redazione per diverse case editrici. รˆ stato editor della narrativa italiana per Hacca, per la quale ha anche curato lโ€™antologia ESC, Quando tutto finisce (2012). Nel 2013 ha partecipato alla prima edizione di Pianissimo, Libri sulla strada, progetto di Filippo Nicosia. Due tra le sue ultime traduzioni sono Complex TV di Jason Mittell (minimum fax, 2017) e Masscult e Midcult di Dwight Macdonald (Piano B Edizioni, 2018).

camera di smontaggio [corso di lettura e visione]

corso di analisi testi e visioni aprile – maggio 2024


CHE COS’รˆ, IN BREVE


Camera di smontaggio รจ un percorso di allenamento critico e creativo per lettori e visionari e in generale per chi ha una fervente passione per le storie ma desidera far crescere e allenare il proprio sguardo usando come attrezzi l’unica cosa che veramente conta: i testi da leggere, le scene da osservare.

Attraverso la lettura attenta e guidata di pagine di romanzi, racconti, episodi di serie TV, i partecipanti impareranno a riconoscere (e pretendere) subito una buona storia.


CHE COS’รˆ, SPIEGATO MEGLIO


Essere un lettore, un fruitore di film e serie TV, un ascoltatore di podcast e audiolibri viene spesso etichettato come un comportamento passivo, ma non lo รจ. รˆ invece l’esatto contrario: un’abilitร  non solo attiva ma addirittura creativa.

La qualitร  della tua lettura/visione/ascolto non dipende dai libri che vengono pubblicati e che trovi in libreria, non รจ colpa delle scelte delle produzioni TV e audio, ma รจ una tua responsabilitร : saper smontare, analizzare, comparare le storie di ogni formato vuol dire saperle scegliere, utilizzare il proprio bagaglio culturale, emotivo ed esperienziale, mettersi in gioco.

Essere in grado di individuare delle buone storie significa non accontentarsi (o lamentarsi) delle fantomatiche “imposizioni dall’alto” ma annusare, adocchiare, scovare bellezza. Questa capacitร  sโ€™impara, si educa, si perfeziona con lo studio, l’esperienza, la messa alla prova della propria creativitร .


Tutto prende il via dalla curiositร , dalla domanda: come funzionano le storie? 


Il laboratorio per lettori e visionari forti รจ immaginato per chi ha una passione per la narrativa, fiction e non, in ogni sua forma e attraverso qualsiasi media. รˆ per chi si fa domande sulla progettazione, la scrittura e la costruzione di romanzi, film e serie TV, per chi รจ interessato allโ€™uso della lingua e della sintassi, della fotografia e della camera da presa, e per chiunque voglia affinare il proprio occhio critico. 

Saranno forniti gli strumenti per imparare a riconoscere le scelte autoriali, le costruzioni di trame, personaggi, epifanie, scene, dettagli, per individuare i temi e le qualitร  letterarie/narrative delle storie, per analizzare le scelte sintattiche e stilistiche dei testi, per esercitare l’osservazione di atmosfere, scenografie, colori, corpi e rappresentazioni delle narrazioni visive.


COME FUNZIONA


  • 8 incontri in diretta da una classe virtuale
  • Ogni incontro durerร  2 ore, per un totale di 16 ore di laboratorio in diretta online
  • Gli incontri si svilupperanno in: analisi testi, analisi visioni, comparazioni, domande e discussione

CHI CONDUCE IL CORSO


FRANCESCA DE LENA, EDITOR E AGENTE LETTERARIA

Ha co-fondato lโ€™agenzia letteraria United Stories. Ha fondato il sito I libri degli altri in cui offre formazione e servizi editoriali e dirige la redazione della rivista letteraria e della newsletter ILDA. Conduce APNEA scuola di lettura e editing e molti altri laboratori e workshop di scrittura e editing on line e dal vivo. รˆ una personal editor e una scout.


CHIARA M. COSCIA, AMERICANISTA E TRADUTTRICE

Scrive e si occupa di serie TV da una prospettiva culturale, ne esplora soprattutto le modalitร  di rappresentazione della contemporaneitร  e delle sue dinamiche sociali, identitarie e di potere. Per I libri degli altri scrive, cura il gruppo di lettura, visione e scrittura di ILDA, e ne gestisce gli incontri in diretta online.




CALENDARIO DELLE LEZIONI


Gli incontri sono di martedรฌ dalle 18:00 alle 20:00


APRILE

2

9

Sentire le voci: leggere le persone verbali + il narratore nelle serie tv

Io, di nuovo io, ancora io: leggere l’autofiction + la prima persona narrante nelle serie tv

16

Conoscere รจ riconoscere: identificare archetipi, topoi e clichรฉ + i tropi nelle serie tv

23

Chi parla? Cosa ha da dire? Leggere e ascoltare/guardare i dialoghi

30

Mondi da esplorare: costruire e animare un worldbuilding nelle serie e nei film

MAGGIO

7

Contenitori che contano: leggere e riconoscere le forme letterarie.

14

Microcosmi fittissimi: basta romanzi, imparare a leggere i racconti.

21

La raccolta visiva: le serie TV antologiche.


COSTI


Camera di smontaggio costa 320 euro in un’unica soluzione e 340 in due tranche: una all’iscrizione e una a fine aprile. Per chi รจ giร  iscritto a ILDA c’รจ uno sconto del โค๏ธ del 10%.


INFO


Per informazioni e iscrizioni scrivici a: ilibrideglialtri@gmail.com

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Grazie per la risposta. โœจ

Scrivere per adulti, scrivere per ragazzi: intervista a Veronica Galletta, Sarah Savioli, Barbara Fiorio.

di Beatrice Galluzzi

In un recente editoriale apparso nella newsletter di Ilda, Francesca de Lena rifletteva sul fatto che scrivere per ragazzi sia molto diverso rispetto a scrivere per adulti: i secondi, una volta finito un libro, lo posano, archiviandolo nella libreria, mentre i ragazzi, i bambini, tendono a leggerlo e rileggerlo piรน volte. Ci entrano, si accomodano, vivono in unโ€™atmosfera che mano a mano diventa loro familiare. Ecco la grande responsabilitร  di scrivere per ragazzi: lโ€™esigenza di creare una storia avvincente, un setting originale, personaggi per il quale fare il tifo. Un connubio che trionfa nei romanzi di avventura, quelli che molti di noi ricordano come formativi negli anni piรน cruciali.ย 

A questo proposito, la prima domanda รจ per Veronica Galletta, premio Campiello Opera prima 2020 con โ€œLe isole di Normanโ€ (ItaloSvevo, 2020), ora in libreria con โ€œNina sullโ€™argineโ€ (minimum fax, 2021).

Hai sempre dichiarato che il romanzo di avventura รจ stato fondamentale per il tuo bagaglio da scrittrice (bagaglio inteso come necessaire degli strumenti da utilizzare, ma anche raccoglitore di idee, di appunti, e valigia pronta per partire su due piedi). Puoi dirci che cosa porti sempre con te?

Porto sempre con me lo stupore, lโ€™eccitazione, quel tipo di sentimento che sta nello stomaco in alto, e ti fa dire: oddio ora che succede? E allora inevitabilmente torno ai romanzi che ho letto da bambina. Lโ€™isola del Tesoro: io sono Jim che scopre il male. I viaggi di Gulliver: la paura che provavo davanti a questi mondi diversi, quando il protagonista si sveglia legato dai lillipuziani. O le Fiabe italiane, specie quelle siciliane, con quella malinconia da grand guignol che emanano (tutte te le sei mangiateโ€ฆ). Ma anche certi libri da adulti che ho letto troppo presto, e che mi hanno lasciato unโ€™angoscia profonda. Moby Dick, la sofferenza di Achab, il mal di mare. E Don Chisciotte, per il quale ho provato una pena profonda: perchรฉ nessuno lo aiuta?, mi chiedevo leggendo: perchรฉ nessuno gli dice che i mulini a vento non esistono? Non ne ha amici? Del resto, se, come dice Michele Mari, รจ lโ€™infanzia il momento in cui ci si struttura anche per la scrittura, dentro questi libri cโ€™รจ tutto il mio mondo, che ritrovo in quello che scrivo, anche senza volerlo. Che poi รจ la cosa meravigliosa della scrittura, almeno per me. Che ti supera, travalica le tue intenzioni, ciรฒ che pensi di fare. Ecco, quel travalicamento per me รจ dovuto a quello che ho letto da bambina.

So che sei molto incuriosita dalla letteratura per lโ€™infanzia e continui a leggerla tuttโ€™ora, anche se scrivi per adulti. Per te, da scrittrice, ha senso questa distinzione?ย 

Scrivo per adulti, รจ vero, anche se studio e provo anche cose diverse, che magari prima o poi troveranno una forma compiuta. Ho un figlio che ora ha 10 anni, che รจ il mio test per le storie che invento. Non ha mai voluto che io gli leggessi libri, ma sempre che gli inventassi storie. Io gli sono stata dietro, anche perchรฉ a leggere a voce alta mi stanco moltissimo, perdo concentrazione. E allora sono nate le storie a puntate, e i tormentoni. Con alcuni di questi ho costruito storie per iscritto, partendo da due dati: le sue paure (la paura della morte, per dirne una) e i suoi desideri (la libertร , vivere da solo). Se e quando troveranno uno sbocco editoriale, vorrei che fossero scritti per tutti, che possano essere letti a qualunque etร . Cโ€™รจ una purezza speciale in certa scrittura per bambini, anche contemporanea, che non puรฒ essere trascurata dal mondo adulto. Anzi. Andrebbe insegnata agli adulti. La questione comunque per me resta sempre linguistica. Mi piace la letteratura che non rinunci mai alla lingua, che sia per adulti o per ragazzi. E riuscire a trovare una lingua alta e al contempo efficace, dritta ma poetica, รจ la cosa piรน complessa.

Sarah, tu sei appena uscita con un libro per ragazzi, โ€œTutto cambiaโ€ (Feltrinelli Kids, 2021), che parla di una bambina a cui il mondo cambia sotto agli occhi e che trova soluzioni per adattarsi, incuriosita e nientโ€™affatto spaventata dai mutamenti. Prima di questo libro hai pubblicato due romanzi gialli, โ€œGli insospettabiliโ€ (Feltrinelli, 2020) e โ€œIl testimone chiaveโ€ (Feltrinelli, 2021). Che cosa รจ cambiato, in te, spingendoti a rivolgerti a un pubblico di ragazzi?ย ย 

A dire la veritร , credo di non essere cambiata e, in seguito al cambiamento, aver scritto questa storia per bambini, ma di aver scritto questa storia ed essere cambiata di conseguenza.

Lโ€™avventura di Martina รจ nata come risposta al disperato bisogno di comunicare con mio figlio e ho utilizzato la forma scritta perchรฉ รจ lโ€™unica con la quale riesco a esprimere davvero quello che provo.

Eravamo nella fase dura del lockdown, lui mi chiedeva  spiegazioni in continuazione, ma io riuscivo solo a rotolare fra incertezze e paure.

Alla fine ho fatto quello che avevo giร  fatto per salvarmi la vita in altre occasioni: parlare molto meno, lasciare che invece emergesse tutto quello che doveva farlo grazie alla scrittura e che lo facesse con tutta la dirompenza necessaria. Cosรฌ, una notte,  in pigiama e vestaglia e con il suono delle sirene fuori che tagliava il silenzio irreale urbano di quel periodo, ho lasciato che le dita andassero sulla tastiera senza concedermi scampo, rinunciando a tutti i limiti e le difese che mi ero messa addosso e che comunque non servivano a nulla.

Alla mattina, cโ€™era la storia di Martina: si era alzata e i suoi capelli rossi e ricci erano divenuti neri e lisci, scopriva che il mondo cambia in continuazione, cambiamo in continuazione anche noi e che lโ€™unica strada รจ andare avanti con quello che si ha e che si costruisce passo dopo passo. Le grandi spiegazioni alle volte semplicemente non ci sono, anche se le vorremmo non ci sono particolari e rassicuranti logiche e giustizie. Lโ€™unica opportunitร  che abbiamo รจ continuare a vivere cercando di essere la versione migliore delle persone che siamo. Martina, cosรฌ come sanno fare i bambini, era andata dritta alla sostanza e, al di lร  delle mie banali scuse da adulta fragile che credeva di cercare spiegazioni per suo figlio, quella sostanza la sbatteva dritta in faccia a me.

Dopo la mia notte di scrittura, quando mio figlio si รจ svegliato, mi รจ venuto in braccio e gli ho letto la storia mentre mangiava un biscotto. Finita la lettura, ci siamo sorrisi, ci siamo abbracciati e divisi il biscotto. E da allora, per lui e soprattutto per me, tutto cambia e, al di lร  del fatto che questo ci piaccia o no e sia facile  da accettare o meno, รจ normale che sia cosรฌ.

Tutto cambia, anchโ€™io da quel momento in poi sono cambiata.

E, alla fine, con la storia di Martina piรน che rivolgermi a un pubblico  di bambini, mi sono rivolta alla parte bambina di me, a quella di ognuno di noi.

Dal punto di vista tecnico, della scrittura, che cosa vuol dire scrivere per bambini quando si รจ abituati a scrivere per adulti? Cambia lโ€™atteggiamento mentale? Come si passa da a uno stile allโ€™altro? E, nel tuo caso, sono nate prima le illustrazioni o la storia?

Penso che scrivere per i bambini sia unโ€™opera di sinceritร , estremo coraggio e la presa di coscienza che quella che, con la spocchia tipica di noi adulti, pensavamo semplicitร  รจ invece la cruda e scuoiata sostanza reale delle cose.  Se si vuole davvero comunicare con lโ€™infanzia bisogna scordarsi ogni corazza messa su negli anni, ogni impalcatura a sostegno delle proprie certezze piรน o meno patetiche e polverizzare qualsiasi piedistallo sul quale ci siamo convinti di stare.

Si deve avere la tempra di sedersi nudi per terra a fare il gioco della forma delle nuvole che passano, a guardare le formiche e a vivere il presente senza rifugiarci nel passato o nel futuro, cosa che da grandi facciamo quando sentiamo di non avere la forza per affrontare ciรฒ che ci sta di fronte. Tutto questo รจ massacrante perchรฉ anche emotivamente devi esporti senza pelle in campo aperto e, a livello tecnico di scrittura, non puoi utilizzare trucchetti, trovare scuse, impastare le pagine di fuochi dโ€™artificio e virtuosismi gratificanti.

Devi fare i conti con il fatto che, se vuoi comunicare davvero e aprire un dialogo con i lettori, esattamente come capita anche con i lettori adulti, la questione รจ che loro sono molto piรน importanti di te, delle tue esigenze, del tuo ego e di ogni autoreferenzialitร , ma che se quei lettori sono bambini, dovrai andare oltre senza avere nulla per ripararti.

Anche per questo, per la densitร  del viaggio autoriale vissuta nello scrivere per bambini, quando ho visto per la prima volta le illustrazioni ho pianto per ore per la gioia e la commozione di vedere resa con tanta vivida dolcezza tutta la storia di โ€œTutto cambiaโ€.

Non so se capiti sempre in questa sequenza temporale, ma in questo caso la storia รจ nata nella sua interezza in un momento preciso e solo successivamente รจ stata assegnata a qualcuno che la illustrasse. Ed รจ impossibile essere piรน fortunati di quanto lo sia stata io nellโ€™incontro con Kalina Muhova, unโ€™illustratrice straordinaria che ha dato vera vita e una forma meravigliosa alla fantasia che avevo racchiuso in parole.

Barbara, oltre che di romanzi, tra cui โ€œQualcosa di veroโ€ (Feltrinelli, 2015) e โ€œVittoriaโ€ (Feltrinelli, 2018), sei autrice del saggio ironico โ€œC’era una svoltaโ€ (Morellini, 2019), in cui hai analizzato le fiabe classiche. Ma se โ€œLe fiabe sono spietate, come la vita e come i bambiniโ€, perchรฉ alcune, negli anni, sono state censurate? 

Credo che la natura stessa delle fiabe sia quella di essere cambiate di racconto in racconto, di epoca in epoca, di contesto in contesto. Sono la prima forma di narrativa e venivano raccontate ovunque. Nascono per svelare il mondo ai piรน piccoli, per raccontare che ci sono il bene e il male, la giustizia e lโ€™ingiustizia, e che, alla fine, vincono i buoni. Nascono per insegnare qualcosa che puรฒ cambiare ogni volta.

Nei secoli sono state tramandate oralmente finchรฉ qualcuno non si รจ preso la briga di raccoglierle in opere meravigliose di cui dobbiamo essere grati. Grazie a Basile, a Perrault, ai Grimm, a Calvino. Perรฒ non va dimenticato che per ogni fiaba classica, di quelle che appunto vengono dalla tradizione popolare, esistono centinaia di versioni. Per dirne una: pare che la matrigna di Biancaneve in realtร  fosse la madre, e non รจ nel nostro secolo che lโ€™hanno trasformata in matrigna per rendere piรน accettabile il tentativo di far fuori una settenne.

Andersen, invece, le inventava, ma anche lui non รจ stato risparmiato dalle modifiche (nei film animati, per esempio, la Sirenetta resta viva e il principe di cui รจ innamorata sposa lei. Se lo sapesse Andersen secondo me non la prenderebbe benissimo).

A parte la necessitร  comprensibile di cambiare una storia se cambia il linguaggio con cui รจ raccontata โ€“ un conto รจ la nonna o il papร  che te la leggono nel lettone la sera, un conto รจ vederla proiettata su uno schermo gigante e vedere sorellastre che si tagliano pezzi di piede o sirenette che muoiono al tramonto mentre il loro principe sposa unโ€™altra, ne converrete, puรฒ essere un poโ€™ forte โ€“ credo che piรน passa il tempo piรน i bambini vengano protetti, secondo me in modo eccessivo (ma non sono madre, non posso capire, lo dico giร  io cosรฌ nessuno deve scomodarsi). 

In questi decenni tutto sembra iper-controllato, edulcorato, censurato, politicamente ricorretto. Come se i bambini non fossero in grado di capire la differenza tra realtร  e finzione. Noi, da bambini, la capivamo. E nessuno ci edulcorava nulla. Facevamo scorta di anticorpi su tutti i livelli, mentre ora si vive nel terrore di traumatizzarli, โ€˜sti giovanissimi. E sรฌ, certo che li si traumatizza, se non li si abitua fin da piccoli a cadere dalla bicicletta senza farne una tragedia, a mangiare un biscotto anche se รจ caduto per terra o a sapere che le colombe bianche amiche di Cenerentola strappano gli occhi alle sorellastre o che Biancaneve uccide la matrigna al ricevimento di nozze costringendola a ballare con delle scarpe arroventate.

Il tuo nuovo romanzo, โ€œLa banda degli Deiโ€ (Rizzoli, 2021), parla di un gruppo di adolescenti che, quando si ritrovano nel loro Olimpo, diventano Atena, Marte, Dioniso, Artemide, Apollo, Venere e Mercurio. รˆ un libro classificato nella letteratura per ragazzi ma adatto anche agli adulti. Ti chiederei di esplorare il limite tra queste due forme di letteratura, e se un limite non sempre cโ€™รจ.

Io, quel limite, ho sempre faticato a vederlo. Credo che riguardi piรน le regole editoriali che i lettori. Quando ero ragazza io cโ€™erano i libri di avventura, quelli ambientati in mondi fantastici, quelli che riguardavano ragazzine o ragazzini che affrontavano e risolvevano problemi e si ritrovavano a crescere, a diventare grandi. Forse era implicito che fossero libri per ragazzi, non me lo ricordo, io so che nessuno mi diceva cosa fosse piรน adatto o meno adatto a me, e questo mi ha dato una grande libertร  nel leggere tutto ciรฒ che mi capitava davanti e mi sembrava interessante. E non รจ che tutti i protagonisti dei romanzi che leggevo โ€“ e ne leggevo davvero tanti โ€“ fossero necessariamente miei coetanei. Di certo non lo erano Sandokan, la Perla di Labuan, il Corsaro Nero, tanto per citare Salgari.

Forse sono le tematiche, a creare dei distinguo. Ci sono tematiche che possono affascinare o riguardare lettori piรน giovani e altre che invece non li coinvolgono piรน di tanto. Poi penso al Diario di Anne Frank e, beโ€™, lo consideriamo narrativa per ragazzi perchรฉ รจ scritto da una ragazzina? Forse sรฌ, eh. E siamo ormai troppo grandi per goderci Alice nel paese delle meraviglie, La storia infinita o La principessa sposa? Magari sรฌ, di nuovo. O magari solo alcuni di noi sono ormai troppo โ€œgrandiโ€ per godersi quelle storie. Io, per fortuna, no.

Fingerei se ti dicessi che vedo il limite: non sono capace di riconoscerlo. Quando ho scritto La banda degli Dei non sapevo di scrivere un libro per ragazzi. Io stavo scrivendo una storia che mi piaceva da matti, una storia corale con sette ragazzini protagonisti e i loro genitori intorno, una storia che riguardava i loro problemi โ€“ di ragazzini e genitori โ€“ e il loro modo di affrontarli e risolverli. Mi sono divertita a fargli raccontare i miti classici, immaginando il loro punto di vista, mi sono emozionata quando soffrivano, quando non capivano, quando reagivano.
Poi mi hanno detto che poteva essere un romanzo per ragazzi. Che per me significa un romanzo per un pubblico schietto, diretto, che non te la manda a dire e che non ha indulgenza: se una storia non gli piace la molla, si annoia, sbadiglia, e serve a ben poco essersi rotta la testa sulla scrittura e sulla scelta delle parole se poi i personaggi e la trama non acciuffano quei lettori esigenti e non li convincono che il tempo passato con loro รจ meglio di quello davanti a un videogioco o a Tik Tok o a fare qualsiasi altra cosa divertente facciano oggi i ragazzi.ย 

Quindi, e concludo, sono felice di non vederlo proprio, quel limite.